N. HAKHNAZARYAN – G. TCHAIDZE

Quando:
24 Gennaio 2022@8:45 pm
2022-01-24T20:45:00+01:00
2022-01-24T21:00:00+01:00
Dove:
Sala Verdi del Conservatorio di Milano
via Conservatorio 12
Costo:
Intero € 20,00 - Ridotto € 15,00
Contatto:
Biglietteria
02 29409724

«Giovani»

Violoncellista NAREK HAKHNAZARYAN

Pianista GYORGY TCHAIDZE

Programma

ROBERT SCHUMANN (1810-1856)

Phantasiestücke op.73

Zart und mit Ausdruck (la minore) [Dolce e con espressione]
Lebhaft, leicht (la maggiore – fa maggiore – la maggiore) [Vivace, Leggero]
Rasch, mit Feuer (la maggiore – la minore – la maggiore) [Veloce, con fuoco]

FRANZ SCHUBERT (1797-1828)

Sonata in la minore per arpeggione e pianoforte D.821
(versione per violoncello e pianoforte)
Allegro moderato (la minore)
Adagio (mi maggiore). Allegretto (la maggiore)

FELIX MENDELSSOHN (1809-1847)

Sonata n.2 in re maggiore per violoncello e pianoforte op.58
Allegro assai vivace (re maggiore)
Allegretto scherzando (si minore)
Adagio (sol maggiore)
Molto Allegro e vivace (re maggiore)

Scarica il libretto di sala

 

NAREK HAKHNAZARYAN

Si è imposto sulla scena musicale internazionale in seguito alla vittoria del Primo Premio e della Medaglia d’oro al XIV Concorso Internazionale Ciajkovskij del 2011. Ha suonato con l’Orchestre de Paris, la London Symphony, la London Philharmonic, la Rotterdam Philharmonic, la Radio di Francoforte, la Royal Philharmonic di Stoccolma, la Chicago Symphony, la LA Philharmonic, la Sydney Symphony, la Seoul Philharmonic, la NHK Symphony Orchestra e con importanti direttori quali Valery Gergiev, Ton Koopman, Marin Alsop, Hannu Lintu, Tugan Sokhiev e David Robertson. Ha tenuto tournée in Spagna, negli Stati Uniti e in Giappone.
In qualità di ‘BBC New Generation Artist’ ha suonato con tutte le orchestre della BBC e ha debuttato ai BBC Proms. Si è esibito in tutto il mondo con partner come L.Khachatryan, Beilman, Schwizgebel, Trifonov, Dogadin, Lugansky e il Trio ZEN. Rostropovič è stato il suo mentore per diversi anni. Si è diplomato al Conservatorio di Musica del New England nel 2011. Ha ricevuto borse di studio dalla Fondazione Rostropovich e dalla New Names Foundation; i suoi riconoscimenti includono il Primo Premio nel Concorso Internazionale Aram Khachaturian del 2006 in Armenia e il Primo Premio al Concorso Internazionale Johansen sempre nel 2006.
Nel 2008 ha vinto il primo premio alle Young Concert Artists International Auditions, ottenendo così la possibilità di debuttare a Washington, DC ed alla Carnegie Hall di New York. É nato a Yerevan, in Armenia, in una famiglia di musicisti: suo padre è violinista, sua madre è pianista e Narek si esibisce regolarmente con suo fratello, il direttore Tigran Akhnazarian.
Nel settembre 2017 è stato insignito del titolo di “Honored Artist of Armenia” dal Presidente armeno Serzh Sargsyan.

GEORGY TCHAIDZE

Si è diplomato al Conservatorio di Mosca nella classe di Dorensky e ha proseguito gli studi alla Universität der Künste di Berlino con Helwig.
Nel 2009, dopo aver vinto il Concorso Pianistico Internazionale di Honens (Canada), si è esibito nelle più grandi sale di Europa e Nord America, ha partecipato a La Folle Journée di Nantes, Tokyo ed Ekaterinburg e al Young Euro Classic e ha preso parte ai festival di Toronto, Verbier, La Roque d’Anteron, Lucerna, Ottawa e Bad Kissingen. Nel 2015 ha vinto il Primo Premio al Concorso Pianistico Internazionale Top of the World a Tromsø, Norvegia e si è esibito in un progetto di sole tastiere al Lofoten International Chamber Music Festival, sostituendo Sir András Schiff.
Nel 2017 è stato tra i sei finalisti della Van Cliburn Competition in Texas. Nella stagione 2021/2022 sono previsti concerti come solista a Kazan, San Pietroburgo, Mosca e l’esecuzione del Concerto n.2 di Shostakovich a Novosibirsk. Nella primavera del 2021 ha suonato per la prima volta insieme a Narek Hakhnazaryan alla Zaryadye Hall di Mosca.
Attivo anche in ambito cameristico: tournée con il Cecilia String Quartet e con il Quartetto Borodin. Nella stagione 2022/23 al Konzerthaus di Vienna, con Nikita Boriso-Glebsky e Narek Hakhnazaryan, presenterà una serie di concerti di musica da camera che verranno replicati a Mosca e a San Pietroburgo.
Per l’etichetta Honens ha pubblicato una raccolta di opere di Schubert e un CD con musiche di Medtner, Mussorgsky e Prokofiev insieme al Cecilia String Quartet.


ROBERT SCHUMANN

Phantasiestücke op.73

I Phantasiestücke op.73 – detti in origine Soireestücke – furono scritti nel 1849, anno considerato dal compositore fra i più. fecondi della propria esistenza e che fu l’ultimo da lui trascorso a Dresda. Proprio rispetto al grigio clima culturale di Dresda, che in precedenza aveva assai negativamente influito sulla creatività dell’autore, i Phantasiestücke rappresentano un tentativo di evasione, realizzato con la complicità degli amici della locale orchestra di corte.
L’opera 73 appartiene infatti a un nucleo di composizioni destinate a un consumo privato, a quella pratica della “Hausmusik” (musica domestica) che, oltre ad allietare nel caso specifico le serate dei coniugi Robert e Clara e della loro numerosa prole, era parte integrante della vita musicale tedesca, ed è in parte sopravvissuta fino ai nostri giorni. Occorre dunque rifarsi alle esigenze del “far musica insieme” per comprendere la limitata estensione di queste composizioni, la cordialità del loro contenuto, il fatto stesso che esse non siano previste (a parte ovviamente l’accompagnamento pianistico) per un unico strumento, ma che per esse venga piuttosto indicata ad libitum una scelta fra diverse soluzioni strumentali.
Anche i Phantusiestücke sono infatti destinati indifferentemente (con ovvi mutamenti di ottava) a clarinetto, violino, violoncello. I limiti impliciti nella destinazione privata non devono far pensare che si tratti di brani scritti dalla mano di un compositore distratto; il loro principale interesse risiede proprio nella cura di ogni piccolo dettaglio, nella stesura di una scrittura strumentale preziosissima e sapientemente dosata. La naturale propensione di Schumann verso la miniatura vi trova una applicazione felicissima, volta all’indagine di una introversione mai aperta verso lo spensierato virtuosimo e l’effimero melodizzare che erano patrimonio acquisito della Hausmusik.
I Phantasiestücke sono segnati da interni richiami tematici e da un equilibrio particolarmente riuscito nella scrittura strumentale. Si tratta in effetti di un unico brano diviso in tre sezioni contrastanti; la composizione si sviluppa infatti seguendo un percorso che accelera progressivamente il tempo e accresce la tensione da una sezione all’altra; dal lirismo nostalgico iniziale si passa così alla maggiore agitazione della sezione centrale e poi allo slancio conclusivo, anche se temperato da momenti più intimistici.

FRANZ SCHUBERT

Sonata in la minore per arpeggione e pianoforte D.821
(versione per violoncello e pianoforte)

Nell’ambito della musica cosiddetta mondana e di intrattenimento Schubert scrisse nel 1824 due composizioni per pianoforte e strumento solista.
La prima è una Sonata per pianoforte e arpeggione in la minore, elaborata nel novembre del 1824 e pubblicata per la prima volta nel 1871 con l’aggiunta di una parte per violoncello ad libitum.
Il secondo lavoro si chiama Variazioni per flauto e pianoforte D. 802, sul tema di «Trockne Blumen» (Fiori appassiti), un Lied da Die Schöne Müllerin, pubblicato solo nel 1850 come op. 160.
L’arpeggione, chiamato con maggiore precisione chitarra d’amore, era uno strumento derivato dalla viola da gamba fornito di sei corde nelle tonalità di mi, la, re, sol, si, mi e di una tastiera intagliata, che fu inventato a Vienna da Johann Georg Stauffer ed ebbe una certa diffusione per merito del violoncellista Vincenz Schuster. In fondo l’arpeggione, a metà strada tra la viola pomposa di derivazione barocca e il barytone, scomparve nell’Ottocento con la diffusione del violoncello; non per nulla a volte esso viene chiamato chitarravioloncello, per far capire la sua matrice tecnico-espressiva.
Tale Sonata, composta probabilmente da Schubert su richiesta di Schuster, ubbidisce allo schema classico in tre movimenti, improntati a una linea schiettamente melodica e di estrema eleganza.
Il primo tempo (Allegro moderato) ha un andamento piacevole e leggermente malinconico; il tema annunciato dal pianoforte ritorna più volte e viene variato con spunti virtuosistici dalla viola, il cui suono si dispiega in una serie di modulazioni carezzevoli tra il maggiore e il minore.
L’Adagio nella tonalità di mi maggiore è intriso di un lirismo dolce e morbido, molto contenuto nella sua cantabilità.
L’Allegretto finale è un ritmo di danza viennese in tempo di Rondò; il divertissement è imbevuto delle caratteristiche armonie schubertiane e ha il sapore fragrante di una musica «casalinga» e suonata per pochi intimi, all’insegna della più schietta e cordiale amicizia.

FELIX MENDELSSOHN

Sonata n.2 in re maggiore per violoncello e pianoforte op.58

Le due Sonate per violoncello e pianoforte di Felix Mendelssohn, l’opera 45 in si bemolle maggiore e l’opera 58 in re maggiore, costituiscono un sostanzioso contributo al repertorio di tale coppia di strumenti, alquanto esiguo alla metà del XIX secolo.
Composta nel 1843, la Sonata in re maggiore viene pubblicata a Lipsia in quello stesso anno e, quasi contemporaneamente, a Parigi ne appare un’edizione recante il titolo di Duo, intendendo così, Mendelssohn, sottolineare il trattamento paritetico riservato sia allo strumento ad arco, sia al pianoforte. È da notare che la parte del violoncello, secondo prassi abituale del tempo, fu anche pubblicata in un adattamento per violino.
Dedicata al conte Matvej Viel’gorskij, violoncellista e mecenate russo, la composizione si articola in quattro movimenti, caso unico nell’ambito della produzione sonatistica di Mendelssohn. Il brano è ricco di passione, di fremiti, che si contrappongono a un momento d’intima riservatezza particolarmente interessante, l’Adagio. Il terzo movimento, con lo scorrere degli arpeggi del pianoforte sostenuti dal commovente soliloquio del violoncello, sembra ispirarsi al corale bachiano; il riferimento potrebbe essere Es ist vollbracht dalla Passione secondo Giovanni.
Nella Sonata, poi, troviamo idee musicali nate in altre composizioni, riadattate da Mendelssohn con grande fascino e maestria.
Il tema principale del primo movimento, Allegro assai vivace, è sorprendentemente vicino a quello della Sinfonia n.4 Italiana.
Nel secondo movimento, Allegretto scherzando, aleggia l’aura magica e misteriosa del mondo degli gnomi; sono molte le somiglianze con il Sogno di una notte di mezza estate e questo non a caso visto che in quel periodo Mendelssohn stava lavorando su ambedue le composizioni.
Il movimento finale, Molto Allegro e vivace, ha toni intensi ed esuberanti; i due strumenti riprendono i temi precedenti “guerreggiando” allegramente con arpeggi e veloci scalette fino alla travolgente conclusione.

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