ODCDP – A. DE LORENZI – L. FRANZETTI

ODCDP – A. DE LORENZI – L. FRANZETTI

Quando:
7 Febbraio 2022@8:45 pm
2022-02-07T20:45:00+01:00
2022-02-07T21:00:00+01:00
Dove:
Sala Verdi del Conservatorio di Milano
via Conservatorio 12
Costo:
Intero € 25,00 – Ridotto € 20,00
Contatto:
Biglietteria
02 29409724

«Giovani» «Lo strumento dell’anno»

ORCHESTRA DA CAMERA DI PARMA

Direttore ANTONIO DE LORENZI

Violoncellista LUCA FRANZETTI

Programma

ROBERT SCHUMANN (1810-1856)
Concerto per violoncello e orchestra in la minore op.129
(rielaborazione per archi di G. Sollima, su appunti originali di R. Schumann)

Nicht zu schnell
[Non troppo allegro] (la minore – la maggiore)

Langsam [Adagio] (fa maggiore)
Etwas lebhafter. Sehr lebhaft [Molto vivace] (la minore – la maggiore)

PIOTR ILIC CIAIKOVSKI (1840 – 1893)
Variazioni su un tema rococò per violoncello e orchestra op.33
(riduzione per archi di Auden G. Vassdal)

Thema. Moderato assai quasi Andante (la maggiore).
Moderato semplice
Variazione I. Tempo del Thema
Variazione II. Tempo del Thema
Variazione III. Andante
Variazione IV. Allegro vivo
Variazione V. Andante grazioso
Variazione VI. Allegro moderato
Variazione VII. Andante sostenuto
Variazione VIII e Coda. Allegro moderato con anima

 

Scarica il libretto di sala

ORCHESTRA DA CAMERA DI PARMA

Nasce nel 2016 dal naturale sviluppo dell‘Ensemble dei Salotti Musicali Parmensi, complesso in residenza presso l’omonima rassegna. Le sue prime parti infatti sono i musicisti del complesso cameristico e, fin dagli esordi, l’impronta seguita è sempre stata quella della condivisione delle idee, approccio che prosegue fino al raggiungimento di un comune e ideale fraseggio. L’Orchestra impiega musicisti di primo piano della scena musicale italiana che vantano collaborazioni con Filarmonica della Scala, Orchestra Mozart con Abbado, Orchestra del Festival di Lucerna, Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, Filarmonica Arturo Toscanini con Maazel, Solisti Veneti etc.. É anche il complesso in residenza presso il Festival delle Divine Armonie di Parma. Fondatore del complesso nonché violino solista e concertatore è Marco Bronzi.

ANTONIO DE LORENZI

Nato a Cremona, dove ha conseguito la maturità classica, ha conseguito i Diplomi Accademici di Direzione d’Orchestra con il massimo dei voti e lode presso il Conservatorio “A. Boito” di Parma. Ha seguito i corsi di Direzione d’Orchestra di Franco Ferrara all’Accademia Chigiana e ha studiato con Karabtchevsky, Thomson, Leenders, van Steen e Gay.
Ha diretto l’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna “A. Toscanini”, l’Orchestra Giovanile dell’Armenia, l’Orchestra “Reino de Aragón” di Saragozza, l’Orchestra “Bruno Maderna”, l’Orchestra Filarmonica Italiana e l’Orchestra Farnesiana di Piacenza. Nel 2018 ha tenuto a battesimo l’Orchestra Giovanile della via Emilia, frutto di un progetto dei Conservatori di Reggio Emilia, Parma, Piacenza e Modena, dirigendola anche al Festival Verdi di Parma e nel 2020 al Teatro “R. Valli” di Reggio Emilia per la Festa del Tricolore. Come violinista ha suonato con Maazel, Prêtre, Mehta, Temirkanov, Masur, Tate, Inbal, Dutoit, Rostropovich, Bertini, Muti, Santi, Pappano, a New York, Chicago, Los Angeles, Washington, Tokyo, Osaka, Parigi, Madrid,Barcellona, Lucerna, Budapest, Varsavia, Mosca, Gran Canaria, Gerusalemme, Roma e Milano.

LUCA FRANZETTI

Comincia a studiare il violoncello tardissimo, a diciassette anni, ma a diciotto fa già il primo concerto in orchestra. Per ventisette anni percorre una carriera in orchestra, nelle più prestigiose compagini italiane ed europee. Approda alla Verdi di Chailly nel 2000 e nel 2004 viene invitato da Claudio Abbado a partecipare alla formazione della “Orchestra Mozart”.
Con Abbado si apriranno frequentazioni tra le più prestigiose in Europa: Christ, Gutman, Harding, Bosso, ma anche Hancock, Copeland, Jannacci e Dalla. L’amicizia e partnership con Abbado dureranno fino alla sua morte.
Importante l’impegno sociale mantenuto negli anni col Venezuela nel Sistema di José Antonio Abreu e con l’insegnamento nei campi profughi Palestinesi e la militanza nell’Associazione “MOZART 14” da poco chiusa a causa del Covid, ma che mantiene vivi alcuni dei suoi progetti più importanti. La sua carriera oggi affianca il solismo all’impegno sociale. Quest’estate a Betlemme ha fondato un’Accademia di musica antica in un progetto triennale per combattere gli orrori della guerra attraverso la diffusione della cultura e dell’educazione.
Questo è ciò che Luca chiama “Armi di costruzione di massa”. Ogni apparizione di Luca Franzetti in pubblico è caratterizzata da questo motto: “La Musica non è vino, ma ACQUA”.


ROBERT SCHUMANN

Concerto per violoncello e orchestra in la minore op.129
(rielaborazione per archi di G. Sollima, su appunti originali di R. Schumann)

Il primo settembre 1850 Robert, Clara e i loro sei bambini partirono da Dresda alla volta di Düsseldorf, dove il compositore era stato appena nominato direttore delle attività musicali. Il clima mite, il dolce paesaggio renano e la generale simpatia del pubblico, diedero al musicista una nuova carica di entusiasmo, che si manifestò in una copiosa attività creativa.
Il Concerto per violoncello e orchestra op.129 è uno dei frutti più fulgidi di questo periodo, breve pausa di serenità prima della definitiva pazzia.
La stesura della partitura richiese appena una settimana per l’ideazione e otto giorni per l’orchestrazione. In questa versione il lavoro venne eseguito al pianoforte dalla moglie, che ne riportò un giudizio entusiastico: «La qualità romantica, la freschezza e la vivacità del dialogo fra solista e orchestra mi sono piaciute moltissimo. La sensibilità melodica mi sembra totalmente autentica e profondamente violoncellistica».
Quest’ultima affermazione non meraviglia affatto, poiché Schumann in giovane età si cimentò nello studio del violoncello, avendo dovuto temporaneamente abbandonare lo studio del pianoforte a causa di una grave distorsione alla mano destra, che si era procurato per l’eccessivo studio tecnico. La brevità del suo approccio allo strumento non gli permise di acquisirne una padronanza tale da poterlo suonare in pubblico, ma lo sfruttamento timbrico e l’inconfondibile personalità melodica della parte solistica dimostrano che l’esperienza giovanile diede i propri frutti nel Concerto op.129, opera della tarda maturità.
La revisione definitiva del lavoro-avvenuta nel febbraio del 1854 durante uno dei periodi più drammatici dell’esistenza del musicista, ormai quasi costantemente perseguitato da «voci di angeli e di demoni», mette in evidenza la volontà di creare un rapporto assolutamente nuovo fra il protagonista e la compagine orchestrale, che sembra volersi fare da parte per non spezzare l’intimo e inquieto eloquio solistico. Significativamente l’autore inserì il lavoro nel proprio catalogo come «pezzo con accompagnamento d’orchestra», sottolineando in tal modo che al solista spetta un ruolo guida non soltanto sul piano strutturale: è il violoncello che suggerisce i timbri, il clima comunicativo e i toni poetici. Anche la decisione di concepire il brano come un unico, esteso movimento, può essere letta come il rifiuto della coerente logica architettonica delle grandi forme classiche a favore di una immediatezza espressiva fatta di brevi illuminazioni, episodi divaganti, improvvise pause meditative.
Il risultato è una sorta di monologo, in cui il solista si raccoglie lungamente in se stesso, mostrando gli interiori stati d’animo dell’artista. Numerose modulazioni e affermazioni di nuove tonalità dilatano in modo discontinuo e imprevedibile il discorso musicale, mentre i commenti orchestrali creano una fitta trama di rimandi che accentuano le inflessioni violoncellistiche, ora ingenue e dolcissime, ora impetuose e cariche di pathos. La tensione non si sblocca nemmeno nell’Adagio (langsam), un Lied tripartito direttamente innestato sul primo movimento; in esso compare un nuovo tenero motivo melodico, che si staglia sul pizzicato degli archi e sugli accordi dei legni. Questo continuo fluire dell’ispirazione fa del Concerto una delle più autentiche e sincere confessioni autobiografiche di Schumann, il cui diario personale sembra essersi magicamente dischiuso al nostro partecipe ascolto.

PIOTR ILIC CIAIKOVSKI

Variazioni su un tema rococò per violoncello e orchestra op.33
(riduzione per archi di Auden G. Vassdal)

Le Variazioni su un tema rococò per violoncello e orchestra furono scritte nel 1876, qualche mese prima della Quarta Sinfonia e dell’Evgenij Onegin, l’opera che avrebbe dato larga fama a Ciaikovski per la ricchezza e la varietà dell’invenzione melodica, oltre che per la penetrante caratterizzazione dei personaggi.
Il musicista compose le Variazioni pensando ad un eccellente violoncellista il Fitzenhagen, il quale dal 1870 era “Konzertmeister” della Società musicale imperiale russa e stimato professore nel Conservatorio di Mosca. Costui era un personaggio introverso e di poche parole e probabilmente anche per una certa affinità psicologica aveva incontrato le simpatie di Ciaikovski, che gli dedicò questo brano di notevole impegno virtuosistico.
Si tratta di una composizione ispirata alla poetica del Settecento e in primo luogo all’esempio mozartiano, della cui musica l’autore fu un fedele e appassionato ammiratore. L’opera inizia con una introduzione orchestrale dove si dispiega la perspicace abilità e il raffinato senso strumentale del musicista; dopo il pizzicato degli archi nel dialogo con i legni si ode la romantica melodia del corno che conduce al tema delle Variazioni. Interviene la frase, intonata a un fraseggio morbido e suadente, del violoncello da cui si dipanano le sette Variazioni, intercalate da Interludi orchestrali e da Cadenze.
Cantilene fresche e gioiose dalle pastose sonorità, si alternano a momenti elegiaci e malinconici, con passaggi di bravura che coinvolgono il solista e l’orchestra, destando l’interesse dell’ascoltatore sia per la brillante scrittura del violoncello e sia per l’amabile linguaggio della strumentazione. In ciò risiede l’interesse specifico per questo brano evasivo e fantasioso, in cui non manca certamente il gioco della contaminazione e del rifacimento dello stile altrui, a livello di elegante e piacevole elaborazione orchestrale del tutto personale.
Per una curiosa coincidenza, le Variazioni su un tema rococò furono terminate un paio di giorni prima che entrasse nella tormentata vita di Ciaikovski un personaggio per lui molto importante: la signora Nadezda Filaretovna von Meck, con cui il musicista intrecciò fino all’autunno del 1890 un amore invisibile e idealizzato, senza mai incontrare personalmente la munifica e ardente sostenitrice della sua arte.