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I Solisti della Kremerata Baltica – Maestro Concertatore e Solista Gidon Kremer

Lunedì 12 Marzo 2018 – ore 20.30 Sala Verdi del Conservatorio – Via Conservatorio, 12 – Milano
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Nel 1997, al Festival di Musica da Camera di Lockenhaus si è assistito a una piccola rivoluzione quando il violinista Gidon Kremer ha presentato, oltre a tanti famosi musicisti, una nuova orchestra: la Kremerata Baltica, composta da 23 giovani talenti provenienti da Lettonia, Lituania ed Estonia, ha conquistato quel pubblico raffinato, donando nuova linfa al festival grazie alla sua esuberanza, energia e gioia di suonare.

La Kremerata Baltica, progetto fondato su una visione a lungo termine, è stato il regalo che Gidon Kremer ha voluto farsi in occasione del suo cinquantesimo compleanno: un modo per trasmettere la sua esperienza ai giovani colleghi provenienti dall’area baltica, regione in cui è stato promotore e ispiratore della cultura musicale, senza accettare compromessi sui livelli qualitativi.

Questo gruppo di talentuosi musicisti nel giro di pochi anni si è affermato come una delle migliori orchestre da camera del panorama musicale mondiale, riuscendo a consolidare la propria fama a livello internazionale con esibizioni nelle più prestigiose sale del mondo. Difatti, negli ultimi quindici anni la Kremerata Baltica ha suonato in più di cinquanta Paesi, in circa seicento città e in più di mille concerti in Asia, Australia, Stati Uniti, America Latina, Russia ed, ovviamente, Europa. L’ensemble ha al suo attivo più di venti registrazioni e, nel 2002, ha vinto un ‘Grammy Award’ e un ‘ECHO Award’, mentre all’edizione del 2009 del Praemium Imperiale si è aggiudicato il ‘Grant for Young Artists’.

L’orchestra gode attualmente del patrocinio dei governi dei tre stati baltici da cui provengono i suoi componenti – Lettonia, Lituania ed Estonia. Tra i celebri solisti con cui la Kremerata Baltica si è esibita figurano la soprano Jessye Norman, i pianisti Mikhail Pletnev, Evgeny Kissin, Oleg Maisenberg e Daniil Trifonov, i violinisti Thomas Zehetmair, Vadim Repin e Didier Lockwood e i violoncellisti Boris Pergamenshikov, Yo-Yo Ma e Mischa Maisky. Hanno inoltre avuto luogo collaborazioni con direttori d’orchestra del calibro di Sir Simon Rattle, Esa-Pekka Salonen, Christoph Eschenbach, Kent Nagano, Heinz Holliger, Vladimir Ashkenazy, Mirga Grazinyte-Tyla. Ognuno di questi artisti ha dato il proprio contributo alla formazione della Kremerata Baltica.

Elemento essenziale del carattere artistico dell’ensemble è il suo approccio creativo alla programmazione, che spesso va al di là delle tendenze dominanti per dare spazio a numerose prime esecuzioni di opere composte da autori come Pärt, Kancheli, Vasks, Desyatnikov e Raskatov. Il repertorio dell’orchestra, ampio e attentamente selezionato, si evidenzia anche nelle molte ed eccellenti incisioni: “After Mozart” del 2001 presenta registrazioni in chiave moderna delle opere del compositore austriaco ed ha vinto un ‘Grammy Award’ ed un ECHO nel 2002. Alcune delle più recenti registrazioni per l’etichetta Nonesuch comprendono “De profundis”, “Hymns and Prayers” e “The Art of Instrumentation: Homage to Glenn Gould” (pubblicato nel settembre 2012 per l’ottantesimo compleanno di Glenn Gould), un album che comprende undici brani ed arrangiamenti di compositori contemporanei che traggono ispirazione o ‘citano’ pezzi eseguiti o registrati con grande successo da Glenn Gould durante la sua carriera.

La registrazione intitolata “Mieczysław Weinberg” (2014, ECM – nomination ai Grammy Awards nel 2015) è stata registrata con Gidon Kremer a Neuhardenberg e Lockenhaus nel 2012 e 2013 ed è la prova di quanto avesse ragione Shostakovich nel considerare Weinberg uno dei grandi compositori del suo periodo.

Nel 2015 è stato pubblicato il CD “New Seasons”, che comprende il Concerto per violino n. 2 “The American Four Seasons” di Glass e altre opere di Pärt, Kancheli ed Umebayashi. In breve tempo il CD ha ricevuto molti consensi di pubblico e critica.

La Kremerata Baltica è ospite regolare di numerose istituzioni musicali, tra cui la Schloss Neuhardenberg (Berlino), Schloss Elmau (in Bavaria), la Fondazione Esterhazy di Eisenstadt, il Festival di Musica da Camera di Lockenhaus e molti altri. La Kremerata Baltica tiene inoltre un suo proprio festival a Sigulda, in Lettonia, dal 2003.

Alcune delle più memorabili esibizioni dell’ensemble negli ultimi anni includono la partecipazione al concerto per i diritti umani “To Russia With Love” tenuto nell’ottobre 2013 alla Philharmonie di Berlino, insieme ai rinomati solisti Martha Argerich, Daniel Barenboim, Elsbeth Moser, Nicolas Altstaedt, Khatia Buniatishvili, Emanuel Pahud, Sergey Nakaryakov. La Kremerata Baltica è anche parte di un progetto chiamato “All About Gidon” – uno spettacolo in forma semi-scenica con musiche che spaziano da Haydn a Piazzolla, dove Gidon Kremer riflette sulla sua carriera in modo musicale e retorico. Un’altra emozionante esperienza negli ultimi due anni sono state le esibizioni insieme a Gidon Kremer ed al mimo Slava Polunin con i suoi clown, un in progetto chiamato SNOW SYMPHONY. Il progetto più recente, promosso nel 2015, si intitola “Masks and Faces” ed è stato creato in collaborazione con Gidon Kremer e l’acclamato pittore e filosofo russo Maxim Kantor.

 

I Solisti di Mosca_Violista e Direttore YURI BASHMET

Lunedì 05 Marzo 2018 – ore 20.30 Sala Verdi del Conservatorio – Via Conservatorio, 12 – Milano

I SOLISTI DI MOSCA

I Solisti di Mosca hanno debuttato il 19 maggio 1992 nella Sala Grande del Conservatorio di Mosca e il 21 maggio 1992 alla Salle Pleyel di Parigi, quando Yuri Bashmet si è avvalso dei migliori diplomati del Conservatorio di Mosca. Da quel momento hanno eseguito più di 1700 concerti in oltre 50 Paesi dei 5 Continenti esibendosi in alcune tra le più prestigiose sale da concerto del mondo: Carnegie Hall di New York, Musikverein di Vienna, Concertgebouw Amsterdam; Suntory Hall Tokyo, Philharmonie Berlino e Colonia; la Royal Albert Hall e il Barbican Centre di Londra, Tivoli Copenaghen, Cité de la Musique di Parigi e l’Accademia di Santa Cecilia a Roma. Il loro repertorio è ricco e diversificato: comprende sia capolavori della musica classica sia opere di compositori contemporanei, nonché opere più antiche, eseguite raramente, pertanto i loro programmi sono contrassegnati da interessanti premiéres. Hanno lavorato con Sviatoslav Richter, Gidon Kremer, Mstislav Rostropovich, Sarah Chang, Maxim Vengerov, Vadim Repin, Shlomo Mintz, Barbara Hendricks, James Galway, Lynn Harrell, Mario Brunello, Steven Isserlis, Boris Berezovsky, Olga Borodina, Jessye Norman, Anna Netrebko, Thomas Quasthoff… Nel 1994 l’Ensemble ha effettuato la prima di molte registrazioni: un CD con Gidon Kremer e Mstislav Rostropovich; nel 1998 hanno inciso opere di Shostakovich e Brahms realizzando un disco nominato per un Grammy Award. Dopo aver ricevuto una nomination nel 1994, 1998 e nel 2007, l’Ensemble ha ottenuto il premio Grammy nel 2008 per la registrazione delle opere di Stravinsky e Prokofiev. Un’ulteriore nomination per questo premio è stata nel 2009 per la registrazione di musiche di compositori cinesi e giapponesi. L’Ensemble ha partecipato a importanti festival tra cui il Festival Rostropovich a Evian, Montreux, Verbier, Sydney, Bath, BBC Promenade alla Royal Albert Hall di Londra, Prestige de la Music alla Salle Pleyel di Parigi, Sony – Classical presso il Teatro Champs – Elysees, Semaines Musicales en Tours e December Nights Festival di Mosca. Nell’autunno del 2009 I Solisti di Mosca si sono esibiti in un grande tour della Russia, il primo nella storia del Paese, suonando esclusivamente strumenti Stradivari appartenenti alla collezione di Stato. Hanno partecipato a numerosi programmi televisivi in Russia e all’estero. I loro concerti sono stati trasmessi in molte occasioni dalle principali emittenti televisive mondiali, tra cui BBC, Radio Bavarese, Radio France e NHK. Nel 2017 I Solisti di Mosca celebrano il loro 25° anniversario con una tournées mondiale con oltre 80 concerti in tutto il mondo: New York, Toronto, Los Angeles, Tokyo, Pechino, Shanghai, Berlino, Roma, Milano, Varsavia, Helsinki, Londra, Ginevra, Washigton, Mosca, San Pietroburgo e Minsk.

Violini primi: Andrei Poskrobko, Mikhail Ashurov, Irina Shevliakova, Olga Kolgatina, Kirill Kravtsov
Violini secondi: Artem Dyrul, Andrei Baskin, Maxim Gurevich, German Beshulya, Artem Kotov
Viole: Vitaly Astakhov, Nina Matcharadze, Roman Balashov, Andrei Usov, Alexander Ilatovsky
Violoncelli: Alexei Naidenov, Alexei Tolstov, Alexander Lunegov
Contrabbasso: Maxim Khlopiev

YURI BASHMET: Nato nel 1953 a Rostov sul Don in Russia, ha studiato al Conservatorio di Mosca prima con Vadim Borisovsky – il violista del Quartetto Beethoven – e in seguito con Fedor Druzhinin. Nel 1976 ha vinto il primo premio al Concorso Internazionale di Monaco; di qui prenderà l’avvio la sua carriera internazionale. Ha ispirato molti compositori che hanno scritto per lui nuove opere che sono andate a incrementare il repertorio per viola. Molto stretta e produttiva è stata la collaborazione con il compositore Alfred Schnitke il cui Concerto per Viola, scritto per Bashmet, è stato eseguito per la prima volta al Concertgebouw di Amsterdam nel 1986. Nel settembre del 1990 ha eseguito in prima mondiale il concerto per viola (scritto per lui) dal compositore georgiano Giya Kancheli al Festival di Berlino. Ha suonato con Mstislav Rostropovich e Gidon Kremer il “Triplo Concerto” scritto per loro da Alfred Schnittke. Parallelamente alla sua attività solistica, Bashmet dirige l’orchestra, da lui fondata nel 1992, i Solisti di Mosca che, attraverso tournées e dischi, ha raggiunto una grande notorietà internazionale. Bashmet ha suonato con Richter, Rostropovich, Stern, Kremer, Argerich, Kagan, Gutman, Tretiakov, Kubelik, Osawa, Gergiev, Rozhdestvensky, Davies, Gardiner, Menuhin, Dutoit, Merriner, Sacher, Tilson Thomas, Masur, Haitink, Nagano, Rattle, Temirkanov e Harnoncourt etc…. Grande attenzione ha suscitato il suo concerto “Musicians for Armenia” al Barbican di Londra (1988) e teletrasmesso in 16 Nazioni. Il repertorio è vastissimo. Molti compositori contemporanei gli hanno dedicato opere: Schnittke, Gubaidulina, Аlexander Ciaikovski, Barkauskas, Eshpai e Ruders, Golovin, Raskatov e Kancheli. Nel 1988 ha debuttato in Nord America. Successivamente ha suonato con Boston Symphony Orchestra, Chicago Symphony, Los Angeles Philharmonic, The Philharmonia, Bayerischer Rundfunk, Birmingham Symphony, Toronto Symphony Orchestra e al Festival di Edimburgo. Ha effettuato tournées in Austria, Germania, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Gran Bretagna, Francia e Italia con i Solisti di Mosca. Bashmet ha inciso per diverse etichette non solo in duo con Muntjan o con i Solisti di Mosca, ma anche con altri eccezionali artisti (Rostropovich, Kremer, Kagan etc.). Dal 1986 al 2016 è stato docente presso l’Accademia Chigiana di Siena. Dal 1997 è direttore artistico del Festival Internazionale “Elba Isola Musicale d’Europa”. Il 25 ottobre 2000 è  stato insignito del titolo di Commendatore al Merito della Repubblica Italiana. Dal 2003 Bashmet ricopre l’incarico di Direttore Principale e Artistico dell’Orchestra Sinfonica “Nuova Russia”. É direttore artistico al Winter Arts Festival a Soci, del Festival December Nights, di festival a Minsk, Yaroslavl e molti altri. È stato presentato per la prima volta in Italia da Serate Musicali nel 1983.

 

I SOLISTI AQUILANI – Violoncellista GIOVANNI SOLLIMA

Lunedì 26 Febbraio 2018, ore 20:30

Sala Verdi, Conservatorio di Milano _Via Conservatorio, 12

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Giovanni Sollima è un vero virtuoso del violoncello. Suonare per lui non è un fine, ma un mezzo per comunicare con il mondo.

È un compositore fuori dal comune, che grazie all’empatia che instaura con lo strumento e con le sue emozioni e sensazioni, comunica attraverso una musica unica nel suo genere, dai ritmi mediterranei, con una vena melodica tipicamente italiana, ma che nel contempo riesce a raccogliere tutte le epoche, dal barocco al “metal”. Scrive soprattutto per il violoncello e contribuisce in modo determinante alla creazione continua di nuovo repertorio per il suo strumento. La prestigiosa Chicago Symphony Orchestra gli ha commissionato un concerto per due violoncelli per se stesso e Yo-Yo Ma.

Il suo è un pubblico variegato e trasversale: dagli estimatori di musica colta ai giovani “metallari” e appassionati di rock, Giovanni Sollima conquista tutti.

Nasce a Palermo da una famiglia di musicisti. Studia violoncello con Giovanni Perriera e Antonio Janigro e composizione con il padre Eliodoro Sollima e Milko Kelemen. Fin da giovanissimo collabora con musicisti quali Claudio Abbado, Giuseppe Sinopoli, Jörg Demus, Martha Argerich, Riccardo Muti, Yuri Bashmet, Katia e Marielle Labèque, Ruggero Raimondi, Bruno Canino, DJ Scanner, Victoria Mullova, Patti Smith, Philip Glass e Yo-Yo Ma.

La sua attività – in veste di solista con orchestra e con diversi ensemble (tra i quali la Giovanni Sollima Band, da lui fondata a New York nel 1997) – si dispiega fra sedi ufficiali ed ambiti alternativi: Brooklyn Academy of Music, Alice Tully Hall, Knitting Factory e Carnegie Hall (New York), Wigmore Hall e Queen Elizabeth Hall (Londra), Salle Gaveau (Parigi), Accademia di Santa Cecilia a Roma , Teatro San Carlo (Napoli), Kunstfest (Weimar), Teatro Massimo di Palermo, Teatro alla Scala (Milano), International Music Festival di Istanbul, Cello Biennale (Amsterdam), Summer Festival di Tokyo, Biennale di Venezia, Ravenna Festival, “?I Suoni delle Dolomiti”, Ravello Festival, Expo 2010 (Shanghai), Concertgebouw ad Amsterdam.

Per la danza collabora, tra gli altri, con Karole Armitage e Carolyn Carlson, per il teatro con Bob Wilson, Alessandro Baricco e Peter Stein e per il cinema con Marco Tullio Giordana, Peter Greenaway, John Turturro e Lasse Gjertsen (DayDream, 2007).

Insieme al compositore-violoncellista Enrico Melozzi, ha dato vita al progetto dei 100 violoncelli, nato nel 2012 all’interno del Teatro Valle Occupato, con lo scopo di dimostrare che si possono abbattere anche barriere di carattere pratico, grazie alla bellezza. Musicisti di età e formazione diversa, interscambio tra culture e livelli differenti, laboratorio permanente. La promozione di forme di creatività musicale non esclusivamente legate all’esecuzione di repertori già esistenti è una delle prerogative di questo progetto, insieme alla democraticità del suo funzionamento e ad un’ampia base di partecipazione. La manifestazione, infatti, si costruisce ogni anno attraverso una “chiamata alle arti” di 3 giorni, dedicata alla musica “spontanea”, con ospiti da tutto il mondo, blitz urbani in giro per la città, repertori imprevedibili e che abbracciano diverse epoche storiche, un concorso di composizione (quest’anno il primo “in clausura” seguito in diretta da Radio 3) e tanti concerti tra cui un concerto finale con l’Orchestra dei 100 violoncelli. Quest’anno 2013, I 100 violoncelli hanno aperto il tradizionale concerto del 1°Maggio a Roma. A Maggio 2014 la manifestazione si sposta a Milano al Teatro delle Arti!

Tra i CD di Giovanni per SONY i CD “Works”, “We Were Trees”, per la Glossa “Neapolitain Concertos” in collaborazione con I Turchini di Antonio Florio, disco che raccoglie 3 concerti barocchi inediti del ‘700 napoletano e un nuovo brano di Giovanni “Fecit Neap” e “Caravaggio” per l’Egea.

Giovanni Sollima insegna presso l’Accademia di Santa Cecilia a Roma dove è anche accademico effettivo e alla Fondazione Romanini di Brescia. Suona un violoncello Francesco Ruggeri fatto a Cremona nel 1679.

Pianista DANILO REA – Pianista RAMIN BAHRAMI

Mercoledì 21 Febbraio 2018, ore 21:00

Teatro Dal Verme – Via San Giovanni sul Muro, 2

Bach is in the air @ 50

Debutta a Milano, per Serate Musicali OFF, il duo Bahrami-Rea con Bach is in the air, e festeggia il 50° concerto in duo con il programma al centro dell’omonimo CD DECCA

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Biglietti: 25 € (platea, primo settore), 20 €  (platea, secondo settore), 15 €  (balconata)  +prevendita

Biglietti in vendita presso la biglietteria del Teatro Dal Verme e su www.ticketone.it 

Info: info@wec-spa.com –  Facebook @SerateMusicaliOFF

Mercoledì 21 febbraio 2018 alle 21, al Teatro Dal Verme, il duo pianistico formato da Ramin Bahrami e Danilo Rea debutta a Milano con il suo celebre progetto dedicato al genio di Eisenach, Bach is in the air, celebrando in quest’occasione il 50° concerto in duo con il programma rappresentato con enorme successo, dal 2015 ad oggi, nelle maggiori venue italiane, tra cui il Festival di Ravello, il Teatro Petruzzelli di Bari, la rassegna Asolo Musica, la IUC di Roma, il Piacenza Jazz Fest, il Teatro Bellini di Catania, il Teatro Diego Fabbri di Forlì, il Teatro Ponchielli di Cremona, il Teatro Rossini di Pesaro, il festival Estate in Fortezza di  Pistoia, il Palacultura di Messina, il Teatro Social di Como, il Politeama di  Lecce, Crema Jazz e molte altre ancora.

Questa prima data milanese inaugura una nuova serie di debutti del duo che, nel 2018, toccherà anche il Teatro Ristori di Verona, il Teatro Toniolo di Mestre, il Teatro Verdi di Sassari, il Teatro di Monfalcone e sarà seguito da una tournée dedicata in Giappone.

In Bach is in the air, due giganti dell’interpretazione musicale al pianoforte quale Ramin Bahrami e il jazzista Danilo Rea dialogano, ciascuno nella “propria lingua”, andando alla ricerca di un “centro di gravità permanente” che spieghi perché, a distanza di più di 250 anni, la musica Johann Sebastian Bach continui a intrigarci così profondamente.

Il programma prende le mosse dall’Aria delle Variazioni Golberg, ciclo sublime nato dall’esigenza di Johann Sebastian Bach, molto pratica e quotidiana, di aiutare il proprio ascoltatore (il Conte Von Keyserling, ambasciatore russo a Dresda) a ritrovare il sonno e la pace: un capolavoro della storia mondiale della musica cui Bahrami ha dedicato la sua prima incisione per Decca (a lungo tempo in vetta nella classifica dei cd più venduti) e che, accompagnando la sua instancabile opera di diffusione dal vivo della musica del Kantor, grazie a cui Bach è oggi conosciuto più di prima in tutto il mondo, ha decretato la definitiva affermazione dell’artista iraniano nell’olimpo del pianismo mondiale.

I due pianisti si avventurano poi, “mano nella (o sulla) mano” alla riscoperta dell’ampio catalogo bachiano, prendendo spunto da corali (Jesus bleibet meine Freude, BWV 147) e Sinfonie, e da Preludi, Sarabande, Minuetti e Arie selezionati da Suite, cembalistiche o orchestrali, e Partite e Sonate (dedicate a vari strumenti) tra le più amate, oltre che dal Clavicembalo ben temperato, con un omaggio anche al Piccolo libro di Anna Magdalena Bach.

Bach is in the air nasce da un piccolo miracolo, ed è Danilo Rea, grande pianista improvvisatore, con alle spalle un passato di studi classici, che intuisce ancor prima che questo miracolo accada, la genialità di poterlo realizzare. Ma la cosa più incredibile è che per la prima volta nella storia della musica, attraverso l’improvvisazione, Rea rivoluziona e crea un intreccio insolubile con le versioni originali di Bach-Bahrami, trasformando in linguaggio jazzistico il suo messaggio universale.

Un progetto che rappresenta un “unicum” inimitabile: la specializzazione di Bahrami insieme all’estro e alla fantasia, mai fini a se stessi, di Rea. Una rivisitazione che non intende certo tradirne il messaggio – Bach sa difendersi da solo – ma semmai di coglierne lo spirito contemporaneo e gettare un ponte verso orecchie abituate diversamente, che negli intendimenti del duo servirà solo a dare ulteriore diffusione a questo gigante, che a tre secoli di distanza mantiene tutta la sua attualità.

Serate Musicali OFF è un progetto di WEC, World Entertainment Company, società specializzata in produzione e management musicale a livello internazionale, realizzato in collaborazione con Serate Musicali di Milano, con il patrocinio del Comune di Milano

BIOGRAFIE

“Ramin Bahrami scompone la musica di Bach e la ricompone in modi che risentono di un modello, Glenn Gould, senza veramente assomigliare al modello. Io gli ho insegnato a sopportare il morso, ma non l’ho domato; e spero che continui ad essere com’è” – Piero Rattalino

Ramin Bahrami è considerato uno tra i più importanti interpreti bachiani viventi a livello internazionale.

Dopo l’esecuzione dei Concerti di J.S. Bach a Lipsia nel 2009 con la Gewandhausorchester diretta da Riccardo Chailly, la critica tedesca lo considererà: “un mago del suono, un poeta della tastiera… artista straordinario che ha il coraggio di affrontare Bach su una via veramente personale…”(leipziger volkszeitung). La ricerca interpretativa del pianista iraniano è attualmente rivolta alla monumentale produzione tastieristica di Johann Sebastian Bach, che Bahrami affronta con il rispetto e la sensibilità cosmopolita della quale è intrisa la sua cultura e la sua formazione. Le influenze tedesche, russe, turche e naturalmente persiane che hanno caratterizzato la sua infanzia, gli permettono di accostarsi alla musica di Bach esaltandone il senso di universalità che la caratterizza.

Bahrami si è esibito in importanti festival pianistici tra cui “La Roque d’Anthéron”, Festival di Uzés, il Festival “Piano aux Jacobins” di Toulose, il Tallin Baroque Music Festival in Estonia e il Beijing Piano Festival in Cina, Festival di Brescia e Bergamo, Ravello Festival ed in prestigiose sedi italiane come La Scala di Milano, la Fenice di Venezia, l’Accademia di Santa Cecilia a Roma.

Nato a Teheran si diploma con Piero Rattalino al Conservatorio “G. Verdi” di Milano,approfondisce gli studi all’Accademia Pianistica di Imola e con Wolfgang Bloser alla Hochschule für Musik di Stoccarda. Si perfeziona con Alexis Weissenberg, Charles Rosen, András Schiff, Robert Levin e in particolare con Rosalyn Tureck. Ramin Bahrami incide esclusivamente per Decca-Universal, i sui CD sono dei best seller e riscuotono sempre molto successo di pubblico e di critica tanto da indurre il Corriere della Sera a dedicargli una collana apposita per 13 settimane consecutive.

Ha scritto due libri editi da Mondadori e il terzo edito da Bompiani dal titolo “Nonno Bach”. Recentemente ha avuto il privilegio di inaugurare la stagione di musica da camera di Santa Cecilia a Roma e al Beethoven Festival di Varsavia in collaborazione con il flautista Massimo Mercelli, con cui ha registrato le sonate per flauto e piano per Decca.

Reduce da un concerto trionfale nella sala grande dell’Accademia Liszt a Budapest e alla Tonhalle di Zurigo, recentemente si è esibito con Yuri Bashmet e I Solisti di Mosca, ha avuto anche il privilegio di suonare in una gala di beneficenza con la clarinettista Sabine Meyer, clarinettista preferita di Karajan.

Ha inciso l’ Offerta Musicale di J.S. Bach con le prime parti di Santa Cecilia.

E’ stato insignito del premio Mozart Box per l’appassionata e coinvolgente opera di divulgazione della musica, bachiana e non solo, inoltre è stato insignito del Premio “Città di Piacenza. Giuseppe Verdi” dedicato ai grandi protagonisti della scena musicale, riconoscimento assegnato prima di lui a Riccardo Muti, Josè Cura, Leo Nucci e Pier Luigi Pizzi.

 

La storia in musica di Danilo Rea (Vicenza 9/8/1957) nasce tra le pareti della sua casa romana dove l’incanto per i vecchi vinili di Modugno è più forte, a due anni, di qualsiasi gioco. Il vero gioco è suonare il piano. E la passione diventa studio al Conservatorio di Santa Cecilia, dove si diploma con il massimo dei voti.

Studi classici, rock e pop influenzeranno la formazione del pianista e convergeranno attraverso il jazz, la sua vera passione, in uno stile inconfondibile ed unico composto da due ingredienti: melodia ed improvvisazione.

Diventa presto ricercatissimo dai principali cantautori e artisti pop italiani e collabora con Mina, Claudio Baglioni, Pino Daniele, Domenico Modugno, Fiorella Mannoia, Riccardo Cocciante, Renato Zero, Gianni Morandi e Adriano Celentano.

Ancora oggi è considerato il pianista di fiducia di Mina che lo rivuole accanto a se in una rarissima ed eccezionale ripresa dal vivo nel suo studio di registrazione a Lugano nel 2001.

Come pianista jazz l’esordio è nel 1975 con il Trio di Roma insieme ad Enzo Pietropaoli e Roberto Gatto. Negli anni ’80 fa parte del quintetto di Giovanni Tommaso e del gruppo dei Lingomania di Maurizio Giammarco.

Si afferma ben presto grazie al suo talento e suona con i più grandi nomi internazionali come Chet Baker, Lee Konitz, Steve Grossman, Bob Berg, Phil Woods, Michael Brecker, Tony Oxley, Joe Lovano, Gato Barbieri, Aldo Romano, Brad Meldahu, Danilo Perez e Michel Camilo.

Nel 1997 fonda con Enzo Pietropaoli e Fabrizio Sferra Doctor 3, il trio che per oltre dieci anni calcherà i più importanti palcoscenici jazz italiani ed internazionali con esibizioni in Europa, Stati Uniti, Sudamerica,Cina.

A partire dal 2000 l’artista trova proprio nella dimensione in Piano Solo il momento ideale per dare forma al proprio universo espressivo e al suo talento naturale per l’improvvisazione. Le idee che convergono nelle performance sono delle più varie, dai capisaldi del jazz alle canzoni italiane e alle arie d’opera. Il suo primo lavoro da solista è Lost in Europe (2000) composto durante un tour in Europa a cui segue Lirico (2003), dove il pianista miscela musica lirica e jazz, improvvisando sui temi operistici e facendone emergere la grande attualità. Seguono Solo (2006) ed Introverso (2008) dove Rea si cimenta con sue composizioni inedite di piano solo, per arrivare al recente A Tribute to Fabrizio de André, inciso per la prestigiosa etichetta tedesca ACT nel 2010, dove l’artista rende omaggio al grande cantautore e poeta italiano.

Danilo Rea ha suonato nei più noti Festival Jazz in Europa, Usa, Canada, Messico, Brasile, Argentina, Senegal, India, Giappone, Cina, Corea ed Australia. Si è esibito nei luoghi più prestigiosi del mondo come il Gugghenheim di New York e di Venezia con il Concerto in onore di Peggy Gugghenheim (2008).

Espressione del miglior Made in Italy in ambito internazionale, è stato scelto tra i musicisti rappresentativi del Jazz Italiano all’Expo di Shanghai in Cina (2010).

Il pianista italiano ha suonato con tutti i big del jazz italiano ed è sempre una presenza costante delle manifestazioni Umbria Jazz in Italia e nel Mondo.

Tra le sue più recenti esperienze va ricordata la partecipazione, insieme ad altri, con Gino Paoli al progetto Un incontro in Jazz, che dal 2007 calca i più importanti palcoscenici musicali e teatri italiani ed il duetto con il trombettista Flavio Boltro. Con quest’ultimo Danilo Rea ha recentemente inciso Opera per l’etichetta tedesca Act.

Attualmente insegna anche al Dipartimento Jazz del Conservatorio di Santa Cecilia in Roma. 

 

LOUIS LORTIE

Lunedì 19 Febbraio 2018, ore 20:30

Sala Verdi, Conservatorio di Milano _Via Conservatorio, 12

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Il pianista franco-canadese Louis Lortie è rinomato in Europa, Asia e Stati Uniti soprattutto per la ricerca di un’originalità interpretativa figlia di un ampio repertorio più che per la specializzazione in un unico stile. The Times, descrivendo il suo stile come “puro ed immaginifico”, ha trovato in Louis Lortie una “combinazione di spontaneità e maturità che solo i grandi pianisti hanno”.

Louis Lortie ha eseguito l’integrale delle Sonate per pianoforte di Beethoven alla Wigmore Hall di Londra, alla Filarmonica di Berlino e alla Sala Grande del Conservatorio Verdi di Milano. Die Welt ha definito la sua esibizione di Berlino “il miglior Beethoven dai tempi di Wilhelm Kempff”. Con l’Orchestra Sinfonica di Montreal ha eseguito e diretto i cinque Concerti per pianoforte di Beethoven e l’integrale dei Concerti di Mozart. Louis Lortie ha inoltre suonato le opere complete di Ravel a Londra e a Montreal per la BBC e la CBC ed è noto in tutto il mondo per le sue interpretazioni degli Studi di Chopin.

Nel 2011 Louis Lortie ha reso omaggio al bicentenario della nascita di Liszt presentando il ciclo completo degli Années de pèlerinage nelle principali capitali e ai festival musicali più prestigiosi del mondo. Nel 2014 ha eseguito lo stesso ciclo presso la Carnegie Hall.

La registrazione di questa sua monumentale interpretazione, pubblicata per l’etichetta Chandos, è stata premiata come una delle dieci migliori registrazioni del 2012 dal New Yorker.

Louis Lortie ha collaborato con famosi direttori d’orchestra tra cui Riccardo Chailly, Lorin Maazel, Jaap Van Zweden, Kurt Masur, Seiji Ozawa, Charles Dutoit, Kurt Sanderling, Neeme Järvi, Sir Andrew Davis, Wolfgang Sawallisch, Sir Mark Elder, Hannu Lintu e Osmo Vänskä. Ha inoltre preso parte a numerosi progetti di musica da camera con Augustin Dumay e forma un affiatato duo con la pianista canadese Hélène Mercier.

Impegni recenti hanno previsto esibizioni con le Orchestre Sinfoniche di Bournemouth, Boston, Montréal e Vienna, così come con l’Orchestra Sinfonica del Quebec e l’Orchestre National de France. E’ inoltre apparso in recital alla Wigmore Hall ed al Festival di Bergen.

Louis Lortie ha al suo attivo più di trenta registrazioni per l’etichetta Chandos, con un repertorio che spazia da Mozart fino a Stravinsky, oltre all’integrale delle Sonate di Beethoven e gli Années de pèlerinage di Liszt. La sua registrazione del Concerto per pianoforte di Lutoslawski e delle Variazioni di Paganini con Edward Gardner e la Sinfonica della BBC è stata pubblicato nel 2012, così come il suo ultimo album con le opere di Chopin, che è stato nominato tra le migliori registrazioni del 2012 dal New York Times. La registrazione delle “Variazioni Eroica” di Beethoven ha vinto il premio Edison. Il CD delle opere di Schumann e Brahms è stato nominato come uno dei migliori cd dell’anno dal BBC Music Magazine, che ha anche nominato il suo disco degli studi di Chopin una delle “50 registrazioni di pianisti superlativi”. La sua interpretazione delle opere complete per pianoforte e orchestra di Liszt con la Residentie Orchestra de L’Aia è stata una Gramophone Editor’s Choice. Per l’etichetta canadese ATMA Classique, Louis Lortie ha registrato i Concerti di Mendelssohn con l’Orchestra Sinfonica del Quebec e, come direttore, la Sinfonia “La Riforma” di Mendelssohn.

Louis Lortie ha studiato a Montreal con Yvonne Hubert, a Vienna con lo specialista di Beethoven Dieter Weber ed in seguito con Leon Fleisher. Ha debuttato con la Sinfonica di Montreal all’età di tredici anni e, tre anni dopo, la sua prima esibizione con la Sinfonica di Toronto ha portato a una storica tournée in Cina e Giappone. Nel 1984 ha vinto il Primo Premio del Concorso Busoni e si è contraddistinto al Concorso di Leeds. Nel 1992 è stato nominato Ufficiale dell’Ordine del Canada ed in seguito ha ricevuto sia l’Ordine del Quebec sia un dottorato onorario dall’Università di Laval.

Dall’ottobre 2016 Louis Lortie sarà Master in Residence alla Queen Elisabeth Music Chapel di Bruxelles.

Luglio 2016

 

Sito web dell’artista

“Attorno a una tastiera”

Giovedì 15 Febbraio 2018
Sala Verdi, Conservatorio di Milano _Via Conservatorio, 12

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SIMONIDE BRACONI (Prima viola del Teatro alla Scala)

Nato a Roma, si è diplomato con il massimo dei voti al Conservatorio di “S.Cecilia” di Roma e successivamente alla music hochschule di Freiburg in Germania (con menzione d’ onore), studiando rispettivamente con i maestri S.Esposito e K.Kashkashian.

Si è perfezionato con B.Giuranna (Acc. “W. Stauffer” di Cremona) e J.Bashmet (Acc. Chigiana di Siena, diploma di merito nel 1991 e nel 1992).

E’ stato premiato a diversi concorsi internazionali (tra cui Colonia e il “Lionel Tertis” competition in Inghilterra).

Prima viola dell’ Orchestre des jeunes de la Mediterranèe, membro dell’ orchestra della Comunità europea, ha collaborato in qualità di Prima viola con l’ orchestra dell’ Accademia di S. Cecilia a Roma e nel 1994, a soli 22 anni, è stato prescelto dal M. Riccardo Muti a ricoprire lo stesso ruolo nell’ orchestra del Teatro alla Scala di Milano. Successivamente è’ stato invitato a suonare nei Berliner Philarmoniker

Come solista e in musica da camera ha inciso per le etichette discografiche Vigiesse,Thymallus, Rhona, Stradivarius, Agorà, Tudor, DAD, Velut Luna, Dynamic e Decca oltre a diverse registrazioni per Radio 3, RAI Radiotelevisione italiana ,Rete 4,  Sky Classica e per le riviste CD Classica, Suonare news, la Provincia di Cremona, Amadeus (integrale delle Sonate di Brahms) e Brilliant (Concerti per viola di A. Rolla, cd premiato con 5 stelle dalla rivista Musica).

In musica da camera ha collaborato con artisti quali S.Accardo, M.Quarta, J.Rachlin, T.Brandis, M.Rizzi, A.Sitzkovesky, U. Ughi,  I.Faust, P.Vernikov, D.Nordio, B.Canino, J.Swann, I. Golan, B.Petruchanski, A.Lucchesini,G. Andaloro, P. Restani, R.Filippini, E.Dindo, N.Gutman, F.Petracchi,trio di Parma, Henschel Quartett,E. Pahud, Sonia Ganassi, Jose Carreras e da solista con direttori tra i quali W.Sawallisch e R.Muti.

Insieme alle altre prime parti dell’ Orchestra del Teatro ha costituito il Quartetto d’ archi della Scala compiendo tournèes negli Stati Uniti, Sudamerica, Francia, Germania, Giappone e nelle maggiori società concertistiche in Italia.

Membro di giurie in diversi concorsi internazionali (tra cui Ginevra), è regolarmente invitato a tenere corsi in importanti istituzioni (Arts Academy a Roma, Festival delle città a Portogruaro, Gubbio festival, Accademia “T. Varga” a Sion, Accademia Perosi di Biella, Accademia di Musica di Pinerolo).

Tra le varie orchestre con le quali ha collaborato da solista spiccano l’ Orchestra Stabile di Bergamo ” G.Donizetti”, l’orchestra “Accademia I Filarmonici”,L’Orchestra Sinfonica Abruzzese, l’ Orchestra Sinfonica Basca, l’Orchestra del Friuli Venezia Giulia, l’Orchestra “G. Cantelli”, la United Europe Chamber Orchestra, la Baden Badener Orchestra,l’Ensemble Petruzzelli, I Filarmonici di Torino, la Sinfonica di Lubiana,i Solisti Aquilani,i Solisti di Pavia, Extremadura  Orquesta, l’ Orchestra Haydn di Bolzano,la Sinfonica della Val D’Aosta, Orchestra sinfonica delle Gran Canarie, Sofia Philarmonic Orchestra, l’Orchestra Filarmonica della Scala con la quale ha interpretato con successo la kammermusik N. 5 (Concerto per viola) di P. Hindemith sotto la direzione del M. W. Sawallisch e l’Orchestra Sinfonica Cherubini con la quale ha interpretato la Sinfonia Concertante di Mozart sotto la direzione del M. R. Muti .

Attualmente è docente presso la Milano Music Master.

E’ anche solista di viola d’amore e come compositore ha pubblicato diversi lavori per la casa editrice MAP e SONZOGNO e diverse sue prime assolute sono state eseguite al Teatro alla Scala e alla Philarmonie di Berlino.

Suona una viola G. Gagliano (1800) della Fondazione Pro Canale Onlus di Milano.

HANS FAZZARI – Come pianista è stato in Europa, nelle due Americhe, in Oriente. Tra l’altro, ospite della Piccola Scala, della Accademia di Santa Cecilia, di Carnegie Hall.

Ha al suo attivo un centinaio di trasmissioni audio e video; ha pubblicato trascrizioni, revisioni, riscoperte del patrimonio nostro antico, anche in collaborazione con Zecchi.

Ha pubblicato composizioni originali. È stato eseguito in Europa, America, Giappone. È stato eseguito anche discograficamente; i suoi dischi sono stati tutti dei best-sellers.

Musica da camera: partner di alcuni dei maggiori artisti: Zecchi, Gelber, Argerich, Fowke, Hough, Schiff, Ghiglia, Bream, Trio della Scala, Prey, Ramey, Berganza, Tagliavini, Bruson, Merrit, Serdar, Katia Ricciarelli, Josè Carreras, Zabaleta, Rampal, Ricci, Gendron, Brunello, Diaz, Gitlis. Ha suonato con Gringolts, Ughi, Zayas, Dindo, Prosseda, etc… Pianista contro-corrente, ha suonato a Vienna e un grande giornale viennese ha parlato di «miracolo»: l’esistere nella nostra epoca di un artista dedito all’attimo fuggente. Consolare una Principessa, o consolare la «Magis amica»: su questa linea anche il Corriere della Sera si è occupato di H.F. come paradosso vivente, scoprendo in lui qualcosa di forse «unico al mondo» e che comunque non esiste più.

Tra i ricordi: un incontro si consumò con Severgnini, già anima del Teatro alla Scala, nei momenti più difficili. Severgnini invita H.F. a eseguire integralmente tutte le Sonate del divino Mozart, cosa che viene fatta per filo e per segno. Ma Milano non si commuove. Severgnini scuote la testa: «Milano è una città oscena!». Tra altri ricordi: la grande pianista italiana Maria Golia, crede di ascoltare nel suono fabbricato da H.F. qualcosa della voce del soprannaturale pianista del secolo Friedmann.

La stessa impressione ricava il grandissimo pianista inglese Hough. Altri vi ascoltarono un’eco della voce perduta di Cherkassky. Ha suonato per Cherkassky e Cherkassky ha suonato per lui. Cherkassky gli ha chiesto cosa ne pensasse (!!!). Poi: «Tra noi c’è comunione».

Il suo libro «So long Shura», resta l’unico omaggio alla memoria dell’ineffabile genio di Shura Cherkassky. Libro contro-corrente, come si capisce, che si pone anzitutto il quesito se fosse l’«ultimo» dei Profeti degli Anni d’Oro (anni trenta), l’ultimo in quanto sopravvissuto, o l’ultimo in ordine di valore, in quanto accreditato solo di essere stato il miglior allievo del grande Joseph Hoffman. Il libro fornisce la «dimostrazione» che Shura Cherkassky non fu affatto l’«ultimo» rispetto ai maggiori profeti romantici degli anni trenta (ultimi anni d’oro prima della guerra), cioè la Trinità Rachmaninov- Paderewski-Hoffman, anzi di gran lunga il più vero. Almeno come artista «meteorologico» (fantasticamente mutevole) erede cioè della parte migliore di Anton Rubinstein, il rivale di Liszt.

Violinista ILYA GRINGOLTS

Lunedì 12 Febbraio 2018, ore 20:30
Sala Verdi, Conservatorio di Milano _Via Conservatorio, 12

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A dispetto della sua giovane età, Ilya Gringolts può già vantare una straordinaria esperienza in campo musicale di ben quindici anni di successi. Il suo costante interesse nel volersi cimentare in nuove sfide musicali lo ha portato ad essere un musicista dalle caratteristiche eccezionali.

Dopo aver studiato violino e composizione a San Pietroburgo con Tatiana Liberova e Jeanna Metallidi, ha frequentato la Juilliard School di New York dove ha avuto come insegnante Itzhak Perlman. Nel 1998 ha vinto il Concorso Internazionale ‘Premio Paganini’ per violinisti nel 1998, il più giovane vincitore di sempre. Ha suonato in prima esecuzione opere di Peter Maxwell, Augusta read Thomas, Christophe Bertrand e Michael Jarrell. In occasione del Festival di Verbier dell’estate del 2010 ha suonato il ciclo completo delle Sonate di Bach su un violino barocco insieme a Masaaki Suzuki. È inoltre primo violino del Gringolts Quartet, da lui fondato nel 2008.

Nella stagione 2013/2014 Ilya Gringolts si esibisce in come solista con la Bamberg Symphony (diretta da Eivind Aadland), la Filarmonica di Copenhagen (diretta da Santtu-Matias Rouvali), l’Orchestra  Sinfonica Islandese (Ilan Volkov), l’Orchestra Sinfonica della BBC Scozzese (Ilan Volkov), l’Orchestra Sinfonica di Taipei (Oleg Caetani), la Columbus Symphony (Thomas Wilkins) e l’Orquesta Sinfónica de Galicia (Osmo Vänska). Apparirà inoltre in esibizioni di musica da camera ai Festival di Verbier e Gstaad e, insieme a Maxim Vengerov, al Barbican Centre di Londra.

Ilya Gringolts ha già al suo attivo collaborazioni con le orchestre più prestigiose del mondo quali la Mahler Chamber Orchestra, la Royal Philharmonic di Liverpool, l’Orchestra Sinfonica di Birmingham, la Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino, l’Orchestra Sinfonica della BBC, l’Orchestra Sinfonica dello Stato di Sao Paulo, l’Orchestra Filarmonica Israeliana, l’Orchestra Sinfonica di Chicago, la London Philharmonic, l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, l’Orchestra Filarmonica di Los Angeles, l’Orchestra Sinfonica di Melbourne, l’Orchestra Sinfonica NHK, la Hallé Orchestra ed entrambe le Orchestre tedesche della SWR.

Ilya Gringolts è un artista molto richiesto anche nel campo dei recital. È regolarmente ospite dei Festival di Lucerna, Kuhmo, Colmar e Bucarest (Festival Enescu), ma anche dell’associazione Serate Musicali di Milano e della Filarmonica di San Pietroburgo. Per le esibizioni di musica da camera collabora con artisti del calibro di Yuri Bashmet, Lynn Harrell, Diemut Poppen, Nicolas Angelich, Itamar Golan, Peter Laul, Nicholas Hodges e Jörg Widmann.

Dopo numerose incisioni di grande successo per le etichette discografiche Deutsche Grammophon e Hyperion, Ilya Gringolts ha focalizzato la sua attenzione sulle opere di Schumann contenute negli ultimi tre CD pubblicati dall’etichetta Onyx: le Sonate per violino n. 1 – 3 realizzate insieme a Peter Laul (2010), i Trii per pianoforte con Dmitry Kouzov e Peter Laul (2011) e i Quartetti per archi e il Quintetto per pianoforte con il Gringolts Quartet e Pater Laul (2011). Nel 2006 Ilya Gringolts ha vinto un ‘Gramophone Award’ con il CD Taneyev – Chamber Music registrato con Mikhail Pletnev, Vadim Repin, Nobuko Imai and Lynn Harrell. Nei prossimi mesi sono inoltre in programma le pubblicazioni di un CD con tutti i Capricci di Paganini, in cui si esibisce come solista, e di una nuova registrazione dei tre Quartetti per archi di Brahms.

Oltre alla cattedra di professore di violino all’Accademia d’Arte di Zurigo, Ilya Gringolts è docente di violino alla Royal Scottish Academy of Music and Drama di Glasgow.

Ilya Gringolts suona uno Stradivari 1718-1720 che gli è stato messo a disposizione da un collezionista privato.

Concerto Ughi-Canino

Domenica 4 Febbraio 2018, ore 20:30
Sala Verdi, Conservatorio di Milano _Via Conservatorio, 12

 

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UTO UGHI, erede della tradizione che ha visto nascere e fiorire in Italia le prime grandi scuole violinistiche. Uto Ughi ha mostrato uno straordinario talento fin dalla prima infanzia: all’età di sette anni si è esibito per la prima volta in pubblico eseguendo la Ciaccona dalla Partita n° 2 di Bach ed alcuni Capricci di Paganini. Ha eseguito gli studi sotto la guida di George Enescu, già maestro di Yehudi Menuhin. Quando era solo dodicenne e la critica scriveva: “Uto Ughi deve considerarsi un concertista artisticamente e tecnicamente maturo”.

Ha iniziato le sue grandi tournèes europee esibendosi nelle più importanti capitali europee. Da allora la sua carriera non ha conosciuto soste. Ha suonato infatti in tutto il mondo, nei principali Festivals con le più rinomate orchestre sinfoniche tra cui quella del Concertgebouw di Amsterdam, la Boston Symphony Orchestra, la Philadelphia Orchestra, la New York Philharmonic, la Washington Symphony Orchestra e molte altre, sotto la direzione di maestri quali: Barbirolli, Bychkov, Celibidache, Cluytens, Chung, Ceccato, Colon, Davis, Fruhbeck de Burgos, Gatti, Gergiev, Giulini, Kondrascin, Jansons, Leitner, Lu Jia, Inbal, Maazel, Masur, Mehta, Nagano, Penderecki, Pretre, Rostropovich, Sanderlin, Sargent, Sawallisch, Sinopoli, Slatkin, Spivakov, Temirkanov.

Uto Ughi non limita i suoi interessi alla sola musica, ma è in prima linea nella vita sociale del Paese e il suo impegno è volto soprattutto alla salvaguardia del patrimonio artistico nazionale.
In quest’ottica ha fondato il festival “Omaggio a Venezia”, al fine di segnalare e raccogliere fondi per il restauro dei monumenti storici della città lagunare. Conclusa quell’esperienza, il festival “Omaggio a Roma” (dal 1999 al 2002) ne raccoglie l’ideale eredità di impegno fattivo, mirando alla diffusione del grande patrimonio musicale internazionale; concerti aperti gratuitamente al pubblico ed alla valorizzazione dei giovani talenti formatisi nei conservatori italiani.

Tali ideali sono stati ripresi nel 2003 e attualmente portati avanti dal festival “Uto Ughi per Roma” di cui Ughi è ideatore, fondatore e direttore artistico.

Recentemente la Presidenza del Consiglio dei Ministri lo ha nominato Presidente della Commissione incaricata di studiare una campagna di comunicazione a favore della diffusione della musica classica presso il pubblico giovanile.
Il 4 settembre 1997 il Presidente della Repubblica gli ha conferito l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce per i suoi meriti artistici.
Nell’Aprile 2002 gli è stata assegnata  la Laurea Honoris Causa in Scienza delle Comunicazioni.
Intensa è la sua attività discografica con la BMG Ricordi S.p.A- per la quale ha registrato: i Concerti di Beethoven e Brahms con Sawallisch, il Concerto di Cajkovskij con Kurt Sanderling, Mendelssohn e Bruch con Prêtre, alcune Sonate di Beethoven con Sawallisch al pianoforte, l’integrale dei Concerti di Mozart, Viotti, Vivaldi, “Le Quattro Stagioni”, tre Concerti di Paganini nell’edizione inedita di direttore–solista, il Concerto di Dvorak con Leonard Slatkin e la Philarmonia Orchestra di Londra; le Sonate e Partite di Bach per violino solo.
Ultime incisioni sono: “Il Trillo del diavolo” (disco “live” dei più importanti pezzi virtuosistici per violino); il Concerto di Schumann diretto dal M° Sawallish con la Bayerischer Rundfunk ; i Concerti di Vivaldi con i Filarmonici di Roma; la Sinfonia Spagnola di Lalo con l’Orchestra RAI di Torino e de Burgos; l’incisione discografica per Sony Classical, nel 2013, dal titolo “Violino Romantico”, una raccolta di pezzi emblematici del Romanticismo sul violino, con la partecipazione dell’Orchestra da Camera I Filarmonici di Roma.
Altro evento di particolare rilievo è la pubblicazione del libro “Quel Diavolo di un Trillo – note della mia vita”, avvenuta nel 2013, edito da Einaudi: la storia di una vita incredibile, interamente dedicata alla musica.

Uto Ughi suona con un violino Guarneri del Gesù del 1744, che possiede un suono caldo dal timbro scuro ed è forse uno dei più bei “Guarneri” esistenti, e con uno Stradivari del 1701 denominato “Kreutzer” perché appartenuto all’omonimo violinista a cui Beethoven aveva dedicato la famosa Sonata.

 

Bruno Canino, nato a Napoli, ha studiato pianoforte e composizione al Conservatorio di Milano, dove poi ha insegnato per 24 anni, e per dieci anni ha tenuto il corso di pianoforte e musica da camera al Conservatorio di Berna.

Attualmente insegna musica da camera con pianoforte alla Scuola di Musica di Fiesole.

Come solista e pianista da camera ha suonato nelle principali sale da concerto e festival europei, in America, Australia, Russia, Giappone e Cina.

Suona in duo pianistico con Antonio Ballista, e collabora con illustri strumentisti quali Accardo, Ughi, Amoyal, Perlman, Blacher. È stato dal 1999 al 2002 direttore della Sezione Musica della Biennale di Venezia.

Si è dedicato in modo particolare alla musica contemporanea, lavorando, fra gli altri, con Pierre Boulez, Luciano Berio, Karlheinz Stockhausen, György Ligeti, Bruno Maderna, Luigi Nono, Sylvano Bussotti, di cui spesso ha eseguito opere in prima esecuzione.Ha suonato sotto la direzione di Abbado, Muti, Chailly, Sawallisch, Berio, Boulez, con orchestre quali la Filarmonica della Scala, Santa Cecilia, Berliner Philharmoniker, New York Philharmonic, Philadelphia Orchestra, Orchestre National de France.

Tiene regolarmente masterclass per pianoforte solista e musica da camera, in Italia, Germania, Giappone, Spagna, e partecipa al Marlboro Festival negli Stati Uniti dove ne 2014 è stato per la ventesima volta, e nel 2015 parteciperà ancora al Festival di Kusatsu dove era stato invitato la prima volta nel 1971. È spesso invitato a far parte di giurie di importanti concorsi pianistici internazionali.Tra le sue registrazioni più recenti, l’integrale pianistica di Emmanuel Chabrier. Il suo libro “Vademecum del pianista da camera” è edito da Passigli, ed è di prossima pubblicazione un nuovo “Senza Musica”.

«Eleonora Duse, Gabriele D’Annunzio, Debussy e … La pioggia nel pineto»

Lunedì 5 Febbraio 2018, ore 20:30
Sala Verdi, Conservatorio di Milano _Via Conservatorio, 12

Proiezione di 2 film muti, di cui Cenere con l’unica interpretazione cinematografica di Eleonora Duse  e Rapsodia satanica con testo di D’Annunzio e musica di  Mascagni.

Presenta: Paolo Mereghetti
Il pianista  Francesco Libetta accompagnerà  le proiezioni e suonerà un’intermezzo fra le due pellicole.

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Francesco Libetta: Musicista apprezzatissimo dalla critica internazionale – che non ha esitato a profondersi in iperboliche lodi – e dal pubblico più esigente, in trenta anni di carriera Francesco Libetta è stato ascoltato nelle sale europee, americane e asiatiche come pianista, direttore e compositore.

Dopo gli studi di pianoforte con Vittoria De Donno, fin dagli esordi come pianista gli è stata riconosciuta una tecnica strumentale straordinaria. J. Nicholas scrisse su International Piano: «If we take the fabulous mechanism, unerring accuracy and wondrous tonal control for granted (!), perhaps the most astonishing element of Libetta’s playing is his deportment at the keyboard – unshowy, unruffled stillness»; P. Rattalino ha scritto su MUSICA: «Non c’è oggi nessun giovane – e anche qui, lettore, non esagero -, italiano o americano o giapponese o ottentotto, che possegga in pari grado lo scatto, il colpo d’occhio, la rapidità di presa del tasto di Libetta»; A. Ciccolini dichiarò che a vent’anni Libetta era: «il più dotato strumentista della sua generazione». Libetta ha poi elaborato un peculiare stile che ha fatto scrivere a M. Gurewitsch sul New York Times: «a poet-aristocrat of the keyboard with the profile and carriage of a Renaissance prince»; F. M. Colombo sul Corriere della Sera parla di: «Uno smalto, uno spolvero di signorilità e di frivolezza, che credevamo perduto negli archivi dell’interpretazione pianistica»; O. Bellamy su Le Monde de la Musique dichiara: «Francesco Libetta fait partie de la race des seigneurs du clavier. Il est l’éritier des Moritz Rosenthal, des Busoni et des Godowsky»; e A. Cantù  lo definisce: «talento principesco». Infine Libetta si è fatto apprezzare per «la iridiscente paleta cromática y emotiva» (Lázaro Azar Boldo au La Reforma) e come «profondo musicista e un pianista di cultura» e per «una libertà insieme e autorità pianistica che lo fanno senza confronti al mondo» (P. Isotta sul Corriere della Sera), in monumentali integrali di Beethoven (le trentadue Sonate), Händel (l’opera per tastiera) e Chopin (tutta la produzione pianistica pubblicata).

«Mucho más que un virtuoso aclamado internacionalmente» (come scrive su L’Orfeo Lázaro Azar Boldo), dopo studî di Contrappunto (con I. Ettorre) e di Armonia (con C. Colazzo), Libetta ha studiato Composizione e Orchestrazione con G. Marinuzzi e J. Castérède. Il catalogo di opere eseguite e registrate è articolato: musica per il teatro e per il cinema, con elettronica, acusmatica, cameristica, orchestrale, per strumento solista e orchestra. «Libetta compositore è poeta doctus» P. Isotta sul Corriere della Sera; «gut gemacht» Markus Hauser su Tiroler Tageszeitung; «Libetta conferma anche in veste di autore una natura musicale fervida e illuminata di coinvolgente temperamento, plasmato al passo con i tempi. Il suo, in questo caso, è un linguaggio innovativo quanto suadente, con accorto impiego di quanto di suggestivo ed eloquente può esprimere l’orchestra» Nicola Sbisà su La Gazzetta del Mezzogiorno.

Incoraggiato alla direzione d’orchestra da A. M. Giuri e G. Zampieri, ha presto debuttato dirigendo la Nuova Orchestra Scarlatti di Napoli e i Filarmonici di Verona; negli anni ha quindi diretto uno scelto repertorio sinfonico, operistico (Don Giovanni) e da balletto (Lo Schiaccianoci, La Bella addormentata nel bosco). Hanno scritto di lui: «bravissimo» M. Messinis su Classic Voice; «estremo fino alla trasparenza il gesto» G. Barbieri su Repubblica; «tutto impeccabilmente governato dal direttore e pianista Francesco Libetta», «di mostruoso virtuosismo» M. Vallora su La Stampa.

H. C. Schonberg su American Record Guide lo aveva dichiarato: «master of every period or style represented»; e Libetta ha infatti allargato il suo repertorio al pianoforte fino a includere frequenti esecuzioni di musiche rinascimentali, come Gesualdo e Trabaci, e condurre una intensa attività nel mondo della musica contemporanea. Già nel 1993, a distanza di pochi mesi dalla composizione, Libetta aveva eseguito L’Escalier du diable di Gyorgy Ligeti, il quale definì quella esecuzione «absolutely gorgeous». Ha registrato, da direttore (solista F. Caramiello) e da pianista, numerosi brani di F. d’Avalos, il quale gli ha dedicato tutte le sue opere per pianoforte solo. C. Ambrosini lo ha voluto solista nella prima esecuzione di Plurimo (Orchestra della Rai, con E. Arciuli), brano che con quella esecuzione ha vinto il Leone d’Oro della Biennale di Musica di Venezia. Ha partecipato alla prima esecuzione di entrambi i Concerti per pianoforte di Franco Oppo; nel Primo come solista (Festival di Alicante), nel Secondo come direttore (solista P. De Maria). J. Ardoin dichiarò che «of the new generation of pianists, Francesco Libetta is the most inspired and creative».

Ha collaborato con violinisti (I. Haendel, A. Pritchin, M. Quarta, G. Angeleri); danzatori e compagnie di balletto (da C. Fracci al Balletto del Sud, che ha diretto in varie produzioni, tra le quali la Carmen al Teatro dell’Opera di Tirana); cantanti (A. C. Antonacci, E. Palacio).

Il dvd del regista B. Monsaingeon con un recital pianistico filmato durante il Festival della Roque d’Anthéron ha avuto le massime segnalazioni da tutte le riviste francesi di critica discografica (Diapason d’Or, Choc de Le Monde de la Musique, Raccomandé par Classique). Il cofanetto che l’etichetta americana Marston ha dedicato ai grandi interpreti storici di Chopin comprende registrazioni da Pabst (nel 1895) a Rachmaninov, Bartok, Cortot, Rubinstein, Horowitz, fino a un Notturno eseguito nel 2003 da Libetta. Le registrazioni pirata (Milano 1994/5) dei suoi Studi di Godowsky-Chopin sono state oggetto di ricerca da parte di collezionisti: «Godowsky enthusiasts have been exicitedly exchanging copies of a recently surfaced amateur videotape […] Libetta masters the technical difficulties with such confidence that he is able to imbue the works with all those attributes – poetry, drama, fire and real heart – that so many pianists miss out in their struggle just to get round the notes» M. Glover, International Piano Quaterly; «Enkele gelukkigen hebben het al gezien [..] de reincarnatie van Dinu Lipatti» Eric Schoones, Pianowereld. F. Battiato lo ha invitato per una apparizione del suo film Musikanten.

L’opera teatrale Ottocento – Il Martirio di Otranto, eseguita in “prima” nel Castello Aragonese di Otranto nell’Agosto 2009 con la regia e le coreografie di F. Franzutti, è stata poi replicata nell’Auditorium di Santa Cecilia alla Conciliazione in Roma nel Gennaio 2010. Della versione cameristica dell’opera, andata in scena a Lecce nel 2013 con la regia di A. Felle, è stata realizzata una incisione discografica.

Sono di imminente pubblicazione due suoi dvd registrati nella sala da ballo di palazzo Biscari di Catania, uno con la regia di F. Battiato, e uno con la regia dello stesso Libetta, con l’esecuzione dei Trois Mouvements di Petrouska di Stravinsky, nella sala di Pietro da Cortona di palazzo Barberini a Roma davanti al sipario dipinto da Picasso per Parade.

Definito «important pianist» da H. Schonberg su American Record Guide; «un génie du piano comme on en voit peu» da O. Bellamy su Le Monde de la Musique; «Klaviergroßmeister» da T. R. Schulz su  Hamburger Abendblatt; «figure-culte» da L. Sabbatini su La Tribune de Genève; «大注目の新進異能ピアニスト» e «異能のピアニスト» da  高久暁 su レコード芸術; e «il più grande pianista vivente» da P. Isotta nel suo libro Altri canti di Marte (Marsilio 2015), Francesco Libetta tiene dei corsi annuali di pianoforte per concertisti presso l’accademia SIMA di Lecce; è titolare della cattedra di Musica da Camera presso il Conservatorio T. Schipa di Lecce, dove risiede. È invitato da concorsi internazionali come presidente di giuria o in commissione (Porrino di Cagliari, BNDES di Rio de Janeiro, Busoni di Bolzano, Premio Venezia, Horowitz, di Kiev, etc) a tenere lezioni, conferenze e masterclass presso istituzioni italiane (Conservatorio di Cagliari, di Salerno, Liceo Musicale di Lucca, di Grosseto, etc) ed estere (Fort Lauderdale, Miami, Helsingborg, Hamburg).

Ha fondato ed è direttore Artistico del Piano Festival di Miami in Lecce. E’ stato per oltre dieci anni direttore artistico delle manifestazioni annuali in Val di Rabbi, in memoria di A. Benedetti Michelangeli.

Ha pubblicato numerosi saggi e volumi su argomenti di storia ed estetica musicale, su autori rinascimentali; ricostruzioni di Madrigali; sulla vita operistica nel meridione d’Italia nel Settecento e nell’Ottocento.

Ha fondato la casa discografica Nireo, con cui realizza nuove produzioni e progetti culturali storici (la pubblicazione in trentuno dischi di tutte le registrazioni di Tito Schipa; la pubblicazione di registrazioni inedite di G. Marinuzzi sr.).

 

Pianista ALEXEY NABIULIN

Giovedì 1 Febbraio 2018, ore 20:30
Sala Verdi, Conservatorio di Milano _Via Conservatorio, 12

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Alexei Nabiulin Il pianista russo Alexei Nabiulin, è unanimemente considerato tra i migliori artisti della sua generazione, ovunque apprezzato per la sua poetica lirica, l’esuberante virtuosismo, le sue superbe interpretazioni degli autori russi, quali Tchaikovsky, Rachmaninoff e Prokofiev (dei quali ha in repertorio tutti i concerti, oltre che l’integrale delle Sonate di Prokofiev).

Nato a Norilsk, ha iniziato i suoi studi musicali a 5 anni con la madre e ha dato il suo primo concerto a 9 anni.

Ha continuato gli studi con S.S. Trofimova alla speciale Scuola d’Arte per Ragazzi; successivamente alla Scuola Speciale Centrale del Conservatorio di Mosca sotto la guida di S.I. Gadzhiev. In quegli anni ha ottenuto per meriti artistici numerosi riconoscimenti internazionali, tra i quali il privilegio di far parte della delegazione del Fondo Sovietico dei Giovani nel 1991 in Canada e della tournée “Russische Wunderkinder” in Germania nel 1992.

Dopo il brillante diploma, è entrato al Conservatorio di Mosca nella classe di M.S. Voskresensky e per la composizione nella classe di I.L. Khudoley, concludendo il suo iter di studi nel 2001.

Alexei Nabioulin ha ottenuto il suo primo importante successo internazionale nel 1997 al “First European Piano Forum” di Berlino, dove ha rappresentato il Conservatorio di Mosca.

Nella sua carriera ha vinto numerosi premi, tra i quali il Terzo Premio al Primo Concorso Internazionale Giovanile Tchaikovsky di Mosca (1992), il Primo Premio e il Premio Speciale per la miglior interpretazione di Schubert al Concorso A. Casagrande di Terni (1998). Nel 2000 ha vinto il Primo Premio e il Premio Speciale per la miglior interpretazione di J. Field al Concorso Internazionale di Dublino e nel 2002 al Concorso Internazionale Tchaikovsky ha vinto il Secondo Premio, la Medaglia d’Argento e Premi Speciali tra i quali quello del Conservatorio di Mosca e quello di Culture TV Channel.

Nabioulin si esibisce regolarmente  in Russia, Europa, Asia e Nord America, ospite dei Festival più importanti, quali il Musical Olympus di San Pietroburgo, Roque d’Antheron, PianoPassion, Radio France di Montpellier, Piano en Valois, Musique dans les Vignes, Divonnes les Bains in Francia,, Povoa de Varzim in Portogallo, Santander in Spagna, Lago Maggiore Musica, Notti nei Giardini d’Europa, Festival dei Due Mondi di Spoleto, SchonSchubert e Festival Liszt di Modena in Italia, Beethovenfest di Bonn in Germania, Rachmaninoff Festival di Kharkov in Ukraina, e ha suonato nelle sale più famose (Rachmaninoff Halls del Conservatorio di Mosca, Tchaikovsky Concert Hall della Philharmonia di Mosca, Alice Tully Hall di New York, Wigmore  Hall di Londra, National Concert Hall di Dublino, Megaron di Atene, Gasteig di Monaco, oltre alle Sale delle Filarmoniche di quasi tutte le città russe ed ex-sovietiche).

Suona spesso con importanti compagini orchestrali, tra le quali National Symphony Orchestra of Ireland, Irish Chamber Orchestra, Greenwich Symphony, Orchestre National de Lille, Czech Virtuosi di Brno, Sinfonica Warszawa, Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, Young Russia Orchestra, Ural Philharmonic Orchestra, National Symphony Orchestra of Ukraine, The State Academy Symphony Orchestra of Russia, sotto la bacchetta di M. Pletnev, M. Gorenstein, A. Dmitriev, Erzy Semkow, A. Anisimov, S. Skripla, P. Csaba, A. Myrat, S. Ozaki e G. Markson.

Ha effettuato incisioni discografiche per le etichette Audite, Melodia e Triton.

All’intensa attività concertistica, Nabioulin affianca con passione e competenza l’insegnamento, che svolge presso il prestigioso Conservatorio Tchaikowsky di Mosca.