Due «baronetti» del pianoforte in concerto

Stanno lasciando un tale segno nella storia dell’interpretazione musicale, che la regina Elisabetta li ha designati baronetti. Ed entrambi li avremo a Milano, ospiti delle «Serate Musicali». Sir Andras Schiff è atteso lunedì in Conservatorio, e Sir Antonio Pappano, venerdì 3 marzo, al Teatro Dal Verme.

Due artisti molto legati a questa istituzione che in mezzo secolo d’attività ha creato una solida rete di concertisti-amici. Si va da Martha Argerich a Gidon Kremer, Yuri Bashmet, Alexander Lonquich, Frank Peter Zimmermann, Piotr Andersewski… nomi che regolarmente tornano: con lo spirito di chi si sente a casa, dunque non deve dimostrare più nulla: solo esprimersi.

Schiff frequenta le «Serate» da 30 anni, lo fa con programmi speciali, studiati ad arte, spesso si tratta di cicli, come l’integrale delle Sonate di Beethoven percorso nell’arco di due stagioni. Beethoven, i classici viennesi, il connazionale Bela Bartok sono i musicisti cari a Schiff. Che ha poi una venerazione e congenialità per Bach, ed è con pagine di Bach che suole aprire ogni dì, sorta di doccia o terapia del mattino. Il recital di lunedì è centrato su Schubert, due Sonate, Improvvisi e Drei Klavierstücke D946. Schiff è uno speciale interprete dell’animo – delicato ed errabondo – di questo poeta del pianoforte. Affronterà Schubert con quel sorriso di artista in pace con se stesso, avvicinandosi alla tastiera con passi tardi e lenti come se dovesse prepararsi alla lunga conversazione con il compositore che sta per incontrare. Pacatezza di un interprete che ha scelto i colli sinuosi di Fiesole come sua residenza, benché – a tacere della nascita e formazione ungherese – sia naturalizzo britannico. Interessante come interpreti il nostro Paese, dice di essere innamorato di Firenze che considera «l’anima dell’Italia, così come Roma rappresenta il cuore e Milano il cervello» osserva questo uomo amante del bello e di squisitezze. Schiff è l’equilibrio fatto persona, ma quando si scompone lo fa con la determinazione e la forza dirompente delle grandi personalità. Ha scritto lettere incisive alla stampa, quella che conta, comunicando il disappunto per la deriva verso l’estrema destra della nativa Ungheria: dove – ha detto – non intende esibirsi.

Anche il direttore e pianista Antonio Pappano non ebbe problemi a schierarsi fermamente contro la Brexit all’indomani del referendum choc. Pappano che è un po’ italiano, un po’ americano e un po’ londinese, è colui che ha dato un forte impulso alla Roma sinfonica, dal podio dell’Orchestra di Santa Cecilia. È poi il riferimento della Londra musicale, leader del Covent Garden. Una figura carismatica, d’una personalità fortemente empatica, capace di sintonizzare con musicisti, sovrintendenti, personalità delle città in cui opera. Direttore d’orchestra, però cresciuto a pane e pianoforte: strumento particolarmente amato per dialogare alla pari (e non da un podio) con i colleghi musicisti, spesso professori dell’orchestra di Santa Cecilia. Operazioni che gli riescono assai bene, è infatti fresco di un Grammy per il cd della Warner condiviso con il cantante Ian Bostridge, «Shakespeare Songs». Venerdì prossimo sarà al Dal Verme con il violoncellista Luigi Piovano, eseguiranno due Sonate di Brahms, e due composizioni in prima milanese scritte appositamente per il Duo. Gli autori sono Michele Dall’Ongaro e Riccardo Panfili.

Articolo pubblicato su www.giornale.it da Piera Anna Franini

 

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