G. GIBBONI – I. LAZAR

G. GIBBONI – I. LAZAR

Quando:
28 Marzo 2022@8:45 pm
2022-03-28T20:45:00+02:00
2022-03-28T21:00:00+02:00
Dove:
Sala Verdi del Conservatorio di Milano
via Conservatorio 12
Costo:
Intero € 20,00 – Ridotto € 15,00
Contatto:
Biglietteria
02 29409724

«Giovani»

Violinista GIUSEPPE GIBBONI (Vincitore Premio Paganini 2021)

Pianista INGMAR LAZAR

Programma

JOHANNES BRAHMS (1833 – 1897)
Sonata n.3 in re minore per violino e pianoforte op.108
Allegro
Adagio
Un poco presto e con sentimento
Presto agitato

NICCOLÒ PAGANINI (1782 – 1840)
Capriccio n.1 op.1: “L’Arpeggio”
Andante in mi maggiore

Capriccio n.5 op.1
Agitato in la minore

Capriccio n.24 op.1
Tema con variazioni. Quasi presto, in la minore

HENRYK WIENIAWSKI (1835 – 1880)
Variazioni su un tema originale per violino e pianoforte op.15
Maestoso
Andante ma non troppo
Tema: Allegretto
Variazione n.1
Variazione n.2: Poco più lento
Variazione n.3: Risoluto
Finale: Tempo di valse
Coda: Allegro vivace

ALFRED SCHNITTKE (1934 – 1998)
“A Paganini” per violino solo
Andante
Cadenza I
Cadenza II

NICCOLÒ PAGANINI
Dal Concerto n.2 in si minore op.7: “La Campanella”

Si ringrazia per la collaborazione

Scarica il libretto di sala


GIUSEPPE GIBBONI

Nato nel 2001, si diploma a quindici anni con Lode e Menzione d’Onore con Maurizio Aiello. Nel 2015 viene ammesso all’Accademia Stauffer di Cremona nella classe di Salvatore Accardo. Nel 2016 riceve il Diploma d’Onore ai corsi di Alto Perfezionamento all’Accademia Chigiana di Siena. Dal 2016 frequenta il corso di Alto Perfezionamento presso l’Accademia Perosi di Biella nella classe di Pavel Berman. Attualmente studia con Pierre Amoyal al Mozarteum di Salisburgo.
Ha partecipato a concorsi nazionali e internazionali tra cui: XXIII Concorso Internazionale Postacchini; International Competition L. Kogan; G. Enescu International Competition. Vince il 56º Premio Paganini di Genova, oltre al premio speciale per la miglior esecuzione del Concerto di Paganini, premio speciale per il maggior riconoscimento da parte del pubblico, premio speciale per la miglior interpretazione dei Capricci di Paganini.
Come solista ha suonato in Italia, Austria, Russia, Germania, Paesi Bassi, e altri. Nel 2017 ha ricevuto un riconoscimento della Camera dei Deputati dalla Presidente Laura Boldrini nella giornata nazionale della Musica con il Premio Internazionale “Charlot” come giovane promessa della musica. Si è esibito al Conservatorio Ciaikovski di Mosca a chiusura della mostra “Il Mito di Stradivari”. Dal 2017 è un’artista della SI-YO Foundation di New York.
È Socio onorario RotarAct. Suona un violino Balestrieri 1752 prestatogli dal Dott. Stefano Arancio per conto del progetto “Adopt a Musician” di Lugano.
Nel 2021 il debutto con il Concerto per violino e orchestra di Ciaikovski con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia; un concerto in duo con la chitarrista Carlotta Dalia a Dubai Expo per conto del Ministero della Cultura Italiana e, sempre in duo, si esibisce su invito del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella presso il Palazzo al Quirinale alla Cappella Paolina, in diretta RadioRai3. Il 2022 lo ha visto e lo vedrà protagonista all’inaugurazione di Ferrara Musica, Mantova Musica, e in debutto, come solista, con l’Orchestra della Fondazione lirico sinfonica del Teatro Comunale di Bologna. Ė ospite per la prima volta di Serate Musicali – Milano.

INGMAR LAZAR

Si esibisce regolarmente a Mosca, Amsterdam, Monaco, Salisburgo, Praga, Parigi, Bucharest e Tel Aviv.
Ė regolarmente invitato ai più importanti festival internazionali; ha collaborato con direttori quali Vladimir Spivakov, Jean-Jacques Kantorow, Mathieu Herzog, Julien Chauvin, Anna Duczmal-Mróz, Constantin Adrian Grigore, Nicolas Krauze, Peter Vizard; come solista ha suonato con l’Orchestra Filharmonica Nazionale russa, i Virtuosi di Mosca, l’Orchestre Lamoureux, la Romanian Radio Chamber Orchestra, l’Ensemble Appassionato e la The Lviv Philharmonic Academic Symphony Orchestra. Lazar si dedica anche alla musica da camera suonando con Amoyal, Dautricourt, Herzl, Kim, Laval, il Quartetto Hermès, il The Vision String Quartet, etc…
La sua discografia include un recital di Schubert con Wanderer Fantasie e Sonata D.959, (cinque stelle dalla rivista Classica e premiato con “France Musique’s Choice”); un recital di Beethoven con le Bagatelle op.33, la Sonata op.81a “Les Adieux” e l’op.111, registrato dal vivo al Teatro Nazionale di Marsiglia “La Criée” (cinque stelle dalla rivista Classica).
La curiosità di Ingmar Lazar lo ha portato anche a esplorare il repertorio raramente eseguito e ha portato a diverse pubblicazioni in CD di Opere di Jean-Philippe Rameau e, in duo con Alexandre Brussilovsky, di Opere di Jean Françaix, Mieczyslaw Weinberg ed Efrem Podgaits.
Ė ospite per la prima volta di Serate Musicali – Milano.


JOHANNES BRAHMS

Sonata n.3 in re minore per violino e pianoforte op.108

Brahms pubblicò solo tre Sonate per violino e pianoforte ma il suo catalogo comprende altre composizioni che vedono impiegati i due strumenti, una combinazione che evidentemente sentiva vicina forse per l’affinità con le atmosfere del Lied. La composizione della Terza Sonata, dedicata ad Hans von Bülow, impegnò l’autore per circa due anni (1887/88) e ci offre una pienezza di suono diversa dall’intimismo delle precedenti.
L’uso moderato del contrappunto e il grande virtuosismo del pianoforte apparvero alla critica un “cedimento” del compositore, che fu accusato di ricercare elementi più esteriori e d’effetto, ma non si può non osservare la felice creatività della linea melodica. Del resto, come spesso accade nella musica di Brahms, il fascino del lavoro sta nella variazione e nella permutazione del materiale tematico, apparentemente inesauribile.
Il primo tema dell’Allegro presenta un’interessante combinazione di elementi melodici (violino) e ritmici (pianoforte); subito, nell’accompagnamento, si sviluppa una forte tensione grazie all’uso di figure ritmicamente instabili come la sincope o la sovrapposizione di tempi ternari e binari. Su questo tappeto fluttuante il violino disegna, al contrario, una linea di grande regolarità ed eleganza. Con il secondo tema in fa maggiore, affidato esclusivamente al pianoforte, il clima generale si fa più sereno anche se “l’incertezza” ritmica ci costringe a mantenere vigile l’attenzione. Nello sviluppo Brahms ci trascina in uno strano clima di staticità, carico di aspettativa: l’effetto è reso possibile dalla ripetizione regolare e incessante di una nota grave (tecnicamente, una nota-pedale), su cui la musica procede attraversando varie regioni tonali. Pur se in pianissimo, le battute acquistano un “nervosismo” crescente fino alla ripresa dei temi della prima parte, presentati questa volta con una più distesa concezione del tempo.
Nel breve Adagio, in re maggiore, Brahms ci offre un bell’esempio della capacità di costruire melodie lunghe, quasi ininterrotte; il violino è protagonista e alterna due piani melodici contrastanti: l’uno intimo ed espressivo, l’altro acceso e tagliente. Nel terzo movimento il compositore bandisce ogni melodia giocando essenzialmente sulla frammentazione ritmica e sull’alternanza serrata dei due strumenti (ci sembra quasi di riconoscere il procedimento medievale dell’hoquetus, singhiozzo). Si tratta sostanzialmente di un vivace intermezzo creato allo scopo di preparare l’ascoltatore al conclusivo Presto agitato.
La struttura è simile a quella del primo movimento anche se il tempo in 6/8 crea un’urgenza del tutto nuova; gli accordi densi del pianoforte trovano spazio autonomo nel secondo tema che diventa un inaspettato Corale. Qui Brahms si concentra più sul percorso armonico che su quello melodico e solo una lunghissima coda ristabilirà la giusta direzione tonale.

NICCOLÒ PAGANINI

Dai Capricci op.1: n.1, n. 5 e n. 24

I 24 Capricci per violino solo op.1 furono scritti intorno al 1800 da Paganini a Genova, di ritorno da un giro concertistico compiuto in Toscana. Vennero pubblicati come op.1 da Ricordi nel 1818 e propagandati ampiamente dai giornali, insieme a un gruppo di Sonate per violino e chitarra op.2 e op.3 e ai sei Quartetti per archi e chitarra op.4 e op.5.
I Capricci furono dedicati “agli artisti”, cioè ai violinisti di classe superiore e non agli “amatori”, considerati con questa qualifica del musicista dei semplici dilettanti. Ristampati più tardi da Pacini a Parigi, i Capricci richiamarono l’attenzione di musicisti di gran nome, come Schumann, che ne curò per primo la trascrizione per pianoforte e Liszt, il quale li definì «di rara freschezza e leggerezza» simili a «tanti diamanti che l’incastonatura più ricca richiesta dal pianoforte potrebbe rafforzarli piuttosto che volatilizzarli». In particolare il ventiquattresimo Capriccio diede lo spunto per scrivere una serie di brillanti variazioni a Brahms, Rachmaninov, Lutoslawski, Boris Blacher e ad altri compositori.
Il Capriccio n.1: Andante in mi maggiore (detto anche “L’Arpeggio”), è caratterizzato dal rimbalzo della mano su tutte le 4 corde. Si apre in mi maggiore e poi rapidamente si trasforma in una sezione di sviluppo in mi minore, dove vengono introdotte le scale discendenti in terza.
Il Capriccio n.5: Agitato in la minore, inizia e finisce con una sezione di arpeggi ascendenti seguiti da scale discendenti.
Il Capriccio n.24: Tema con variazioni. Quasi presto in la minore. Questo Capriccio utilizza una vasta gamma di tecniche avanzate come scale e arpeggi tremendamente veloci, doppie e triple corde, pizzicato, ottave e decime parallele.

HENRYK WIENIAWSKI

Variazioni su un tema originale per violino e pianoforte op.15

Henryk Wieniawski, tra i più acclamati violinisti del Novecento, diede vita al Thème original varié per violino e pianoforte op.15 nel 1854, inserendo nella forma del Tema con Variazioni numerosi espedienti virtuosistici, alla luce di un’emotività spiccatamente romantica.
Il brano fu composto per Raymund Dreyschock, suo amico e primo violino dell’orchestra di Lipsia. Insolita la struttura del brano, che antepone al Tema con Variazioni un’ampia Introduzione in modo minore, a carattere improvvisativo e cadenzante, dal sentore malinconico e struggente.
Tutt’altra temperie quella del tema Allegretto e delle successive variazioni, danzanti e vivaci, con il finale in uno spumeggiante Tempo di Valse e la pirotecnica conclusione in Allegro vivace.

ALFRED SCHNITTKE

“A Paganini” per violino solo

In “A Paganini”, pagina del 1982 per violino solo, Alfred Schnittke tratteggia un’immagine oscura e trascendentale del virtuoso genovese, punteggiando una scrittura ipnotica e traslucida di fuggevoli frammenti di composizioni paganiniane che spiccano a tratti in un continuum sonoro allucinato e fluttuante.
Nell’ottica dell’estroverso polistilismo di Schnittke, le citazioni letterali di pagine di Paganini sono inserite in un collage multiforme che rispecchia la visione dell’autore russo della contemporaneità musicale e in un’accezione più ampia arrivano a rappresentare varchi di luce, momenti di gioia e spensieratezza che, iconici e volitivi, emergono da una frenetica rappresentazione sonora dell’angoscia post-moderna.

NICCOLÒ PAGANINI

Dal Concerto n.2 in si minore op.7: “La Campanella”

Il Concerto op.7 venne eseguito per la prima volta a Firenze nel giugno 1827. Il Rondò conclusivo (Andantino-Allegro moderato), “La Campanella”, dà il nome all’intero concerto ed è così definito per la presenza di una campanella nell’originario organico orchestrale, che dialoga con il solista in un gioco di richiami e imitazioni grazie al ricorso agli armonici artificiali del violino.
L’assetto formale del brano è quello tipico del Rondò, con un tema-ritornello dal carattere frizzante e pieno di slancio, che accoglie numerosi episodi di brillante virtuosismo, intervallato ora da episodi più morbidi e sognanti, ora da espedienti del tutto nuovi per un concerto paganiniano, come i pizzicati con la mano destra in lunghi e articolati passaggi, con un effetto di stupore e rapimento nell’ascoltatore.