G. KREMER – G. DIRVANAUSKAITĖ – G. OSOKINS

G. KREMER – G. DIRVANAUSKAITĖ – G. OSOKINS

Quando:
21 Febbraio 2022@8:45 pm
2022-02-21T20:45:00+01:00
2022-02-21T21:00:00+01:00
Dove:
Sala Verdi del Conservatorio di Milano
via Conservatorio 12
Costo:
Intero € 30,00 – Ridotto € 25,00
Contatto:
Biglietteria
02 29409724

«I Grandi interpreti» «Lo strumento dell’anno»

“In occasione del 75° compleanno di Gidon Kremer”

Violinista GIDON KREMER

Violoncellista GIEDRÉ DIRVANAUSKAITĖ

Pianista GEORGIJS OSOKINS

Programma

ROBERT SCHUMANN(1810 – 1856)
Trio con pianoforte n.3 in sol minore op.110
Bewegt, doch nicht zu rasch (sol minore – sol maggiore – sol minore)
Ziemlich langsam (mi bemolle maggiore). Etwas bewegter (do minore). Tempo I
Rasch (do minore). Etwas zuruckhaltend bis zum langsameren Tempo (do maggiore). Tempo I
Kräftig, mit Humor (sol maggiore – sol minore – sol maggiore)

Sonata per violino e pianoforte n.3 in la minore opera postuma
Ziemlich langsam (la minore)
Lebhaft (re minore)
Intermezzo – Bewegt, doch nicht zu schnell (fa maggiore)
Finale – Markiertes, ziemlich lebhaftes Tempo (la minore)

IGOR LOBODA
“Requiem“
(dedicato alle infinite sofferenze dell’Ucraina) per violino solo

VICTORIA POLEVA
“Amapola“ per violino, violoncello e pianoforte
(2022 – prima esecuzione italiana) (dedicato a Gidon Kremer)

SERGEI RACHMANINOV (1873 -1943)
Trio elegiaco n.2 in re minore per violino, violoncello e pianoforte op. 9
Moderato. Allegro vivace
Quasi variazione. Andante
Allegro risoluto

Si ringrazia per la collaborazione

 

Scarica il libretto di sala

 

GIDON KREMER

Il suo repertorio abbraccia le opere classiche e la musica dei principali compositori del XX e XXI secolo.
Sostenitore delle opere di compositori viventi russi e dell’Europa dell’Est ha interpretato numerose loro nuove composizioni, molte delle quali dedicate proprio a lui, infatti il suo nome è saldamente associato a Schnittke, Pärt, Kancheli, Gubaidulina, Silvestrov, Nono, Denisov, Reimann, Vasks, Adams, Kissine, Nyman, Glass, Desyatnikov e Piazzolla.
Kremer ha al suo attivo più di 120 registrazioni, molte delle quali hanno ricevuto premi e riconoscimenti internazionali tra cui: Premio Ernst von Siemens, Bundesverdienstkreuz, Triumph Prize 2000, Premio Unesco nel 2001 e il Premio Una Vita Nella Musica – Arthur Rubinstein a Venezia.
Nel 2016 Kremer ha ricevuto il Praemium Imperiale del Giappone, considerato il Premio Nobel del mondo musicale. Nel 1997 ha fondato la Kremerata Baltica con lo scopo di promuovere giovani musicisti talentuosi provenienti dall’area baltica. Nella stagione 2016-2017 la Kremerata Baltica ha effettuato una storica tournée che ha toccato Medio Oriente, Stati Uniti, Europa e Asia per festeggiare il ventesimo anniversario della fondazione.
Va inoltre sottolineato l’impegno di Kremer nella “scoperta” del compositore Mieczyslaw Weinberg del quale ha pubblicato nel 2019 e nel 2021 CD dedicati alla sua musica orchestrale e da camera eseguita da Kremer stesso.

GIEDRE DIRVANAUSKAITE

Nata a Kaunas, in Lituania, in una famiglia di musicisti, ha studiato violoncello alla Lithuania Academy of Music and Theatre di Vilnius e ha seguito le masterclass di Rostropovich, Geringas, Beyerle, oltre a quelle di Tatjana Gridenko e del Quartetto Hagen. Ė uno dei membri fondatori della Kremerata Baltica di cui è violoncello principale dal 2008. Ė ospite dei più importanti festival e collabora regolarmente con Martha Argerich, Michel Portal, Sa Chen, Valery Affanassiev, Oleg Maisenberg, Mate Bekovac e Yuri Bashmet. Come solista è stata diretta da Sondeckis, Kofman, Rinkevicius, Brunello, Salonen e Boreyko. Insieme a Buniatishvili, Kremer, Dirvanauskative, ha ricevuto il Preis der deutcher Schallplattenkritik per la registrazione dei Trii per pianoforte di Ciaikowski e Kessine. Nel 2017, una registrazione di entrambi i Trii per pianoforte di Rachmaninov con Kremer e Trifonov; nel 2019 un CD di musica da camera di Weinberg; nel 2020 un CD con Kremer e Osokins (opere di Beethoven e Chopin). Suona regolarmente con Kremerata Baltica e in Trio con Gidon Kremer e Yulianna Avdeeva o Georgijs Osokins, su uno strumento realizzato da Matteo Goffriller.

GEORGIJS OSOKINS

Dal debutto, avvenuto a soli dieci anni con l’Orchestra Sinfonica Nazionale Lettone, Osokins si è esibito con Amadeus Chamber Orchestra, Kremerata Baltica, Filarmonica di Taiwan, Sinfonietta Cracovia e ha collaborato con Kremer, Dirvanauskaite, Nakariakov, Altstaedt, Fedoseev, Avdeeva, Kuokman etc..
Nel 2015 ha partecipato al Concorso Chopin; ha suonato nelle più importanti Sale: Konzerthaus di Berlino, Playhouse di Vancouver, Laeiszhalle ed Elbphilharmonie di Amburgo, Zaryadye Concert Hall di Mosca, Metropolitan Theatre Hall di Tokyo, Tongyeong Hall della Corea del Sud e ha partecipato ai più importanti Festival: Klavier-Festival della Ruhr, Festival Chopin di Varsavia, Festival di Lockenhaus, International Piano Series di Berna.
Intensa attività discografica: due CD incentrati su Chopin e Rachmaninov; un CD di musica da camera contenente Trii di Chopin e Beethoven, nominato agli International Classical Music Awards 2020 e all’Opus Klassik 2021. Nel 2021 ha debuttato al Martha Argerich Festival di Amburgo e al 101° Festival di Salisburgo, condividendo il palco con Gidon Kremer e Giedre Dirvanauskaite.
Ė stato definito da Kremer “primo artista ospite permanente” della Kremerata Baltica, nei suoi 22 anni di storia, insieme a Debargue.

Pianoforte


ROBERT SCHUMANN

Trio con pianoforte n.3 in sol minore op.110
Düsseldorf, nella serena regione del Reno, fu l’ultima residenza tranquilla della famiglia Schumann, dove Robert venne nominato direttore della locale orchestra.
Furono anche gli ultimi anni, tra il 1851 e il 1853, dell’attività che vide nascere le grandi Ouvertures, le Sonate per la gioventù op.118, la Messa, il Requiem, Il pellegrinaggio della rosa, le due Sonate per violino e pianoforte e la Sinfonia n.4. A queste tre ultime composizioni il Trio op.110 è singolarmente vicino, al punto di contenere nel terzo movimento il tema del Vivace del primo tempo della Quarta Sinfonia.
Il tono generale sembra rifarsi all’impetuosa bellezza dei temi giovanili per pianoforte: volante l’apertura del primo movimento col tema che nasce, come un discorso già iniziato, quasi un cenno d’intesa all’ascoltatore da parte del pianoforte; come caratteristica, l’instancabile circolare del tema principale attraverso le mutazioni armoniche e timbriche, quasi senza un apprezzabile contrasto, o sviluppo, con l’alternativa e il suo intensificarsi nella stretta conclusiva.
Il secondo movimento è concentrato nella breve, intensissima rifrangenza di un’idea musicale che ha qualche relazione col tema d’apertura; sembra tuttavia trattarsi di uno studio sulla figurazione del «gruppetto» con appoggiatura, concluso, dopo un itinerario oscillante tra il mi bemolle maggiore e il do minore, da una mirabile perorazione del pianoforte, poi del violoncello e del violino che introducono all’esplosione del terzo movimento, mitigata da Tempo più lento centrale.
Le citate risonanze della Quarta Sinfonia testimoniano l’inquieta natura del Trio, da annoverare fra le composizioni poco considerate – ma splendide – dell’ultimo Schumann.

Sonata per violino e pianoforte n.3 in la minore opera postuma
«Schumann, in un momento d’allegria, ci suggerì che avremmo dovuto comporre insieme una Sonata per violino e pianoforte. Joachim avrebbe dovuto poi indovinare il compositore di ciascun movimento»; sono le parole con le quali Johannes Brahms ricorda la nascita della F.A.E. Sonate, scritta tra il 15 e il 28 ottobre 1853 insieme a Robert Schumann e ad Albert Dietrich (un allievo di Schumann) per l’amico violinista Joseph Joachim.
Schumann compose il secondo (Intermezzo) e il quarto movimento, terminandoli rispettivamente il 22 e il 23 ottobre 1853. Dietrich scrisse il primo movimento, un Allegro piuttosto convenzionale e Brahms lo Scherzo centrale. Ai due movimenti già esistenti, Schumann aggiunse poi il primo e il secondo, costruendo così la sua terza Sonata in la minore, che presenta molti aspetti in comune con la Seconda: l’enfatica introduzione, il continuo passaggio da minore a maggiore e l’impeto appassionato del materiale tematico.
La pagina più interessante dell’intero lavoro è senza dubbio l’Intermezzo, mirabile esempio di melodia schumanniana, calda, appassionata e nostalgica a un tempo.

IGOR LOBODA

“Requiem“ (dedicato alle infinite sofferenze dell’Ucraina) per violino solo
Il compositore georgiano Igor Loboda scrisse Requiem per violino solo, per Lisa Batiashvili, dedicandolo alle vittime del conflitto in Ucraina nel 2014. Si basa sulla melodia di una canzone popolare ucraina sul fiume Dnepr.

VICTORIA POLEVA

“Amapola” per violino, violoncello e pianoforte
Nata in una famiglia di musicisti (suo nonno era un famoso cantante e suo padre un compositore), ha studiato composizione con Ivan Karabyts (1984-1989) e Levko Kolodub (1990-1995) al Conservatorio di Kiev, dove ha anche insegnato composizione dal 1990 al 2005.
Nei suoi primi lavori (il balletto Gagaku per orchestra sinfonica, Anthem per orchestra da camera etc..) Poleva ha adottato un’estetica d’avanguardia e polistilistica. Dalla fine degli anni ’90, è stata sempre più attratta dai temi spirituali e dalla semplicità, sviluppando così uno stile identificato dalla critica europea come “minimalismo sacro”.
Le sue opere sono state commissionate da importanti interpreti internazionali di musica contemporanea, tra cui Gidon Kremer e il Quartetto Kronos. È stata compositrice in residence al Menhir Chamber Music Festival (Svizzera) nel 2000, al Lockenhaus Chamber Music Festival (Austria) nel 2011, al Festival of Contemporary Music Darwin Vargas (Cile) nel 2013 etc.
Nel 2009, la sua Ode to Joy per soli, coro misto e orchestra sinfonica, è stata eseguita durante un concerto internazionale per commemorare la caduta del muro di Berlino.
Il brano in programma questa sera, in prima esecuzione italiana, è dedicato al M° Gidon Kremer.

SERGEI RACHMANINOV

Trio élégiaque n.2 in re minore op.9
Rachmaninov è una delle ultime incarnazioni della figura di concertista-compositore dell’epoca tardoromantica, secondo la tradizione di un Liszt e di un Busoni e si può dire che il suo nome sia legato più all’attività di interprete (pianista e direttore d’orchestra) che non a quella di autore e creatore di musica, anche se la sua produzione è abbastanza rilevante e comprende tre lavori teatrali (tra cui il più noto è Francesca da Rimini), due Oratori, tre Sinfonie, diversi Poemi Sinfonici, un numero cospicuo di liriche vocali e quattro Concerti per pianoforte e orchestra.
Infatti Rachmaninov fu un formidabile virtuoso della tastiera e riversò principalmente nelle composizioni per pianoforte tutto il suo mondo espressivo e il suo temperamento solitario e introverso, incurante e quasi sprezzante verso tutto ciò che fermentava come novità nella vita musicale nel periodo compreso tra la prima e la seconda guerra mondiale. In Rachmaninov, che subì l’influsso della musica di Ciaikovski, il quale aveva preconizzato all’illustre pianista quando era ragazzo, un radioso avvenire artistico, si avverte il segno di un russismo folclorico e popolaresco con una netta predisposizione verso una visione della vita carica di struggente malinconia e di dolente tristezza, che è un po’ il filo rosso dell’anima poetica slava.
Non per nulla Rachmaninov, pur avendo lasciato il suo paese allo scoppio della Rivoluzione del 1917, ha sempre goduto in URSS di larga stima e le sue composizioni sono state pubblicate in edizioni critiche ed eseguite spesso nelle sale da concerto. Il gusto per la frase elegante e di intonazione sentimentale, nel contesto di una forma chiara e precisa nelle sue componenti melodiche e ritmiche, è presente nel Trio élégiaque in re minore op. 9, che è il secondo con lo stesso titolo scritto da Rachmaninov nel 1893.
Anche in questo caso l’obiettivo del compositore è di dare risalto alla specifica personalità dei tre strumenti in un gioco di misurato equilibrio tra le parti nelle quali quello che conta è l’espressione dello stato d’animo dell’artista. L’abilità e l’originalità del compositore si rivela soprattutto nel movimento centrale, dove predomina il concetto della variazione, largamente introdotto dall’autore in molti suoi lavori sinfonici, più largamente conosciuti di questa pur pregevole pagina cameristica.
Al di là della freschezza e scorrevolezza tematica, il Trio si lascia ammirare per la suadente e morbida evocazione di un mondo armonico acquisito culturalmente da ciascuno di noi e le cui sincere emozioni sono dettate dagli impulsi del cuore, nel rispetto delle scelte estetiche di scuola romantica.