OC – P. VENERI – S. CHIESA

OC – P. VENERI – S. CHIESA

Quando:
14 Febbraio 2022@8:45 pm
2022-02-14T20:45:00+01:00
2022-02-14T21:00:00+01:00
Dove:
Sala Verdi del Conservatorio di Milano
via Conservatorio 12
Costo:
Intero € 25,00 – Ridotto € 20,00
Contatto:
Biglietteria
02 29409724

«Giovani» «Lo strumento dell’anno»

Violoncellista SILVIA CHIESA

ORCHESTRA CUPIDITAS

Direttore PIETRO VENERI

Violoncellista SILVIA CHIESA

Programma

RICHARD STRAUSS (1864 -1949) / GIOVANNI VENERI (1938)

Sonata in fa maggiore per violoncello e orchestra op.6
(dall’originale per violoncello e pianoforte)

(I° esecuzione mondiale)

Allegro con brio
Andante ma non troppo
Finale Allegro vivo

JOHANNES BRAHMS (1833-1897)

Sinfonia n.1 in do minore op.68

Un poco sostenuto (do minore). Allegro
Andante sostenuto (mi maggiore)
Un poco Allegretto e Grazioso (la bemolle maggiore)
Finale. Adagio (do minore). Più Andante (do maggiore). Allegro non troppo, ma con brio

Scarica il libretto di sala

ORCHESTRA CUPIDITAS

Cupiditas, “desiderio ardente” di suonare insieme, di stare insieme, di condividere forti emozioni: è questo che arriva a unire gli oltre settanta ragazzi di quest’orchestra, composta da giovanissimi musicisti, dai 14 ai 28 anni, formatisi non solo in Italia e cresciuti per lo più nelle compagini fiorentine della Scuola di Musica di Fiesole e del Conservatorio Cherubini di Firenze, un binomio che da sempre offre altissimi livelli di formazione.
Dopo il debutto avvenuto a Firenze nel 2016, l’Orchestra si è esibita sovente nel capoluogo toscano in Piazza della Signoria nell’estate 2016 e all’ Auditorium di Santo Stefano al Ponte Vecchio. L’Orchestra Cupiditas ha preso parte al Festival dell’Istituto Universitario Europeo 2017 nonché ai festival internazionali della Garfagnana 2018, 2019 e delle orchestre giovanili di Firenze (FOG) 2016.
Dal 2018 collabora assiduamente con la Fondazione Maggio Musicale Fiorentino per la realizzazione di spettacoli e recite, in circa 300 repliche, svolte nello stesso Teatro del Maggio e nel circuito della città metropolitana. A novembre 2019 ha iniziato la collaborazione con ATER (Associazione Teatrale Emilia Romagna) per la realizzazione di concerti nelle stagioni dei teatri del circuito dell’Associazione stessa.
Il direttore musicale è Pietro Mazzetti.
L’Orchestra è ospite per la terza volta di Serate Musicali (16/12/19; 18/10/21).

Flauti Oboi Clarinetti Fagotti Controfagotto Corni Trombe
Lorenzo Sanna*
Feyza Sağliksever
Marco Spada*
Davide Ancillotti
Alessandro Casini*
Niccolò Venturi
Federico Alma*
Alessandro Nesi
Vincenzo Riccio Giuseppe Zago*
Daniel Rotari
Alberto Occhialini
Juri Stojko
Filippo Daga

Aurelio Corda

Tromboni Timpani Violini primi Violini secondi Viole Violoncelli Contrabbassi
Gabriele Rossetti
Alessandro Sestini
Erik Pignotti
Riccardo Soldi Lorenzo Fuoco**
Andrea Tavani*
Anastasia Filippini
Silvia Abatangelo
Alice Parente
Gabriele Haxiraj
Teresa Ceni
Sofia Cesaretti
Jacopo Sciagrà
Elena Gori
Margherita Niro
Daniele Dalpiaz**
Laura de Pompeis*
Pierattilio Bazzana
Chiara Bizzarri
Chiara Bosco
Julian Davidson
Giovanna Ferrara
Michelangelo Nuti
Giulia Pianini
Alice Zanolla
Francesco Zecchi**
Khulan Ganzorig
Emma Spangaro
Laura Bemporad
Claudia Marino
Teresa Pagni
Margherita Pucci
Gennaro Scacchioli
Duccio Dalpiaz**
Anton Marashi*
Niccolò Bini
Mariachiara Gaddi
Erika Italiani
Giacomo Mazzetti
Viola Zanolla
Luca Riccomini**
Andrea Passini*
Giulio Barsotti
Pietro Incatasciato
Riccardo Marzullo

**Spalle degli archi
*Prime Parti

 

PIETRO VENERI

Ha studiato pianoforte e composizione con Camillo Togni al Conservatorio “A.Boito” di Parma, diplomandosi inoltre in direzione d’orchestra con Daniele Gatti.
Ha diretto, in Italia e all’estero, le Orchestre: Tokyo City Philharmonic, Maggio Musicale Fiorentino, Osaka Century, Haydn di Bolzano, Yamagata Symphony, Sinfonia Varsovia, Filarmonia Veneta, I Virtuosi Italiani, Sinfonica di Sanremo, etc… Ha diretto e registrato per Tv, Radio nazionali e Canali satellitari in Italia, Giappone, Portogallo e Polonia, nonché prime esecuzioni assolute di: Mannucci (Sinfonica di Sanremo), Rendine (Comunale di Bologna) e Furgeri (Comunale di Bologna).
Ha diretto il Concorso Internazionale pianistico “Liszt-Zanfi” ed è stato assistente di Rafael Fruhbeck de Burgos. É stato Maestro del coro a Parma, Bologna, Macerata e, come pianista e organista, ha suonato nelle principali stagioni concertistiche italiane e al Festival de l’Île-de-France.
Un’esperienza di oltre trent’anni con i Teatri lirici italiani, lo ha portato a collaborare con direttori quali Mehta, Thielemann, Muti, Chailly, Gatti, Conlon, Marriner, Prêtre; registi: Ronconi, Vick, Wilson, Zeffirelli, Pizzi, Fo, Cavani e Miller e artisti: Freni, Kabaivanska, Devia, Gheorghiu, Gruberova, Dimitrova, Bartoli, Meier, Baltsa, Cossotto, Obraztsova, Carreras, Cura, Domingo, Florez, Protti, Nucci, Cappuccilli, Bruson, Siepi, Ghiaurov, Raimondi.
É titolare della cattedra di Direzione d’orchestra presso il Conservatorio di Musica “A.Boito” di Parma.
I suoi studenti sono risultati vincitori o finalisti di concorsi internazionali di Direzione d’orchestra a Londra, Milano, Gerusalemme, Madrid, Spoleto, Kharkov, Plovdiv.
É ospite per la terza volta di Serate Musicali (16/12/19; 18/10/21).

SILVIA CHIESA

Ha rilanciato il repertorio del Novecento e ha stimolato la produzione di nuove opere per il suo strumento eseguendole su palcoscenici internazionali.
Ha ideato la “Trilogia del Novecento italiano” (Sony Classical) che raccoglie per la prima volta insieme su cd i Concerti per violoncello e orchestra di Rota, Casella, Respighi, Pizzetti, Castelnuovo-Tedesco, Gian Francesco e Riccardo Malipiero.
Ha suonato con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta Rovaris e Caldi.
Regolarmente invitata come solista dalle più importanti orchestre italiane e straniere, è dedicataria di brani per violoncello e orchestra di Corghi e D’Amico ed è scelta da compositori come Shohat, Campogrande, Clementi, Dall’Ongaro, Maxwell Davies, Sollima, Cascioli e Fedele per prime esecuzioni di loro opere.
Con Maurizio Baglini forma un duo che ha all’attivo oltre 250 concerti e cd con le Sonate di Schubert, Brahms e Rachmaninov. Ha inoltre registrato il Quintetto op.163 di Schubert con il Quartetto della Scala, i Concerti di Haydn con la Camerata Ducale e, in prima mondiale, “…tra la carne e il Cielo” di Corghi con l’Orchestra Filarmonica di Torino diretta da Ceccherini (Decca).
È l’unica musicista tra le autrici del libro “From Women to the World” curato da Elizabeth Filippouli (Ed. I.B.Tauris, Bloomsbury Publishing Plc).
È artista residente dell’Amiata Piano Festival e docente al Conservatorio “Monteverdi” di Cremona. Suona un violoncello Giovanni Grancino del 1697.


GIOVANNI VENERI

Nato a Parma nel 1938 vince a dodici anni la borsa di studio internazionale “E. Gorga” per lo studio del violino e del pianoforte all’Accademia di Musica Santa Cecilia a Roma. In seguito studia composizione e direzione d’orchestra al Conservatorio “A. Boito” di Parma. Nel 1956 è direttore della Corale “G. Verdi” di Parma istruendo i cori per il Teatro Regio.
Debutta come direttore d’orchestra a ventitré anni e, in oltre quarant’anni di carriera, lavora con molte importanti orchestre e con molti famosi cantanti sia nel repertorio sinfonico che in quello operistico. Da segnalare: Premio internazionale “Fieschi d’oro” di Genova, assegnato quell’anno al Presidente americano J. Carter; nel 2000 la riapertura del Teatro Verdi di Busseto con esecuzione di musiche inedite – del giovane Verdi – da lui orchestrate su commissione dell’Orchestra “Toscanini” di Parma; al Regio di Parma la commemorazione nel ventennale della morte di A. Toscanini, nonché la commemorazione, nel bicentenario della scomparsa di G. Spontini, a Maiolati. Inoltre ha diretto in diversi concorsi internazionali.
Le sue esecuzioni sono state registrate da varie radio e televisioni italiane ed europee e ha inciso dischi del repertorio operistico italiano. Ha ricevuto riconoscimenti quali: “Verdi d’oro” a Parma e “Bacchetta d’oro” a Roncole Verdi.
È conosciuto anche come compositore; i suoi lavori (Messe, Requiem, Via Crucis, brani operistici e da camera), sono stati eseguiti in Francia, Germania, Israele, Italia, Regno Unito, Russia e Slovenia.
Per incarico della London Symphony Orchestra, ha strumentato musiche originali per contrabbasso e pianoforte di G. Bottesini.
È subentrato ad Arturo Benedetti Michelangeli quale armonizzatore del Coro SAT di Trento.
È stato per lungo tempo insegnante di esercitazioni orchestrali al Conservatorio di Musica “A. Boito” di Parma. È stato membro di giurie in concorsi internazionali di canto, tra cui, nel giugno 2001, della giuria del Premio per le celebrazioni del Centenario Verdiano, del quale ha diretto il concerto finale.
Nel quadro delle celebrazioni dell’anniversario della morte di Papa Giovanni Paolo II è stato invitato dal Primate di Polonia a eseguire la sua Messa da Requiem a Czestokowa il 2 aprile 2006.

RICHARD STRAUSS/ GIOVANNI VENERI

Sonata in fa maggiore per violoncello e orchestra op.6 (I° esecuzione mondiale)
(dall’originale per violoncello e pianoforte)
La Sonata op.6 di Strauss è un componimento straordinariamente energico, proprio della gioventù stessa dell’autore, all’epoca diciottenne.
Pieno di vigore sia nella parte solistica del violoncello che in quella pianistica, il brano è strutturato in forma classica, ma già intriso di forti venature romantiche, quasi a voler sottolineare quello che l’autore disegnerà durante tutta la sua lunga parabola creativa: un istinto nuovo, di ricerca e di rinnovamento, comunque sempre ancorato a una solida tradizione.
La Sonata mostra con evidenza gli embrioni di quanto saranno le magnifiche costruzioni dei suoi Poemi Sinfonici, sia nella dinamica prorompente del ritmo, sia nella costante variante armonica, dove si possono fissare alcuni momenti che si evolveranno diventando le cifre stilistiche dell’autore. Solare, positivo, suadente, questo componimento prende per mano, facendo attraversare sensazioni gradevoli, sorrisi e nostalgie quanto più avvolgenti.
Forse è sì, oltre che un brano cameristico, un qualcosa di più, se lo si ascolta attentamente nel pieno delle sue sfaccettature espressive, dove un’orchestra fa capolino nell’immaginazione di chi ascolta.
E questa sera l’orchestra ci sarà.
Giovanni Veneri

JOHANNES BRAHMS

Sinfonia n.1 in do minore op.68
Nell’autunno del 1876 grandissima era l’attesa nel mondo musicale tedesco per la Sinfonia (la sua prima Sinfonia!) che Brahms aveva appena finito di comporre. La strada che portava alla Prima Sinfonia era stata lunga e percorsa con grande circospezione: dal Concerto per pianoforte op.15 alle due Serenate del 1857-59 e, dopo una lunga pausa, alle Variazioni su un tema di Haydn del 1873; in realtà, la Sinfonia era già stata abbozzata nel 1855 e nel 1862 il primo movimento era già quasi concluso.
Il lavoro riprese lena solo dopo il tirocinio delle Haydn-Variationen, nell’estate del 1874 e arrivò in porto nel settembre 1876; ma ancora pochi giorni avanti la prima esecuzione, il 4 novembre 1876 a Karlsruhe sotto la direzione di Felix Otto Dessoff, Brahms interviene ancora sul manoscritto, ritoccando e tagliando qualcosa dai due movimenti centrali.
Le due Introduzioni al primo movimento e al Finale, la strategia con cui i vari elementi dello stesso Finale sono disposti, erano le risposte più evidenti al problema di una grande Sinfonia tradizionale, ma tuttavia al passo con i tempi. Eduard Hanslick, nella trionfale recensione alla prima esecuzione a Vienna (dicembre 1876) aveva parlato di inaudite complessità e richiamato più volte il tardo stile di Beethoven, di cui la neonata composizione testimoniava la diretta continuità.
Oggi siamo in posizione prospettica un po’ più favorevole per giudicare il rapporto con Beethoven. Il do minore della Prima di Brahms, in realtà, ha poco di beethoveniano; certo ricorrono qua e là i martellamenti della Quinta e dell’Ouverture “Coriolano”, ma più come episodi secondari, elementi di chiaroscuro, che come matrice vincolante; già la scelta del ritmo di sei ottavi è indicativa, essendo il ritmo fluente della Ballata romantica e delle fosche saghe nordiche. Anche il riemergere dell’Introduzione lenta alla fine del primo movimento è contro i principii beethoveniani del progresso attraverso il conflitto.
Ancora più lontano è il Beethoven del così detto terzo stile; certo, come avvertito da Hanslick e da tanti altri, il Finale è impostato come il Finale della Nona Sinfonia, con una drammatica Introduzione che prepara l’epifania del tema principale, ma nulla è più lontano dal carattere convergente del vero terzo stile di Beethoven, quello dei Quartetti e Sonate, dell’esplicitezza con cui il corno spiana la strada al tema di Corale, il quale a sua volta è più vicino alla musica tedesca di quanto non sembri la melodia dell’Inno alla Gioia. Inoltre, un confronto interno con la Rapsodia op.53 dello stesso Brahms, nella transizione alla consolatoria entrata del coro in do maggiore dopo un episodio di tormento interrogativo, suggerisce che Brahms anche per il finale della Prima lavorava su sentimenti e pagine del proprio diario interiore.
Lontanissimi, infine, da Beethoven i due movimenti centrali, un Andante che spinge il suo intimismo fino a introdurre la tenera voce di un violino solo e un Allegretto che non è Scherzo, né Minuetto, né Ländler ma tutto ciò insieme, sotto il segno dell’indecisione sentimentale più privata di Brahms.
Vale quindi la pena riconsiderare la famosa battuta di Hans von Bülow, sulla Prima Sinfonia di Brahms quale “Decima Sinfonia” di Beethoven, nel suo vero significato: non tanto di imitazione, derivazione, eredità e simili, come subito fu intesa, facendo torto in realtà all’intelligenza e alla finezza di un Bülow; ma di una Sinfonia che per la prima volta, liberatasi da un timore reverenziale durato mezzo secolo, non suona epigonica di quelle di Beethoven, ma di una Sinfonia che poteva continuare Beethoven proprio in ragione della sua maturata diversità.