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“2017/2018” una nuova Stagione

  

Martedì 31 Ottobre 2017 – ore 21:00 presso Società del Giardino – Salone d’oro – via San Paolo 10, Milano

Serate Musicali

«2017/2018» una nuova Stagione!

«Ricordi,presenza, progetti, e…”ascolti musicali”»

intervengono:

Enrico GIRARDI

Luca CHIERICI

Luca CIAMMARUGHI

Hans FAZZARI

Filippo MICHELANGELI

Concerto del pianista: Enrico POMPILI

 

è di rigore giacca e cravatta

R.S.V.P. entro Lunedì 31/10/2017
tel:  02 29408039
mail: ufficiostampa@seratemusicali.it

 

COMUNICATO STAMPA

Serate Musicali presenta la nuova stagione concertistica 17|18

SERATE MUSICALI PRESENTA
LA NUOVA STAGIONE CONCERTISTICA 17|18

Anteprima il 9 ottobre al Conservatorio G. Verdi con Alter Amy di Piergiorgio Ratti, direzione musicale di Lorenzo Passerini, e La Serva Padrona di Giovanni Battista Pergolesi, primo appuntamento del ciclo Andiamo all’Opera. L’inaugurazione è affidata, il 16 ottobre, al pianista Yevgheny Sudbin, “scoperta” di Serate Musicali.

Sullo sfondo blu del 50° cartellone, brillano i maggiori astri del firmamento musicale internazionale: Leonidas Kavakos, Louis Lortie, Yuri Bashmet, Gidon Kremer, Ilya Gringolts, Elisso Virsaladze, Janine Jansen, Lucas Debargue, Yevgheny Sudbin

Dopo lunga assenza, tornano a Milano, in esclusiva per Serate Musicali, due “super giganti”: Maxim Vengerov e Michail Pletnëv. In programma, serate dedicate a musica non solo classica, con nomi del calibro di Richard Galliano, Giovanni Sollima, Paolo Fresu

Tra le 15 orchestre ospiti l’Orchestra sinfonica di Budapest MAV, i Solisti di Mosca, la Kremerata Baltica (con Kremer)

Confermate le lezioni-concerto all’Istituto dei Ciechi, gli appuntamenti con la letteratura e l’arte nella sala del Grechetto (Biblioteca Sormani) o a Museo Poldi Pezzoli, oltre ai concerti allo Spazio Teatro 89 a Baggio, per avvicinare un pubblico nuovo alla grande musica

Rinnovata partnership con W.E.C. che realizza Serate Musicali OFF (Teatro Dal Verme) Ospiti: Gypsy Philharmonic Orchestra, Sergej Nakariakov, Mnozil Brass, duo Bahrami-Rea

Formule abbonamento classiche e carnet a prezzo speciale per studenti

Milano 20 settembre 2017 – Le Serate Musicali di Milano presentano il cartellone della loro nuova stagione concertistica 2017-2018 che si sviluppa da ottobre a giugno, in 40 appuntamenti musicali. La 42° stagione, che cade nel cinquantenario dalla fondazione dell’Associazione Serate Musicali alla Società del Giardino, si tiene nel segno dell’eccellenza strumentale e del rinnovamento: sia sul piano musicale, grazie a nuove collaborazioni, alla presenza di nuovi artisti, e a nuove ed eterogenee linee di concerto, sia sul piano della comunicazione con il pubblico, grazie a un logo e sito nuovi e grazie all’interattiva pagina di Facebook.

S’inaugura il 16 ottobre, nella Sala Verdi del Conservatorio G. Verdi di Milano, con il recital di Yevgheny Sudbin, in un excursus da Scarlatti sino a Saint-Saëns e Nikolaj Medtner. In anteprima, però, già il 9 ottobre nella stessa sede (Concerto straordinario), il primo appuntamento di un nuovo filone dedicato agli amanti della lirica, ANDIAMO ALL’OPERA, che vedrà per tre anni la messa in scena in forma di concerto (ma con luci e costumi) di tre tipologie d’opera: un’opera di repertorio, un’opera del Verismo italiano e un’opera contemporanea italiana.

Il primo concerto (09.10) di questa stagione, fuori cartellone, affianca La serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi alla Suite dell’opera italiana contemporanea Alter Amy di Piergiorgio Ratti, classe 1991, direzione musicale di Lorenzo Passerini. Alter Amy, opera in tre atti per tre cantanti, attore, danzatori e vari performers, liberamente ispirata alle vicende della cantante Amy Winehouse, sarà proposta in forma di concerto, Suite per cantanti e orchestra, con 15 strumentisti sul palco tra cui un batterista ed un tastierista. Un’opera totale in cui gli stili musicali si fondono, tra canzoni pop, brani classici, techno, ispirazioni jazz, richiami al musical e molto altro.

La serata sarà introdotta da una presentazione del programma a cura di Maurizio Principato.

La “serie lirica” di Serate Musicali sarà completata dagli allestimenti semiscenici del Satyricon (03.11) di Bruno Maderna, messo in scena dall’Ensemble di musica contemporanea del Conservatorio G. Verdi di Milano, con cui le Serate Musicali proseguono una collaborazione ormai di lunga data, e de La Falena di Antonio Smareglia (13.11), alla cui prima esecuzione in tempi moderni sarà dedicato anche un convegno, lo stesso giorno, alla Biblioteca Sormani.

Ritornano in cartellone i nomi dei solisti che hanno fatto la storia musicale e che Serate Musicali ha contribuito a fare conoscere in Italia, come i pianisti Elisso Virsaladze (06.11 e 26.03), Louis Lortie (19.02), Alexander Lonquich (4.06), i violinisti Gidon Kremer (15.03), Leonidas Kavakos (22.01), Ilya Gringolts (12.02), Uto Ughi (25.01), il violoncellista Steven Isserlis (11.12), il violista Yuri Bashmet (05.03). Tornano a Milano, in esclusiva per Serate Musicali, due grandi nomi, assenti da molti anni nella nostra città: il violinista Maxim Vengerov (protagonista di un Concerto straordinario, il 10 aprile al Teatro Dal Verme) e il pianista Michail Pletnëv (07.05). Costante è anche la presenza dei nuovi talenti, in cui la storica associazione ha riposto fiducia sin dal loro esordio: Lucas Debargue (21.05) e Yevgheny Sudbin (in recital e in trio con Vadim Gluzman e Johannes Moser). E ancora solisti di grande pregio, di ogni generazione: Sofya Guliak (20.11), Sa Chen (16.04), Juana Zayas, Piotr Anderzewski, Andrea Bacchetti con la MAV (23.04), Evgheny Bozhanov (29.01), Enrico Pompili, Eduard Kunz. Una chicca: nel ciclo “Il Genio è donna” tre new entry: le violiniste Janine Jansen (09.04) e Patricia Kopatchinskaja, e la giovane pianista Zlota Chochieva (28.05).

Tra le orchestre ospiti spiccano l’Orchestra sinfonica di Budapest MAV (23.10), i Solisti di Mosca (con Bashmet), la Kremerata Baltica (con Kremer), la Camerata Ducale (con Galliano), Solisti Aquiliani con Sollima, l’Orchestra da camera della Rai (Bacchetti), l’Orchestra della Svizzera Italiana (con la Kopatchinskaja), Orchestra Vivaldi, Ensemble di Musica Contemporanea del Conservatorio Milano.

La programmazione trasversale e crossover della stagione accoglie i grandi nomi di Giovanni Sollima (26.02) al violoncello, Richard Galliano (11.06) alla fisarmonica, Paolo Fresu e la Big Band del Conservatorio G. Verdi di Milano (Concerto straordinario, il 20 dicembre) Roberto Cappello al pianoforte, oltre che in recital classico, anche in un programma jazz (14.05). Sono presenti due “chicche” per cinefili: Rapsodia satanica con testo di D’Annunzio e musica di Mascagni e Cenere dalla novella di Grazia Deledda con musica di Philip Glass accompagnati al pianoforte da Francesco Libetta, per avvicinare sempre più un pubblico eterogeneo alla grande musica. Proseguono inoltre le lezioni di musica di Luca Schieppati all’Istituto dei Ciechi, dedicate quest’anno alla musica a Vienna, da Schubert a Schönberg (“…e tre sono l’Uno…”. Storie, miti e personaggi nella Vienna da Schubert a Schönberg) e il Festival di Cinema promosso da Serate Musicali, dedicato allo stesso tema.

Naturalmente, a corollario, sono previsti eventi in collaborazione con gli Amici delle Serate Musicali, come i concerti alla Società del Giardino, nei Musei Poldi Pezzoli, GAM, gli incontri tra letteratura e musica alla Biblioteca Sormani (sala del Grechetto) gli incontri per avvicinare il pubblico periferico allo Spazio Teatro89 a Baggio, con prezzi speciali destinati al pubblico dei più giovani.

La voglia di rinnovamento dell’intera attività dell’Istituzione torva ulteriore sbocco nel cartellone “pocket” di Serate Musicali OFF, realizzato in concerto tra l’istituzione e la W.E.C. World Entertainment Company, specializzata in produzione e management musicale a livello internazionale. Per info www.wec-spa.it e sui Social @SerateMusicaliOFF.

Abbonamenti Stagione 2017 – 2018:

Serie «A+Serie Festival Omaggio a Milano»(38concerti): Intero €400/ Ridotto €330
Combinata 1 (da Ottobre a Giugno – 19 concerti): Intero €250 / Ridotto € 220
Combinata 2 (da Ottobre a Giugno – 19 concerti): Intero €250 / Ridotto € 220
Serie Orfeo 1(15 concerti): Intero €200 / Ridotto € 180
Serie Orfeo 2 (15 concerti): Intero €200 / Ridotto € 180

Abbonamenti per studenti:

Serie «A + Serie Festival Omaggio a Milano»(38 concerti): € 250
Combinata 1 (da Ottobre a Giugno / 19 concerti): € 200
Combinata 2 (da Ottobre a Giugno /19 concerti): € 200
Serie Orfeo 1 (15 concerti): € 150
Serie Orfeo 2 (15 concerti): € 150

Novità: Carnet Studenti:

10 concerti, da ottobre a gennaio, al prezzo speciale di € 50

INFO BIGLIETTI: http://www.seratemusicali.it/abbonamenti-e-biglietti/

Chitarrista Marco Panzarino

Domenica 29 Ottobre ore 16:00
Museo Poldi Pezzoli, Via Manzoni 12 – 20121 Milano

museopoldipezzoli

IN VIAGGIO NELLA CHITARRA ITALIANA E ISPANICA

Maggiori informazioni sull’evento qui

Marco Panzarino

Nato a Milano, si è diplomato con il massimo dei voti e la lode al Conservatorio “A. Boito”di Parma con E. Tagliavini e successivamente ha frequentato i corsi di perfezionamento di A. Ponce.

Si è laureato in Materie Letterarie all’Università Cattolica di Milano con una tesi in Musicologia.
Ha conseguito il Diploma Accademico di Secondo Livello in Chitarra con il massimo dei voti al Conservatorio “G. Verdi” di Milano con P. Cherici.

Ha vinto numerosi concorsi tra cui l’“Auditorium” della RAI a Torino e il Concorso “Città di Parma”, eseguendo il Concerto per chitarra e orchestra d’archi di F. Margola.

Ha svolto intensa attività concertistica, sia come solista, che in formazioni cameristiche, presso Istituzioni italiane quali: Gioventù Musicale, Piccola Scala, Serate Musicali, Circolo della Stampa di Milano, Piccolo Regio di Torino, Autunno Musicale di Como, Sala Bossi di Bologna, S. Filippo di Genova, Basilica dei Frari per il Carnevale Venezia, Teatro Regio di Parma e all’estero in Svizzera e Germania.

Ha inciso per la casa editrice Sanpaolo.

Unisce all’attività artistica quella didattica come docente di chitarra presso l’Istituto Comprensivo a indirizzo musicale “Q. di Vona” di Milano.

Serate Musicali OFF

Quando la musica classica incontra il jazz, il grande virtuosismo si allea con l’umorismo e il piacere dell’ascolto si unisce alla gioia della visione, la tradizionale sala da concerti perde la sua aura solenne per farsi nido d’amore tra i musicisti e il loro pubblico.
È questo l’obiettivo de progetto di Serate Musicali Off, stagione di concerti realizzata da W.E.C. World Entertainment Company, in concerto con Serate Musicali di Milano, tra le società di concerti più prestigiose e longeve attive in città, e con il patrocinio del Comune di Milano.
La seconda edizione della stagione, al Teatro Dal Verme di Milano, si articola in accattivanti appuntamenti musicali, caratterizzati da un felice connubio tra musica classica e, a seconda dei casi, teatro o musica jazz.

Gli appuntamenti sono serali, alle 21, e comprendono i concerti dell’irresistibile carisma, di Sergeij Nakariakov, l’acclamato “Paganini della tromba”, assieme ai Solisti Aquilani, del funambolico ensemble musical-teatrale Mnozil Brass, di successo planetario, e del duo pianistico d’eccezione Danilo Rea e Ramin Bahrami.

SERGEJ NAKARIAKOV e I SOLISTI AQUILANI

“Quando Sergei Nakariakov si esibisce alla tromba, noi riusciamo a malapena a respirare – se siamo fortunati” – San Fransisco Chronicle
A soli 13 anni, dopo una sua esecuzione al Korsholm Festival, Sergei Nakariakov venne soprannominato dalla stampa finlandese il “Paganini della tromba” e, nel 1997, dalla stampa tedesca Musik und Theater, il “Caruso della tromba”.
Sergei ha sviluppato una voce musicale unica, molto più di un mezzo del suo virtuosismo. Il suo repertorio è composto non solo dalla letteratura originale per tromba ma, alla continua ricerca di nuovi significati nell’espressione musicale, è riuscito a portare alla ribalta anche il flicorno.
Si esibisce per Serate Musicali OFF in un repertorio virtuosistico assieme ad una delle più reputate orchestre da camera italiane, I Solisti Aquilani.

MNOZIL

In Cirque, i Mnozil Brass esplorano ancora una volta le profondità dei loro strumenti per allietarci con uno spettacolo irriverente e musicalmente trascinante, nuovo di pacca. Il settetto viennese entrerà nel ring per combattere, come sempre, il grigiore della vita quotidiana armati di musica e di una buona dose di umorismo, trasformando il palcoscenico nell’arena di un vero e proprio circo delle pulci: signore e signori, avanti!
Il virtuosismo musicale unitamente a una vis comica irresistibile – che si rifà in parte all’umorismo tipico degli sketch Mr. Bean e dei Monty Python – fanno dei Mnozil Brass la brass band più anomala, e unica nel suo genere, per non dire .. la più pazza del mondo. Di incredibile attrattiva nei confronti del pubblico teatrale e delle sale da concerto, questi strumentisti a fiato lasciano a bocca aperta i colleghi musicisti che hanno avuto l’opportunità di assistere alle loro performance, e da allora li reclamano a gran voce.

BAHRAMI/REA

Sì, Bach è in fondo già tutto lì, in quell’aria che apre e chiude il più bel ciclo di variazioni per tastiera mai scritto, gemma fra le gemme del compositore da cui tutto sembra nascere. Stiamo parlando delle Variazioni Golberg, come avrete indovinato.
Un ciclo sublime, etereo, che parte da un’esigenza molto pratica e quotidiana: il desiderio di riposare, di ritrovare il sonno e la pace. Problema che il grande Bach poteva ben capire, visto il suo lavoro costante e indefesso, ma anche il suo amore per la vita in tutti i suoi aspetti: l’arte, certo, ma anche la famiglia, l’amore, il divertimento, il mangiare, il bere e naturalmente anche il dormire. Due giganti dell’interpretazione musicale al pianoforte quale Ramin Bahrami e il jazzista Danilo Rea dialogano, ciascuno nella “propria lingua”, partono alla ricerca di un “centro di gravità permanente” che spieghi perché, a distanza di più di 250 anni, la musica Johann Sebastian Bach continui a intrigarci così profondamente. Di notte e di giorno.

Yegveny Sudbin

Yevgeny Sudbin, purezza e ribellione

Milano, Sala Verdi del Conservatorio, “Serate Musicali”, 16 ottobre 2017 – Per la prima volta ascolto il russo Yevgeny Sudbin, classe 1980, nonostante egli sia venuto più e più volte a suonare per le milanesi “Serate Musicali”. L’impaginato, che inizia con il filo logico dell’accostamento maestro-allievo (Haydn-Beethoven), si delinea poi liberamente con un’apparentemente illogica sequenza Chopin-Scarlatti-Scriabin. Pare quasi una dichiarazione di guerra alla coerenza novecentesca di certi programmi monografici o a tema, tanto più che di Beethoven Sudbin ha eseguito soltanto tre delle sei Bagatelle op. 126.

Pianista paradossale, novecentista Sudbin lo è per altri versi. Innanzitutto in una ricerca quasi ossessiva della perfezione sonora, che affonda chiaramente le sue radici nell’era del cd: la nostra generazione è cresciuta, volente o nolente, con un’abitudine a una bellezza levigata, a un ideale perfezionamento estetico di ciò che la Storia aveva già espresso. Se Sudbin si fermasse a questa ricerca estetica, lo lasceremmo perdere. Ma in lui c’è molto di più: c’è innanzitutto la consapevolezza che l’amore puro e irresistibile per quella bellezza può a volte agire perfino contro la musica, e di conseguenza la volontà di ribellarsi a quella perfezione lungamente agognata.

Fin dalle prime note della Sonata n. 32 in si bemolle minore di Haydn, Sudbin ha mostrato ciò che fa di lui un pianista speciale: la qualità del suono. Non sono molti i virtuosi in grado di trascendere la percussione del martelletto: accanto a Sudbin, mi viene in mente il serbo Aleksandar Madžar, che con il nostro ha qualche affinità. Ancor più che in Madžar, in Sudbin non c’è dolcezza estenuata e ostentata: la purezza del suono, privo di scorie e rugosità, sembra derivare da qualità naturali che si rivelano con la disarmante semplicità che è propria di ciò che è irrimediabilmente bello. Ma vi è anche una ricerca ben precisa: vicinissimo alla tastiera, sia con il corpo che con le mani, Sudbin, come tipico di molti pianisti slavi, non perde mai il contatto profondo con il pianoforte, nemmeno nel pianissimo, facendo quindi dello strumento una sorta di prolungamento di sé -e mai colpendolo come oggetto esterno. Le dita si alzano pochissimo, ma un’energia incredibile corre attraverso le braccia, assicurando rapidità, dinamiche e controllo costante del suono.
L’approccio al testo è bifronte: Sudbin segue scrupolosamente i segni d’articolazione (anche se i “chiodi” risultano un poco ammorbiditi: il pianista sembra avere un’idiosincrasia per gli staccati molto secchi), ma adatta alcune dinamiche. Con un senso ben preciso: la caratterizzazione di un brano nel suo complesso. Così, il primo movimento Allegro Moderato è chiaramente letto in chiave elegiaca, limitando i forte veri e propri ad alcune perentorie chiuse di frase; nel Menuetto, le indicazioni di legato spingono il pianista a sublimare completamente la danza, trasformando il mezzoforte iniziale quasi in un sommesso piano; e anche il Presto finale evita sonorità troppo pungenti. Si potrebbe obiettare che la musica è fatta anche di spigoli, non solo di curve. Ma Sudbin attrae anche per questo: la sua levigatezza non è altro che una natura che egli porta all’estremo, non certo una scelta musically correct. Ciò lo rende riconoscibile, unico.

Già altre volte ho scritto che Beethoven, interpretativamente parlando, è la bestia nera della nostra epoca. Nonostante le dichiarazioni anti-sentimentalistiche del compositore stesso, c’è in Beethoven una sorta di umanesimo accorato che percepiamo come ideale ma che facciamo fatica ad afferrare completamente. Sudbin non fa eccezione: le Bagatelle n. 3, 4 e 5 sono pienamente risolte sul piano della sonorità, di sibaritica raffinatezza, ma lasciano un po’ la sensazione che al lavoro sul suono non corrisponda del tutto un’immersione nei significati più abissali di questa musica (e, del resto, cogliere questo abisso in una paginetta apparentemente naïf come la Bagatella n. 5 in sol maggiore è cosa proibitiva). Sudbin mi conquista invece nello Chopin della Quarta Ballata: l’umano-troppo-umano viene riassorbito completamente nell’alambicco dell’arte, il mezzo si fa già completamente messaggio, come se non ci fosse nulla al di là di quell’universo di bellezza. In un certo senso, più che con Schubert o Schumann, Sudbin sembra dirci che con Chopin la musica si distacca dall’etica e diviene più che mai mondo a sé stante, oserei dire “laico”, con i pro e contro che ciò comporta.

«Quando sei là fuori, il tuo cervello sembra essere in un universo diverso e, come nel sonno, alla fine ti risvegli non ricordando i tuoi sogni»: Sudbin racconta così la dimensione dal concerto dal punto di vista di chi suona. Anche se il suo percorso interpretativo è complessivamente pre-tracciato con una chiarezza assoluta, quasi appunto da compact disc, da alcuni momenti capiamo che questo percorso è in realtà come impresso nel subconscio del pianista, che al momento del concerto è quindi libero di entrare nel flusso onirico dello stato di semi-veglia. Sudbin suona quasi tutta la Ballata in una sorta di penombra, con un canto che è allusivo più che declamatorio, accrescendo il senso di suspense. Ma nell’episodio finale le forze lungamente tenute a freno si scatenano in un accelerando quanto mai vertiginoso e stravagante: non è un’energia demonica a manifestare, come poteva avvenire con un Richter, ma una sorta di liberatorio volo dell’immaginazione. Quando lascia le redini, Sudbin sembra ribellarsi a quel tardo-novecentesco senso della perfezione e aprire improvvise fessure di un mondo sregolato, beneficamente folle. Non è un caso che, chiacchierando con lui dopo il concerto, scopro che fra i suoi pianisti prediletti ci sono figure come Benno Moiseiwitsch o Shura Cherkassky: interpreti che rappresentano certamente, in epoche diverse, un mondo ben lontano da quello di una tecnocratica perfezione.

Questo senso del “volo fantastico” è forse il celatissimo filo rosso che lega in qualche modo lo Chopin di Sudbin al suo Scarlatti e al suo Scriabin, autori amatissimi. «Schubert è troppo perfetto per me -mi dice-, ho bisogno di qualcosa che sia più imperfetto»; «Le trentadue Sonate di Beethoven? Forse preferirei fare le cinquecentocinquantacinque [e passa] di Scarlatti». Un perfezionista alla ricerca dell’imperfezione? Non poi così strano, considerando che nella vita, spesso, siamo attratti da ciò che è opposto a noi, da ciò che attenua o esorcizza le nostre ossessioni. Così, in Scarlatti, Sudbin si divide nettamente fra momenti di cesello parnassiano (da ascoltare, in cd o su spotify, la Sonata K 213 in re minore!) e altri di slancio liberatorio. Senza preoccupazioni di ordine filologico, poiché ammette che «per me suonare Scarlatti al pianoforte significa trascriverlo».

Yegeny Sudbin 2

foto di Alessio Bottiroli

L’umorismo e l’aperta teatralità rimangono sempre comunque eccezioni in un pianista come Sudbin, russo formatosi fra San Pietroburgo, Berlino e Londra: in lui prevale una vena pensosa e una serietà che a dire il vero, in un mondo in cui lo show sembra diventato d’obbligo, non mi dispiacciono affatto. Certo, il rischio è quello di uniformare i diversi compositori in un universo espressivo che, come abbiamo visto, è molto personale e definito: ma ciò non accade forse con altri grandi pianisti? Non esiste pianista che non possa essere contestato o che non abbia talloni d’Achille. D’altronde, Busoni sosteneva che «il segreto di un’interpretazione efficace non sta nella fedele riproduzione del testo; anzi probabilmente è vero l’opposto». Oggi, a distanza di un secolo, dovremmo chiederci se anche dietro la fedele riproduzione dello “stile”, oltre che del testo, si possa nascondere qualche trabocchetto.

Scriabin (Due Pezzi per la mano sinistra op. 9 e Sonata n. 5) ha riassunto l’affascinante duplicità di Sudbin: analisi capillare delle sonorità da un lato e deliberata assunzione di rischi dall’altro. Alcune velocità estreme (Allegro impetuoso con stravaganza) rimandavano al delirante finale della Quarta Ballata: pulviscolo sonoro, quasi contraddicendo quella chiarezza che è prerogativa principale del pianista. Agile, volante, quasi già evocando gli insetti impazziti delle ultime Sonate, Sudbin non è mai monumentale né decadente: il suo Scriabin si affaccia sul futuro, in un vertigine che guarda più verso l’alto che nell’abisso.

Il pianista ha salutato il pubblico non in maniera virtuosistica, come facilmente avrebbe potuto, ma con lo charme di due Notturni di Čajkovskij. «Che bella notte, è più chiara del giorno» avrebbe detto Don Giovanni.

Luca Ciammarughi
articolo apparso sul sito classicaviva

125 ° anniversario della nascita di J.R.R. Tolkien

Giovedì 25 maggio, ore 18.00 Biblioteca Sormani – Sala del Grechetto Via Francesco Sforza, 7 Milano

La Biblioteca Sormani e Serate Musicali sono liete di invitarLa all’incontro Il mondo musicale del

“Signore degli anelli e i suoi influssi sul rock”

Conduce Maurizio Principato della redazione di Radio Popolare

Interventi musicali dal vivo di
Maddalena Scagnelli, violino e voce
Sara Pavesi, arpa celtica.

Come tutti i lettori tolkieniani sanno bene- la musica ha un ruolo molto importante nelle opere del Professore- tanto che si trova ad essere il mezzo con il quale Eru Iluvatar- coadiuvato dagli Ainur- crea l’intero mondo di Arda. Non solo: assai di frequente si incontrano nelle storie della Terra di Mezzo canti e poesie- che vanno dalle allegre canzoni da taverna degli hobbit- agli eleganti e malinconici inni elfici per Elbereth- alla storia di Beren e Luthien cantata da Aragorn intorno al fuoco. La musica dunque serve per raccontare storie e suscitare emozioni e per questo Tolkien è stato di ispirazione a molti Gruppi rock di tutta Europa.

Di questo ci parlerà Maurizio Principato- mentre Maddalena Scagnelli (voce – violino e salterio ad arco) e Sara Pavesi (arpa anglica di piccola taglia) faranno rivivere le atmosfere leggendarie eseguendo alcuni brani celeberrimi del repertorio medievale anglosassone e alcune ballate tradizionali nate tra Scozia-Islanda- Irlanda.

 

Violinista ANCA VASILE Pianista ALESSANDRO TREBESCHI

Venerdì 19 Maggio 2017, ore 21:00 amici
SOCIETÀ DEL GIARDINO – SALONE  D’ORO – Via San Paolo, 10 – Milano

societa giardino new logo

CÉSAR FRANCK: Sonata in la maggiore per violino e pianoforte

CLAUDE DEBUSSY: Sonata n. 3 in sol minore per violino e pianoforte

MAURICE RAVEL: Tzigane. Rapsodia da concerto – versione per violino e pianoforte

Maggiori dettagli sull’evento

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Lezioni concerto di Luca Schieppati (Ultima Lezione)

9 Maggio – Ultimo incontro per le lezioni concerto di Luca Schieppati.

Otto lezioni concerto di Luca Schieppati
In modo russico: La musica in terra di Russia da Glinka e Shostakovich

Le lezioni si terranno presso l’Istituto dei Ciechi – via Vivaio 7 – Sala Stoppani- ore 18.00

 

  • 9 Maggio    Libertà, ricerche, nostalgie: tradizione e rinnovamento in Russia e nelle repubbliche post-sovietiche”

Segui questo link per ulteriori informazioni

Scipione Sangiovanni

Venerdì 10 Marzo alle ore 21 presso laSangiovanni_Scipione1

 Società del Giardino, via San Paolo 10, 

per il ciclo  MUSICA E STORIA

si esibirà il Pianista Scipione Sangiovanni

(Omaggio alla Società del Giardino)

D. SCARLATTISonata in do diesis minore K 247, Sonata in re minore K 1
W. A. MOZART/ S.  SANGIOVANNI: Sonata n. 12 in fa maggiore K 332
D. MAFFEIS: Canto d’amore – Romanza per pianoforte
Intermezzo Lirico
A. VIVALDI / S. SANGIOVANNI: «Inverno» da “Le Quattro Stagioni”
A. PIAZZOLLA/ S.  SANGIOVANNI: «Inverno» da “Le Quattro Stagioni”
F. LISZT: Sonetto del Petrarca 47 “Benedetto sia ‘l giorno”, Sonetto del Petrarca 104 “Pace non trovo”, Tarantella da “Venezia e Napoli”

Due «baronetti» del pianoforte in concerto

Stanno lasciando un tale segno nella storia dell’interpretazione musicale, che la regina Elisabetta li ha designati baronetti. Ed entrambi li avremo a Milano, ospiti delle «Serate Musicali». Sir Andras Schiff è atteso lunedì in Conservatorio, e Sir Antonio Pappano, venerdì 3 marzo, al Teatro Dal Verme.

Due artisti molto legati a questa istituzione che in mezzo secolo d’attività ha creato una solida rete di concertisti-amici. Si va da Martha Argerich a Gidon Kremer, Yuri Bashmet, Alexander Lonquich, Frank Peter Zimmermann, Piotr Andersewski… nomi che regolarmente tornano: con lo spirito di chi si sente a casa, dunque non deve dimostrare più nulla: solo esprimersi.

Schiff frequenta le «Serate» da 30 anni, lo fa con programmi speciali, studiati ad arte, spesso si tratta di cicli, come l’integrale delle Sonate di Beethoven percorso nell’arco di due stagioni. Beethoven, i classici viennesi, il connazionale Bela Bartok sono i musicisti cari a Schiff. Che ha poi una venerazione e congenialità per Bach, ed è con pagine di Bach che suole aprire ogni dì, sorta di doccia o terapia del mattino. Il recital di lunedì è centrato su Schubert, due Sonate, Improvvisi e Drei Klavierstücke D946. Schiff è uno speciale interprete dell’animo – delicato ed errabondo – di questo poeta del pianoforte. Affronterà Schubert con quel sorriso di artista in pace con se stesso, avvicinandosi alla tastiera con passi tardi e lenti come se dovesse prepararsi alla lunga conversazione con il compositore che sta per incontrare. Pacatezza di un interprete che ha scelto i colli sinuosi di Fiesole come sua residenza, benché – a tacere della nascita e formazione ungherese – sia naturalizzo britannico. Interessante come interpreti il nostro Paese, dice di essere innamorato di Firenze che considera «l’anima dell’Italia, così come Roma rappresenta il cuore e Milano il cervello» osserva questo uomo amante del bello e di squisitezze. Schiff è l’equilibrio fatto persona, ma quando si scompone lo fa con la determinazione e la forza dirompente delle grandi personalità. Ha scritto lettere incisive alla stampa, quella che conta, comunicando il disappunto per la deriva verso l’estrema destra della nativa Ungheria: dove – ha detto – non intende esibirsi.

Anche il direttore e pianista Antonio Pappano non ebbe problemi a schierarsi fermamente contro la Brexit all’indomani del referendum choc. Pappano che è un po’ italiano, un po’ americano e un po’ londinese, è colui che ha dato un forte impulso alla Roma sinfonica, dal podio dell’Orchestra di Santa Cecilia. È poi il riferimento della Londra musicale, leader del Covent Garden. Una figura carismatica, d’una personalità fortemente empatica, capace di sintonizzare con musicisti, sovrintendenti, personalità delle città in cui opera. Direttore d’orchestra, però cresciuto a pane e pianoforte: strumento particolarmente amato per dialogare alla pari (e non da un podio) con i colleghi musicisti, spesso professori dell’orchestra di Santa Cecilia. Operazioni che gli riescono assai bene, è infatti fresco di un Grammy per il cd della Warner condiviso con il cantante Ian Bostridge, «Shakespeare Songs». Venerdì prossimo sarà al Dal Verme con il violoncellista Luigi Piovano, eseguiranno due Sonate di Brahms, e due composizioni in prima milanese scritte appositamente per il Duo. Gli autori sono Michele Dall’Ongaro e Riccardo Panfili.

Articolo pubblicato su www.giornale.it da Piera Anna Franini