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Chitarrista Marco Panzarino

Domenica 29 Ottobre ore 16:00
Museo Poldi Pezzoli, Via Manzoni 12 – 20121 Milano

museopoldipezzoli

IN VIAGGIO NELLA CHITARRA ITALIANA E ISPANICA

Maggiori informazioni sull’evento qui

Marco Panzarino

Nato a Milano, si è diplomato con il massimo dei voti e la lode al Conservatorio “A. Boito”di Parma con E. Tagliavini e successivamente ha frequentato i corsi di perfezionamento di A. Ponce.

Si è laureato in Materie Letterarie all’Università Cattolica di Milano con una tesi in Musicologia.
Ha conseguito il Diploma Accademico di Secondo Livello in Chitarra con il massimo dei voti al Conservatorio “G. Verdi” di Milano con P. Cherici.

Ha vinto numerosi concorsi tra cui l’“Auditorium” della RAI a Torino e il Concorso “Città di Parma”, eseguendo il Concerto per chitarra e orchestra d’archi di F. Margola.

Ha svolto intensa attività concertistica, sia come solista, che in formazioni cameristiche, presso Istituzioni italiane quali: Gioventù Musicale, Piccola Scala, Serate Musicali, Circolo della Stampa di Milano, Piccolo Regio di Torino, Autunno Musicale di Como, Sala Bossi di Bologna, S. Filippo di Genova, Basilica dei Frari per il Carnevale Venezia, Teatro Regio di Parma e all’estero in Svizzera e Germania.

Ha inciso per la casa editrice Sanpaolo.

Unisce all’attività artistica quella didattica come docente di chitarra presso l’Istituto Comprensivo a indirizzo musicale “Q. di Vona” di Milano.

Serate Musicali OFF

Quando la musica classica incontra il jazz, il grande virtuosismo si allea con l’umorismo e il piacere dell’ascolto si unisce alla gioia della visione, la tradizionale sala da concerti perde la sua aura solenne per farsi nido d’amore tra i musicisti e il loro pubblico.
È questo l’obiettivo de progetto di Serate Musicali Off, stagione di concerti realizzata da W.E.C. World Entertainment Company, in concerto con Serate Musicali di Milano, tra le società di concerti più prestigiose e longeve attive in città, e con il patrocinio del Comune di Milano.
La seconda edizione della stagione, al Teatro Dal Verme di Milano, si articola in accattivanti appuntamenti musicali, caratterizzati da un felice connubio tra musica classica e, a seconda dei casi, teatro o musica jazz.

Gli appuntamenti sono serali, alle 21, e comprendono i concerti dell’irresistibile carisma, di Sergeij Nakariakov, l’acclamato “Paganini della tromba”, assieme ai Solisti Aquilani, del funambolico ensemble musical-teatrale Mnozil Brass, di successo planetario, e del duo pianistico d’eccezione Danilo Rea e Ramin Bahrami.

SERGEJ NAKARIAKOV e I SOLISTI AQUILANI

“Quando Sergei Nakariakov si esibisce alla tromba, noi riusciamo a malapena a respirare – se siamo fortunati” – San Fransisco Chronicle
A soli 13 anni, dopo una sua esecuzione al Korsholm Festival, Sergei Nakariakov venne soprannominato dalla stampa finlandese il “Paganini della tromba” e, nel 1997, dalla stampa tedesca Musik und Theater, il “Caruso della tromba”.
Sergei ha sviluppato una voce musicale unica, molto più di un mezzo del suo virtuosismo. Il suo repertorio è composto non solo dalla letteratura originale per tromba ma, alla continua ricerca di nuovi significati nell’espressione musicale, è riuscito a portare alla ribalta anche il flicorno.
Si esibisce per Serate Musicali OFF in un repertorio virtuosistico assieme ad una delle più reputate orchestre da camera italiane, I Solisti Aquilani.

MNOZIL

In Cirque, i Mnozil Brass esplorano ancora una volta le profondità dei loro strumenti per allietarci con uno spettacolo irriverente e musicalmente trascinante, nuovo di pacca. Il settetto viennese entrerà nel ring per combattere, come sempre, il grigiore della vita quotidiana armati di musica e di una buona dose di umorismo, trasformando il palcoscenico nell’arena di un vero e proprio circo delle pulci: signore e signori, avanti!
Il virtuosismo musicale unitamente a una vis comica irresistibile – che si rifà in parte all’umorismo tipico degli sketch Mr. Bean e dei Monty Python – fanno dei Mnozil Brass la brass band più anomala, e unica nel suo genere, per non dire .. la più pazza del mondo. Di incredibile attrattiva nei confronti del pubblico teatrale e delle sale da concerto, questi strumentisti a fiato lasciano a bocca aperta i colleghi musicisti che hanno avuto l’opportunità di assistere alle loro performance, e da allora li reclamano a gran voce.

BAHRAMI/REA

Sì, Bach è in fondo già tutto lì, in quell’aria che apre e chiude il più bel ciclo di variazioni per tastiera mai scritto, gemma fra le gemme del compositore da cui tutto sembra nascere. Stiamo parlando delle Variazioni Golberg, come avrete indovinato.
Un ciclo sublime, etereo, che parte da un’esigenza molto pratica e quotidiana: il desiderio di riposare, di ritrovare il sonno e la pace. Problema che il grande Bach poteva ben capire, visto il suo lavoro costante e indefesso, ma anche il suo amore per la vita in tutti i suoi aspetti: l’arte, certo, ma anche la famiglia, l’amore, il divertimento, il mangiare, il bere e naturalmente anche il dormire. Due giganti dell’interpretazione musicale al pianoforte quale Ramin Bahrami e il jazzista Danilo Rea dialogano, ciascuno nella “propria lingua”, partono alla ricerca di un “centro di gravità permanente” che spieghi perché, a distanza di più di 250 anni, la musica Johann Sebastian Bach continui a intrigarci così profondamente. Di notte e di giorno.

Yegveny Sudbin

Yevgeny Sudbin, purezza e ribellione

Milano, Sala Verdi del Conservatorio, “Serate Musicali”, 16 ottobre 2017 – Per la prima volta ascolto il russo Yevgeny Sudbin, classe 1980, nonostante egli sia venuto più e più volte a suonare per le milanesi “Serate Musicali”. L’impaginato, che inizia con il filo logico dell’accostamento maestro-allievo (Haydn-Beethoven), si delinea poi liberamente con un’apparentemente illogica sequenza Chopin-Scarlatti-Scriabin. Pare quasi una dichiarazione di guerra alla coerenza novecentesca di certi programmi monografici o a tema, tanto più che di Beethoven Sudbin ha eseguito soltanto tre delle sei Bagatelle op. 126.

Pianista paradossale, novecentista Sudbin lo è per altri versi. Innanzitutto in una ricerca quasi ossessiva della perfezione sonora, che affonda chiaramente le sue radici nell’era del cd: la nostra generazione è cresciuta, volente o nolente, con un’abitudine a una bellezza levigata, a un ideale perfezionamento estetico di ciò che la Storia aveva già espresso. Se Sudbin si fermasse a questa ricerca estetica, lo lasceremmo perdere. Ma in lui c’è molto di più: c’è innanzitutto la consapevolezza che l’amore puro e irresistibile per quella bellezza può a volte agire perfino contro la musica, e di conseguenza la volontà di ribellarsi a quella perfezione lungamente agognata.

Fin dalle prime note della Sonata n. 32 in si bemolle minore di Haydn, Sudbin ha mostrato ciò che fa di lui un pianista speciale: la qualità del suono. Non sono molti i virtuosi in grado di trascendere la percussione del martelletto: accanto a Sudbin, mi viene in mente il serbo Aleksandar Madžar, che con il nostro ha qualche affinità. Ancor più che in Madžar, in Sudbin non c’è dolcezza estenuata e ostentata: la purezza del suono, privo di scorie e rugosità, sembra derivare da qualità naturali che si rivelano con la disarmante semplicità che è propria di ciò che è irrimediabilmente bello. Ma vi è anche una ricerca ben precisa: vicinissimo alla tastiera, sia con il corpo che con le mani, Sudbin, come tipico di molti pianisti slavi, non perde mai il contatto profondo con il pianoforte, nemmeno nel pianissimo, facendo quindi dello strumento una sorta di prolungamento di sé -e mai colpendolo come oggetto esterno. Le dita si alzano pochissimo, ma un’energia incredibile corre attraverso le braccia, assicurando rapidità, dinamiche e controllo costante del suono.
L’approccio al testo è bifronte: Sudbin segue scrupolosamente i segni d’articolazione (anche se i “chiodi” risultano un poco ammorbiditi: il pianista sembra avere un’idiosincrasia per gli staccati molto secchi), ma adatta alcune dinamiche. Con un senso ben preciso: la caratterizzazione di un brano nel suo complesso. Così, il primo movimento Allegro Moderato è chiaramente letto in chiave elegiaca, limitando i forte veri e propri ad alcune perentorie chiuse di frase; nel Menuetto, le indicazioni di legato spingono il pianista a sublimare completamente la danza, trasformando il mezzoforte iniziale quasi in un sommesso piano; e anche il Presto finale evita sonorità troppo pungenti. Si potrebbe obiettare che la musica è fatta anche di spigoli, non solo di curve. Ma Sudbin attrae anche per questo: la sua levigatezza non è altro che una natura che egli porta all’estremo, non certo una scelta musically correct. Ciò lo rende riconoscibile, unico.

Già altre volte ho scritto che Beethoven, interpretativamente parlando, è la bestia nera della nostra epoca. Nonostante le dichiarazioni anti-sentimentalistiche del compositore stesso, c’è in Beethoven una sorta di umanesimo accorato che percepiamo come ideale ma che facciamo fatica ad afferrare completamente. Sudbin non fa eccezione: le Bagatelle n. 3, 4 e 5 sono pienamente risolte sul piano della sonorità, di sibaritica raffinatezza, ma lasciano un po’ la sensazione che al lavoro sul suono non corrisponda del tutto un’immersione nei significati più abissali di questa musica (e, del resto, cogliere questo abisso in una paginetta apparentemente naïf come la Bagatella n. 5 in sol maggiore è cosa proibitiva). Sudbin mi conquista invece nello Chopin della Quarta Ballata: l’umano-troppo-umano viene riassorbito completamente nell’alambicco dell’arte, il mezzo si fa già completamente messaggio, come se non ci fosse nulla al di là di quell’universo di bellezza. In un certo senso, più che con Schubert o Schumann, Sudbin sembra dirci che con Chopin la musica si distacca dall’etica e diviene più che mai mondo a sé stante, oserei dire “laico”, con i pro e contro che ciò comporta.

«Quando sei là fuori, il tuo cervello sembra essere in un universo diverso e, come nel sonno, alla fine ti risvegli non ricordando i tuoi sogni»: Sudbin racconta così la dimensione dal concerto dal punto di vista di chi suona. Anche se il suo percorso interpretativo è complessivamente pre-tracciato con una chiarezza assoluta, quasi appunto da compact disc, da alcuni momenti capiamo che questo percorso è in realtà come impresso nel subconscio del pianista, che al momento del concerto è quindi libero di entrare nel flusso onirico dello stato di semi-veglia. Sudbin suona quasi tutta la Ballata in una sorta di penombra, con un canto che è allusivo più che declamatorio, accrescendo il senso di suspense. Ma nell’episodio finale le forze lungamente tenute a freno si scatenano in un accelerando quanto mai vertiginoso e stravagante: non è un’energia demonica a manifestare, come poteva avvenire con un Richter, ma una sorta di liberatorio volo dell’immaginazione. Quando lascia le redini, Sudbin sembra ribellarsi a quel tardo-novecentesco senso della perfezione e aprire improvvise fessure di un mondo sregolato, beneficamente folle. Non è un caso che, chiacchierando con lui dopo il concerto, scopro che fra i suoi pianisti prediletti ci sono figure come Benno Moiseiwitsch o Shura Cherkassky: interpreti che rappresentano certamente, in epoche diverse, un mondo ben lontano da quello di una tecnocratica perfezione.

Questo senso del “volo fantastico” è forse il celatissimo filo rosso che lega in qualche modo lo Chopin di Sudbin al suo Scarlatti e al suo Scriabin, autori amatissimi. «Schubert è troppo perfetto per me -mi dice-, ho bisogno di qualcosa che sia più imperfetto»; «Le trentadue Sonate di Beethoven? Forse preferirei fare le cinquecentocinquantacinque [e passa] di Scarlatti». Un perfezionista alla ricerca dell’imperfezione? Non poi così strano, considerando che nella vita, spesso, siamo attratti da ciò che è opposto a noi, da ciò che attenua o esorcizza le nostre ossessioni. Così, in Scarlatti, Sudbin si divide nettamente fra momenti di cesello parnassiano (da ascoltare, in cd o su spotify, la Sonata K 213 in re minore!) e altri di slancio liberatorio. Senza preoccupazioni di ordine filologico, poiché ammette che «per me suonare Scarlatti al pianoforte significa trascriverlo».

Yegeny Sudbin 2

foto di Alessio Bottiroli

L’umorismo e l’aperta teatralità rimangono sempre comunque eccezioni in un pianista come Sudbin, russo formatosi fra San Pietroburgo, Berlino e Londra: in lui prevale una vena pensosa e una serietà che a dire il vero, in un mondo in cui lo show sembra diventato d’obbligo, non mi dispiacciono affatto. Certo, il rischio è quello di uniformare i diversi compositori in un universo espressivo che, come abbiamo visto, è molto personale e definito: ma ciò non accade forse con altri grandi pianisti? Non esiste pianista che non possa essere contestato o che non abbia talloni d’Achille. D’altronde, Busoni sosteneva che «il segreto di un’interpretazione efficace non sta nella fedele riproduzione del testo; anzi probabilmente è vero l’opposto». Oggi, a distanza di un secolo, dovremmo chiederci se anche dietro la fedele riproduzione dello “stile”, oltre che del testo, si possa nascondere qualche trabocchetto.

Scriabin (Due Pezzi per la mano sinistra op. 9 e Sonata n. 5) ha riassunto l’affascinante duplicità di Sudbin: analisi capillare delle sonorità da un lato e deliberata assunzione di rischi dall’altro. Alcune velocità estreme (Allegro impetuoso con stravaganza) rimandavano al delirante finale della Quarta Ballata: pulviscolo sonoro, quasi contraddicendo quella chiarezza che è prerogativa principale del pianista. Agile, volante, quasi già evocando gli insetti impazziti delle ultime Sonate, Sudbin non è mai monumentale né decadente: il suo Scriabin si affaccia sul futuro, in un vertigine che guarda più verso l’alto che nell’abisso.

Il pianista ha salutato il pubblico non in maniera virtuosistica, come facilmente avrebbe potuto, ma con lo charme di due Notturni di Čajkovskij. «Che bella notte, è più chiara del giorno» avrebbe detto Don Giovanni.

Luca Ciammarughi
articolo apparso sul sito classicaviva

125 ° anniversario della nascita di J.R.R. Tolkien

Giovedì 25 maggio, ore 18.00 Biblioteca Sormani – Sala del Grechetto Via Francesco Sforza, 7 Milano

La Biblioteca Sormani e Serate Musicali sono liete di invitarLa all’incontro Il mondo musicale del

“Signore degli anelli e i suoi influssi sul rock”

Conduce Maurizio Principato della redazione di Radio Popolare

Interventi musicali dal vivo di
Maddalena Scagnelli, violino e voce
Sara Pavesi, arpa celtica.

Come tutti i lettori tolkieniani sanno bene- la musica ha un ruolo molto importante nelle opere del Professore- tanto che si trova ad essere il mezzo con il quale Eru Iluvatar- coadiuvato dagli Ainur- crea l’intero mondo di Arda. Non solo: assai di frequente si incontrano nelle storie della Terra di Mezzo canti e poesie- che vanno dalle allegre canzoni da taverna degli hobbit- agli eleganti e malinconici inni elfici per Elbereth- alla storia di Beren e Luthien cantata da Aragorn intorno al fuoco. La musica dunque serve per raccontare storie e suscitare emozioni e per questo Tolkien è stato di ispirazione a molti Gruppi rock di tutta Europa.

Di questo ci parlerà Maurizio Principato- mentre Maddalena Scagnelli (voce – violino e salterio ad arco) e Sara Pavesi (arpa anglica di piccola taglia) faranno rivivere le atmosfere leggendarie eseguendo alcuni brani celeberrimi del repertorio medievale anglosassone e alcune ballate tradizionali nate tra Scozia-Islanda- Irlanda.

 

Violinista ANCA VASILE Pianista ALESSANDRO TREBESCHI

Venerdì 19 Maggio 2017, ore 21:00 amici
SOCIETÀ DEL GIARDINO – SALONE  D’ORO – Via San Paolo, 10 – Milano

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CÉSAR FRANCK: Sonata in la maggiore per violino e pianoforte

CLAUDE DEBUSSY: Sonata n. 3 in sol minore per violino e pianoforte

MAURICE RAVEL: Tzigane. Rapsodia da concerto – versione per violino e pianoforte

Maggiori dettagli sull’evento

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Lezioni concerto di Luca Schieppati (Ultima Lezione)

9 Maggio – Ultimo incontro per le lezioni concerto di Luca Schieppati.

Otto lezioni concerto di Luca Schieppati
In modo russico: La musica in terra di Russia da Glinka e Shostakovich

Le lezioni si terranno presso l’Istituto dei Ciechi – via Vivaio 7 – Sala Stoppani- ore 18.00

 

  • 9 Maggio    Libertà, ricerche, nostalgie: tradizione e rinnovamento in Russia e nelle repubbliche post-sovietiche”

Segui questo link per ulteriori informazioni

Scipione Sangiovanni

Venerdì 10 Marzo alle ore 21 presso laSangiovanni_Scipione1

 Società del Giardino, via San Paolo 10, 

per il ciclo  MUSICA E STORIA

si esibirà il Pianista Scipione Sangiovanni

(Omaggio alla Società del Giardino)

D. SCARLATTISonata in do diesis minore K 247, Sonata in re minore K 1
W. A. MOZART/ S.  SANGIOVANNI: Sonata n. 12 in fa maggiore K 332
D. MAFFEIS: Canto d’amore – Romanza per pianoforte
Intermezzo Lirico
A. VIVALDI / S. SANGIOVANNI: «Inverno» da “Le Quattro Stagioni”
A. PIAZZOLLA/ S.  SANGIOVANNI: «Inverno» da “Le Quattro Stagioni”
F. LISZT: Sonetto del Petrarca 47 “Benedetto sia ‘l giorno”, Sonetto del Petrarca 104 “Pace non trovo”, Tarantella da “Venezia e Napoli”

Due «baronetti» del pianoforte in concerto

Stanno lasciando un tale segno nella storia dell’interpretazione musicale, che la regina Elisabetta li ha designati baronetti. Ed entrambi li avremo a Milano, ospiti delle «Serate Musicali». Sir Andras Schiff è atteso lunedì in Conservatorio, e Sir Antonio Pappano, venerdì 3 marzo, al Teatro Dal Verme.

Due artisti molto legati a questa istituzione che in mezzo secolo d’attività ha creato una solida rete di concertisti-amici. Si va da Martha Argerich a Gidon Kremer, Yuri Bashmet, Alexander Lonquich, Frank Peter Zimmermann, Piotr Andersewski… nomi che regolarmente tornano: con lo spirito di chi si sente a casa, dunque non deve dimostrare più nulla: solo esprimersi.

Schiff frequenta le «Serate» da 30 anni, lo fa con programmi speciali, studiati ad arte, spesso si tratta di cicli, come l’integrale delle Sonate di Beethoven percorso nell’arco di due stagioni. Beethoven, i classici viennesi, il connazionale Bela Bartok sono i musicisti cari a Schiff. Che ha poi una venerazione e congenialità per Bach, ed è con pagine di Bach che suole aprire ogni dì, sorta di doccia o terapia del mattino. Il recital di lunedì è centrato su Schubert, due Sonate, Improvvisi e Drei Klavierstücke D946. Schiff è uno speciale interprete dell’animo – delicato ed errabondo – di questo poeta del pianoforte. Affronterà Schubert con quel sorriso di artista in pace con se stesso, avvicinandosi alla tastiera con passi tardi e lenti come se dovesse prepararsi alla lunga conversazione con il compositore che sta per incontrare. Pacatezza di un interprete che ha scelto i colli sinuosi di Fiesole come sua residenza, benché – a tacere della nascita e formazione ungherese – sia naturalizzo britannico. Interessante come interpreti il nostro Paese, dice di essere innamorato di Firenze che considera «l’anima dell’Italia, così come Roma rappresenta il cuore e Milano il cervello» osserva questo uomo amante del bello e di squisitezze. Schiff è l’equilibrio fatto persona, ma quando si scompone lo fa con la determinazione e la forza dirompente delle grandi personalità. Ha scritto lettere incisive alla stampa, quella che conta, comunicando il disappunto per la deriva verso l’estrema destra della nativa Ungheria: dove – ha detto – non intende esibirsi.

Anche il direttore e pianista Antonio Pappano non ebbe problemi a schierarsi fermamente contro la Brexit all’indomani del referendum choc. Pappano che è un po’ italiano, un po’ americano e un po’ londinese, è colui che ha dato un forte impulso alla Roma sinfonica, dal podio dell’Orchestra di Santa Cecilia. È poi il riferimento della Londra musicale, leader del Covent Garden. Una figura carismatica, d’una personalità fortemente empatica, capace di sintonizzare con musicisti, sovrintendenti, personalità delle città in cui opera. Direttore d’orchestra, però cresciuto a pane e pianoforte: strumento particolarmente amato per dialogare alla pari (e non da un podio) con i colleghi musicisti, spesso professori dell’orchestra di Santa Cecilia. Operazioni che gli riescono assai bene, è infatti fresco di un Grammy per il cd della Warner condiviso con il cantante Ian Bostridge, «Shakespeare Songs». Venerdì prossimo sarà al Dal Verme con il violoncellista Luigi Piovano, eseguiranno due Sonate di Brahms, e due composizioni in prima milanese scritte appositamente per il Duo. Gli autori sono Michele Dall’Ongaro e Riccardo Panfili.

Articolo pubblicato su www.giornale.it da Piera Anna Franini

 

Gala di capodanno

Domenica 1 Gennaio 2017 – ore 17.00
Sala Verdi del Conservatorio – Via Conservatorio, 12 – Milano

«Gala di Capodanno»

ORCHESTRA DEL TEATRO DELL’OPERETTA DI BUDAPEST
Direttore MONIKA SZABO
Soprano TIMEA VERMES
Tenore GERGELY BONCSER

Suoni del Danubio

 J. STRAUSS: Die Fledermaus: Ouvertüre,  Wiener Blut Walzer, Unter Donner  und Blitz polka
F. V. SUPPE: Dichter und Bauer Ouvertüre
J. STRAUSS: Egyptischer Marsch, Geschichten aus dem Wienerwald, Perpetum mobile polka, Kaiser Walzer, Éljen a magyar polka
J. BRAHMS: V° Ungarischer Tanz
E. KÁLMÁN: Gräfin Mariza: Grüß mir die Süßen
J. STRAUSS: Die Fledermaus: Csárdás, Annen polka
F. LEHÁR: Die lustige Witve: Lippen schweigen
J .STRAUSS: Tritsch-tratsch-polka
F. LEHÁR: Land des Lächens: Dein ist mein ganzes Herz, Zigeunerliebe: Hör’ ich Zymballklänge
E. KÁLMÁN: Gräfin Mariza: Komm Zigan, Die Csárdásfürstin: Sylva Auftritt
J. STRAUSS: An der schönen blauen Donau Walzer, Radeczky Marsch

Clavicembalista MICHELE BENUZZI

28 – 29 – 30 – 31 dicembre 2016 – ore 15.00museopoldipezzoli
Via Manzoni 12 – Milano MUSEO POLDI PEZZOLI
Clavicembalista MICHELE BENUZZI

Programma

JOHANN SEBASTIAN BACH (1685-1750)

Fantasia e Fuga in la minore BWV 904
Suite aufs die Lautenwerke BWV 996: Passaggio (Presto), Allemanda, Courante, Sarabande, Bourrè, Gigue
Partita III in la minore BWV 827: Fantasia, Allemanda, Corrente,Sarabande, Burlesca, Scherzo, Gigue

WILHELM FRIEDEMANN BACH (1710-1784)

Polonaise in fa maggiore Falck 12/9
Polonaise in fa minore Falck 12/ 10
Fantasia in re minore Falck 19 (1770)

 

MICHELE BENUZZI

Ha ottenuto il “Diploma di Concertista” al Royal College of Music di Londra.
Nel 2003 ha vinto il terzo premio alla diciassettesima edizione dello “Yamanashi International Harpsichord Competition” in Giappone.
Ha promosso ed eseguito, insieme ad altri clavicembalisti, l’esecuzione Integrale delle Sonate di Domenico Scarlatti in un programma ciclico di concerti che si sono tenuti ad Annecy in Francia dal 1995 al 2002.
Ha fondato il gruppo strumentale “Arcomelo” con il quale approfondisce il repertorio della musica barocca e le problematiche legate all’esecuzione su strumenti d’epoca.
Con “Arcomelo” ha registrato per la casa discografica “La Bottega Discantica” di Milano un CD dedicato ai Concerti per clavicembalo e orchestra di C. Ph. E. Bach e uno dedicato ai Concerti per clavicembalo e orchestra e alle Sinfonie di W. F. Bach, entrambi accolti con entusiasmo dalla critica.
Con la flautista giapponese Mitsuko Ota ha registrato i Concerti per flauto e flautino di Antonio Vivaldi. Il CD è stato nominato disco del mese dalla rivista giapponese “The record geijutsu magarine” (maggio 2013).
Da solista ha registrato le Sonate di Domenico Scarlatti sul clavicembalo di Johann Adolf Hass del 1764 appartenente alla Collezione Russell di Edimburgo; per la casa discografica “London Independent Records” un CD dedicato a G. F. Händel su uno strumento di Daniel Dulcken del 1730 recensito come “altamente raccomandato” dalla critica specializzata (International Record Review: dicembre 2010).

Attualmente registra per la casa discografica Brilliant Classics che ha pubblicato un disco dedicato alle Fantasie e Sonate di J. W. Hässler su uno strumento di Robert Falkener del 1773, recensito come “Highest, highest recommendation” dalla rivista Americana Fanfare e premiato con le 5 stelle della critica della rivista Musica (luglio, agosto 2012).
Nel 2012 ha registrato l’Integrale delle Sei collezioni di musica da camera di J. A. Benda in un cofanetto di 6 CD ; l’anno successivo l’Integrale delle Sonate di J. Ch. Nichelmann.
Di recente uscita un CD dedicato alle Sonate di J. Gallès e i primi 4 dell’Integrale della Musica per tastiera di J. W. Hässler.
Nei programmi futuri la registrazione delle Sonate di J. E. Altemburg.
Apprezzato per l’espressività delle sue esecuzioni e per la bellezza del suono è invitato come solista in Europa, Asia, Australia e Nuova Zelanda.
SI RACCOMANDA VIVAMENTE DI SPEGNERE I TELEFONI CELLULARI
SONO VIETATE REGISTRAZIONI AUDIO VIDEO