F. RUDIN – B. KUSNEZOW

Quando:
6 Luglio 2021@8:00 pm
2021-07-06T20:00:00+02:00
2021-07-06T20:15:00+02:00
Dove:
Sala Verdi del Conservatorio di Milano
via Conservatorio 12
Costo:
Intero € 25,00 - Ridotto € 20,00
Contatto:
Biglietteria
02 29409724

Violinista FEDOR RUDIN

Pianista BORIS KUSNEZOW

Programma

F. SCHUBERT (1797 – 1828)
Sonatina per violino e pianoforte in re maggiore op.137 I D.384

  1. Allegro molto (re maggiore)
  2. Andante (la maggiore)
  3. Allegro vivace (re maggiore)

W.A. MOZART (1756 – 1791)
Rondò per violino e pianoforte in do maggiore KV373
Allegro grazioso (do maggiore)

FRANZ SCHUBERT
Rondò in si minore per violino e pianoforte  op.70, D.895
Andante (si minore). Allegro

H. W. ERNST (1812 -1865)
Grand Caprice su „Erlkönig“ di Schubert op.26 per violino solo

JAN VÁCLAV HUGO VOŘÍŠEK (1791 – 1825)
Sonata per violino e pianoforte in sol maggiore op.5

  1. Introduzione (Largo) – Allegro moderato
  2. Scherzo (Allegro molto)
  3. Andante sostenuto
  4. Finale (Allegro molto)

Scarica il libretto di sala


FEDOR RUDIN

Nato a Mosca nel 1992 in una famiglia di musicisti (suo nonno era il famoso compositore russo Edison Denisov) e cresciuto a Parigi, Rudin si diploma con Zakhar Bron alla Scuola di Alto Perfezionamento di Colonia e con Pierre Amoyal al Mozarteum di Salisburgo, perfezionandosi all’Università di Musica e Arti dello Spettacolo a Graz nella classe di Boris Kuschnir. È vincitore di premi a numerosi concorsi internazionali quali: Premio Paganini a Genova, George Enescu a Bucharest, Premio Ivry Gitlis 2019 a Parigi e il suo recente album  Reflets è candidato all’International Classical Music Awards. Nella stagione 2020-2021 ha debuttato con l’Orchestra Sinfonica della Radio di Berlino (direttore Vladimir Jurowski), con la Norwegian Radio Orchestra (direttore Petr Popelka), con la Baltic Neopolis Orchestra, la Bournemouth Symphony Orchestra (direttore Kirill Karabits) e con la Deutsches Kammerorchester alla Berliner Philharmonie. Rudin ha suonato allo Stern Auditorium della Carnegie Hall di New York, al Konzerthaus di Berlino, alla Philharmonie di Parigi, al Musikverein di Vienna e alla Tonhalle di Zurigo, con Orchestre quali: Sinfonica di Basilea, Opéra Bastille di Parigi, Orchestra da Camera di Monaco di Baviera, Orchestre de Chambre de Paris, Orchestre Symphonique de Montréal e Cape Town Philharmonic Orchestra, sotto la direzione di Lorenzo Viotti, Darrell Ang, Isaac Karabtchevsky, Christoph Poppen, Maxim Vengerov e Conrad van Alphen. Appassionato camerista, ha fondato il Fratres Trio, composto da violino, sassofono e pianoforte. L’Ensemble ha vinto il premio del Concorso di Musica da Camera Illzach a Mulhouse e gli è stato assegnato il Supersonic Award dalla rivista Pizzicato per il CD Couleurs d’un Rêve. In formazioni cameristiche ha partecipato ai Festivals di Salisburgo, Schleswig-Holstein Music Festival, Pietrasanta in Concerto, Crans Montana Classics, ArtenetrA e altri. Rudin coltiva anche una grande passione per il repertorio sinfonico e operistico e lavora regolarmente anche come direttore d’orchestra. Appena ventenne è stato ospite della Georgian National Philharmonic Orchestra e ha diretto la Petrobras Symphony Orchestra di Rio de Janeiro, il Moscow Contemporary Music Ensemble, la Lviv Philarmonic, l’Orchestra dell’Opera di Szczecin e l’Orquesta Reino de Aragon. Come Primo Violino dell’Orchestra dell’Opera di Vienna e dei Filarmonici di Vienna dal 2019 al 2021, ha potuto accumulare una notevole esperienza sotto la guida di direttori come Riccardo Muti, Christian Thielemann, Zubin Mehta e Andris Nelsons. Attualmente sta completando gli studi di direzione d’orchestra con Simeon Pironkoff alla University of Music and Performing Arts di Vienna.

Suona il bel violino italiano “ex-Benecke” di Antonio Stradivari, fatto a Cremona nel 1694, generosamente prestatogli dalla Banca Nazionale Austriaca.

Fedor Rudin debutta oggi a Milano per Serate Musicali.

www.fedorrudin.com

BORIS KUSNEZOW 

Nato a Mosca, dove ha iniziato gli studi musicali alla Accademia Gnessin, all’età di otto anni si è trasferito in Germania, dove ha completato gli studi ad Hannover con Bernd Goetzke.
Ha vinto il primo premio del German Music Competition, ottenuto riconoscimenti internazionali al Borletti-Buitoni Trust, una borsa di studio della Deutsche Stiftung Musikleben e del Studienstiftung des deutschen Volkes.
Ha suonato alla Carnegie Hall di New York, al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo, alla Kioi-Hall di Tokyo, al Gasteig di Monaco di Baviera e alla Philharmonie di Berlino.
Ha effettuato numerose registrazioni radiofoniche e inciso 12 CD molti dei quali candidati a premi quali “Opus Klassik” e “Premio della Critica Tedesca”.
Ha fondato l’Accademia Pianistica “Chamber Lab” a Montecastelli, organizza una master class internazionale nel Castello di Bückeburg (IMAS) e lavora come volontario alla Loewe Foundation, dove si occupa principalmente della promozione della musica classica.
Kusnezow è molto richiesto come pianista ufficiale anche da grandi Concorsi Internazionali e recentemente è stato invitato dal Concorso ARD di Monaco, dal Concorso Joseph Joachim ad Hannover e dal Queen Elisabeth di Bruxelles.

Anche l’insegnamento ha una parte importante nella sua attività musicale. Nel 2020 è stato nominato professore di pianoforte per la musica da camera all’Università della Musica e del Teatro “Felix Mendelssohn Bartholdy“ di Lipsia.

Boris Kusnezow debutta oggi in Italia per Serate Musicali – Milano.

www.boriskusnezow.com


FRANZ  SCHUBERT  

Sonatina in re maggiore per violino e pianoforte op.137 n.1, D.384

Nulla sappiamo delle circostanze che spinsero Schubert a scrivere, fra il marzo e l’aprile 1816, tre Sonatine per violino e pianoforte. È certo però che esse, già nelle intenzioni dell’autore, dovessero formare un tutto unico ed esser pubblicate insieme, in un ordine ben stabilito, secondo una formula editoriale consolidata fin dai tempi di Haydn, Mozart e del giovane Beethoven. Lo dimostra per esempio la successione delle tonalità: la prima Sonatina è in re maggiore, tonalità festosa e solenne che ben si attagliava, di norma, a un pezzo d’apertura; la seconda e la terza sono rispettivamente nelle tonalità di la minore e sol minore e hanno non soltanto dimensioni ma anche caratteri più elaborati e differenziati, come se Schubert le avesse pensate all’interno di una grande forma tripartita. È probabile che l’autore sperasse così in una pubblicazione rapida e in una altrettanto rapida diffusione presso i dilettanti e gli amatori di musica viennesi, assetati di sempre nuovi pezzi da includere nel loro repertorio domestico. Ma le cose, anche questa volta, andarono diversamente: le tre Sonatine apparvero da Diabelli come op.137, secondo la numerazione originaria, soltanto nel 1836, vale a dire otto anni dopo la morte di Schubert. Sul manoscritto della prima Sonatina, Schubert ha annotato: «Sonata per pianoforte con accompagnamento di violino». Trascurando la distinzione del tutto inessenziale fra Sonata (Schubert) e Sonatina (edizione di Diabelli), questa indicazione rimanda a una formulazione del rapporto fra i due strumenti di marca prettamente settecentesca e dunque in un certo senso sorpassata all’epoca della composizione.
Infatti specialmente questa prima Sonatina è rivestita di una patina arcaica che la inscrive nell’orbita della tradizione antica, sicuramente almeno prebeethoveniana. Delle tre essa è l’unica a mancare del Minuetto e a seguire, nell’articolazione dei tre movimenti che la compongono, una forma elementare: il primo movimento Allegro molto presenta una breve esposizione e uno sviluppo ridotto all’osso; l’Andante in la maggiore ha lo schema più ovvio della forma A – B – A e si segnala appena come possibile abbozzo di un Lied; il finale Allegro vivace è un Rondò di esemplare concisione e chiarezza.

Anche il trattamento dei due strumenti guarda al passato e soprattutto al modello mozartiano, benché in più di un passo si avverta la mano personale di Schubert. Nel primo movimento i temi sono enunciati all’unisono e procedono sostanzialmente appaiati nei due strumenti, salvo che nello sviluppo, dove il pianoforte presenta alla mano sinistra un canone col violino e alla destra un caratteristico ritmo di marcia. Nell’Andante il dialogo si fa più intenso e articolato, passando dall’iniziale predominio del pianoforte, che espone il tema, all’ampio svolgimento melodico del violino, accompagnato discretamente ma con ricchezza di fioriture dal pianoforte. Nel Rondò finale la cifra stilistica schubertiana si esprime soprattutto nello slancio del tema, esposto prima dal violino e ripreso poi dal pianoforte; una volta riuniti, i due strumenti intrecciano una danza condotta con la consueta finezza armonica e agogica da Schubert, senza che tuttavia appaia neppure un’ombra di contrasto o di vero antagonismo.

WOLFGANG AMADEUS MOZART

Rondò per violino e pianoforte in do maggiore KV373

Il Rondò K.373, scritto nell’aprile del 1781 a Vienna, appartiene al periodo immediatamente precedente il licenziamento di Mozart dalla corte arcivescovile di Salisburgo; si tratta infatti di un brano a sé stante, destinato a una accademia organizzata dall’arcivescovo Colloredo (presente a Vienna con la sua corte per i festeggiamenti dell’incoronazione di Giuseppe II). Il refrain, proposto immediatamente dal solista, presenta un carattere amabile che si mantiene per tutta la pagina, nonostante il contrasto degli episodi centrali; il virtuosismo della parte solistica, quasi sempre in primo piano, non perde mai una definizione di eleganza, come nella riproposizione variata del refrain; la pagina si spegne in pianissimo, sui pizzicati del solista.

FRANZ SCHUBERT

Rondò in si minore per violino e pianoforte op.70, D.895

Il Rondò D.895, composto per il violinista cecoslovacco Josef Slawjk (1806 – 1833), molto stimato da Schubert e considerato da Chopin un secondo Paganini, è una pagina concepita per porre in evidenza le doti del violinista, dopo un tema introduttivo molto cantabile e secondo il gusto armonico tipico del creatore della Wanderer Phantasie. A una melodia del violino ricca di sognante tensione subentra una situazione tematica vivace e danzante, molto spigliata nelle ardite modulazioni del solista. Non mancano richiami alla frase iniziale prima che il violinista, dopo una serie di eleganti e fiorite variazioni, concluda in maniera spavaldamente brillante e virtuosistica, in tempo Presto e in linea con la migliore tradizione della musica per archi. Il brano fu eseguito da Slawjk con la collaborazione pianistica di Karl Maria von Bocklet in un concerto tenutosi nei primi mesi del 1827 a Vienna su iniziativa dell’editore Artaria e alla presenza dello stesso Schubert. Non si sa quale sia stata la reazione del pubblico e se i giornali dell’epoca siano stati altrettanto negativi, come quando parlarono l’anno successivo della Fantasia op.159, ritenuta troppo episodica e dispersiva nella sua eleganza melodica.

HEINRICH WILHELM ERNST

Grand Caprice su „Erlkönig“ di Schubert op.26 per violino solo

Erlkönig è un Lied di Franz Schubert (D.328) sui versi dell’omonima ballata di Johann Wolfgang von Goethe, musicato nel 1815. Fu eseguito per la prima volta in pubblico da Johann Michael Vogl il 7 marzo 1821 al Theater am Kärntnertor di Vienna. Il Lied fu in seguito ripreso e arrangiato con strumentazioni differenti da Franz Liszt (che ne produsse sia una trascrizione per pianoforte solo, divenuta uno dei suoi cavalli di battaglia, che una per orchestra e voce), Hector Berlioz e Max Reger (entrambi per orchestra e voce).
Famigerata inoltre la trascrizione per violino solo di Heinrich Ernst, del 1854, che va sotto il nome di Grand Caprice für Violine allein op.26, considerata “l’apice della tecnica violinistica”; caratteristica di quest’ultima trascrizione è la polifonia estrema, poiché un violino solo deve interpretare il bimbo febbricitante, il padre, il Re degli Elfi (ciascuno con una coloratura specifica), ma allo stesso tempo
anche l’accompagnamento di pianoforte. Il pezzo fa uso intensivo di accordi a due, tre e persino quattro voci (rarissimi nella letteratura violinistica), armonici artificiali e passaggi in pizzicato

JAN VÁCLAV HUGO VOŘÍŠEK

Sonata per violino e pianoforte in sol maggiore op.5

Voříšek nacque in Boemia da padre musicista, insegnante, direttore di coro e organista. Apprese lo studio della musica in tenerissima età e fu un bambino prodigio, iniziando a suonare in pubblico all’età di nove anni. Il padre continuò nell’insegnamento musicale avviandolo verso lo studio del pianoforte, ma nello stesso tempo fornendogli un’istruzione generale che gli consentisse l’iscrizione all’Università di Praga, dove studiò poi filosofia, seguendo anche lezioni di pianoforte e composizione con Tomášek. Non trovando sufficiente lavoro a Praga, nel 1813 decise di trasferirsi a Vienna per studiare legge, sperando vivamente  però di incontrare Beethoven, che era il suo idolo. Cosa che si avverrò nel 1814; ma nella capitale dell’Impero incontrò anche altri musicisti famosi come Louis Spohr, Ignaz Moscheles, Johann Nepomuk Hummel e specialmente Franz Schubert del quale divenne presto amico.
Voříšek completò gli studi di legge nel 1821 e venne nominato avvocato alla Corte Militare, specializzato in affari commerciali. Comunque, nel 1822, ottenne anche il posto di secondo organista di Corte e così pose fine alla sua breve carriera legale, visto che nel 1824 fu nominato primo organista. In breve Voříšek divenne uno stimato compositore di musica per orchestra, voce e pianoforte. Nel 1818 era già direttore dell’Orchestra della Gesellschaft der Musikfreunde. Morì prematuramente di tubercolosi nel 1825 all’età di 34 anni e venne sepolto nel cimitero di Währing, dove, tre anni dopo, vennero sepolti anche l’amico Schubert e Beethoven. Oggi il sito è un parco intitolato a Franz Schubert. Voříšek compose una sola Sinfonia, nella tonalità di re maggiore nel 1821, che ricorda alcuni passi delle Sinfonie n.1 e n.2 di Beethoven.
Fu un rappresentante della prima epoca della musica romantica e la sua invenzione melodica prefigurò quella di Schubert. In qualità di organista della Corte Imperiale, compose una Messa in si bemolle maggiore, una Sinfonia e la Sonata per violino e pianoforte in sol maggiore op.5 in programma questa sera, dedicata all’Arciduca Rodolfo d’Austria, che venne pubblicata da Pietro Mechetti, (lo stesso editore delle prime opere di Chopin, Mendelssohn, Nicolai, Schumann, Schubert e Johann Strauss Sr.) nel 1820.

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