“Attorno a una tastiera”

Giovedì 15 Febbraio 2018
Sala Verdi, Conservatorio di Milano _Via Conservatorio, 12

Maggiori dettagli sull’evento qui

SIMONIDE BRACONI (Prima viola del Teatro alla Scala)

Nato a Roma, si è diplomato con il massimo dei voti al Conservatorio di “S.Cecilia” di Roma e successivamente alla music hochschule di Freiburg in Germania (con menzione d’ onore), studiando rispettivamente con i maestri S.Esposito e K.Kashkashian.

Si è perfezionato con B.Giuranna (Acc. “W. Stauffer” di Cremona) e J.Bashmet (Acc. Chigiana di Siena, diploma di merito nel 1991 e nel 1992).

E’ stato premiato a diversi concorsi internazionali (tra cui Colonia e il “Lionel Tertis” competition in Inghilterra).

Prima viola dell’ Orchestre des jeunes de la Mediterranèe, membro dell’ orchestra della Comunità europea, ha collaborato in qualità di Prima viola con l’ orchestra dell’ Accademia di S. Cecilia a Roma e nel 1994, a soli 22 anni, è stato prescelto dal M. Riccardo Muti a ricoprire lo stesso ruolo nell’ orchestra del Teatro alla Scala di Milano. Successivamente è’ stato invitato a suonare nei Berliner Philarmoniker

Come solista e in musica da camera ha inciso per le etichette discografiche Vigiesse,Thymallus, Rhona, Stradivarius, Agorà, Tudor, DAD, Velut Luna, Dynamic e Decca oltre a diverse registrazioni per Radio 3, RAI Radiotelevisione italiana ,Rete 4,  Sky Classica e per le riviste CD Classica, Suonare news, la Provincia di Cremona, Amadeus (integrale delle Sonate di Brahms) e Brilliant (Concerti per viola di A. Rolla, cd premiato con 5 stelle dalla rivista Musica).

In musica da camera ha collaborato con artisti quali S.Accardo, M.Quarta, J.Rachlin, T.Brandis, M.Rizzi, A.Sitzkovesky, U. Ughi,  I.Faust, P.Vernikov, D.Nordio, B.Canino, J.Swann, I. Golan, B.Petruchanski, A.Lucchesini,G. Andaloro, P. Restani, R.Filippini, E.Dindo, N.Gutman, F.Petracchi,trio di Parma, Henschel Quartett,E. Pahud, Sonia Ganassi, Jose Carreras e da solista con direttori tra i quali W.Sawallisch e R.Muti.

Insieme alle altre prime parti dell’ Orchestra del Teatro ha costituito il Quartetto d’ archi della Scala compiendo tournèes negli Stati Uniti, Sudamerica, Francia, Germania, Giappone e nelle maggiori società concertistiche in Italia.

Membro di giurie in diversi concorsi internazionali (tra cui Ginevra), è regolarmente invitato a tenere corsi in importanti istituzioni (Arts Academy a Roma, Festival delle città a Portogruaro, Gubbio festival, Accademia “T. Varga” a Sion, Accademia Perosi di Biella, Accademia di Musica di Pinerolo).

Tra le varie orchestre con le quali ha collaborato da solista spiccano l’ Orchestra Stabile di Bergamo ” G.Donizetti”, l’orchestra “Accademia I Filarmonici”,L’Orchestra Sinfonica Abruzzese, l’ Orchestra Sinfonica Basca, l’Orchestra del Friuli Venezia Giulia, l’Orchestra “G. Cantelli”, la United Europe Chamber Orchestra, la Baden Badener Orchestra,l’Ensemble Petruzzelli, I Filarmonici di Torino, la Sinfonica di Lubiana,i Solisti Aquilani,i Solisti di Pavia, Extremadura  Orquesta, l’ Orchestra Haydn di Bolzano,la Sinfonica della Val D’Aosta, Orchestra sinfonica delle Gran Canarie, Sofia Philarmonic Orchestra, l’Orchestra Filarmonica della Scala con la quale ha interpretato con successo la kammermusik N. 5 (Concerto per viola) di P. Hindemith sotto la direzione del M. W. Sawallisch e l’Orchestra Sinfonica Cherubini con la quale ha interpretato la Sinfonia Concertante di Mozart sotto la direzione del M. R. Muti .

Attualmente è docente presso la Milano Music Master.

E’ anche solista di viola d’amore e come compositore ha pubblicato diversi lavori per la casa editrice MAP e SONZOGNO e diverse sue prime assolute sono state eseguite al Teatro alla Scala e alla Philarmonie di Berlino.

Suona una viola G. Gagliano (1800) della Fondazione Pro Canale Onlus di Milano.

HANS FAZZARI – Come pianista è stato in Europa, nelle due Americhe, in Oriente. Tra l’altro, ospite della Piccola Scala, della Accademia di Santa Cecilia, di Carnegie Hall.

Ha al suo attivo un centinaio di trasmissioni audio e video; ha pubblicato trascrizioni, revisioni, riscoperte del patrimonio nostro antico, anche in collaborazione con Zecchi.

Ha pubblicato composizioni originali. È stato eseguito in Europa, America, Giappone. È stato eseguito anche discograficamente; i suoi dischi sono stati tutti dei best-sellers.

Musica da camera: partner di alcuni dei maggiori artisti: Zecchi, Gelber, Argerich, Fowke, Hough, Schiff, Ghiglia, Bream, Trio della Scala, Prey, Ramey, Berganza, Tagliavini, Bruson, Merrit, Serdar, Katia Ricciarelli, Josè Carreras, Zabaleta, Rampal, Ricci, Gendron, Brunello, Diaz, Gitlis. Ha suonato con Gringolts, Ughi, Zayas, Dindo, Prosseda, etc… Pianista contro-corrente, ha suonato a Vienna e un grande giornale viennese ha parlato di «miracolo»: l’esistere nella nostra epoca di un artista dedito all’attimo fuggente. Consolare una Principessa, o consolare la «Magis amica»: su questa linea anche il Corriere della Sera si è occupato di H.F. come paradosso vivente, scoprendo in lui qualcosa di forse «unico al mondo» e che comunque non esiste più.

Tra i ricordi: un incontro si consumò con Severgnini, già anima del Teatro alla Scala, nei momenti più difficili. Severgnini invita H.F. a eseguire integralmente tutte le Sonate del divino Mozart, cosa che viene fatta per filo e per segno. Ma Milano non si commuove. Severgnini scuote la testa: «Milano è una città oscena!». Tra altri ricordi: la grande pianista italiana Maria Golia, crede di ascoltare nel suono fabbricato da H.F. qualcosa della voce del soprannaturale pianista del secolo Friedmann.

La stessa impressione ricava il grandissimo pianista inglese Hough. Altri vi ascoltarono un’eco della voce perduta di Cherkassky. Ha suonato per Cherkassky e Cherkassky ha suonato per lui. Cherkassky gli ha chiesto cosa ne pensasse (!!!). Poi: «Tra noi c’è comunione».

Il suo libro «So long Shura», resta l’unico omaggio alla memoria dell’ineffabile genio di Shura Cherkassky. Libro contro-corrente, come si capisce, che si pone anzitutto il quesito se fosse l’«ultimo» dei Profeti degli Anni d’Oro (anni trenta), l’ultimo in quanto sopravvissuto, o l’ultimo in ordine di valore, in quanto accreditato solo di essere stato il miglior allievo del grande Joseph Hoffman. Il libro fornisce la «dimostrazione» che Shura Cherkassky non fu affatto l’«ultimo» rispetto ai maggiori profeti romantici degli anni trenta (ultimi anni d’oro prima della guerra), cioè la Trinità Rachmaninov- Paderewski-Hoffman, anzi di gran lunga il più vero. Almeno come artista «meteorologico» (fantasticamente mutevole) erede cioè della parte migliore di Anton Rubinstein, il rivale di Liszt.

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