QUARTETTO MODIGLIANI – MEYER – SCHNEIDER – JENSEN – SUNDQUIST

Quando:
29 Novembre 2021@8:45 pm
2021-11-29T20:45:00+01:00
2021-11-29T21:00:00+01:00
Dove:
Sala Verdi del Conservatorio di Milano
via Conservatorio 12
Costo:
Intero€ 30 - Ridotto:€25
Contatto:
Biglietteria
02 29409724

QUARTETTO MODIGLIANI (Violini AMAURY COEYTAUX e LOÏC RIO – Viola LAURENT MARFAING – Violoncello FRANÇOIS KIEFFER)

Clarinettista SABINE MEYER

Cornista BRUNO SCHNEIDER

Fagottista DAG JENSEN

Contrabbassista KNUT ERIK SUNDQUIST

«In memoria di Erica Paganelli»
(12/11/1991- 19/05/2021)
“Per ricordarti nel tuo elemento, la Musica”

Programma

FRANZ SCHUBERT (1797 – 1828)

Quartetto per archi n.11 in mi maggiore op.125 n.2, D.353
Allegro con fuoco (mi maggiore)
Andante (la maggiore)
Menuetto: Allegro vivace (mi maggiore) e Trio (do maggiore)
Rondò: Allegro vivace (mi maggiore)

Ottetto in fa maggiore per fiati e archi op.166, D.803
Adagio (fa maggiore)
Adagio (si bemolle maggiore)
Allegro vivace (fa maggiore) e Trio (do maggiore)
Tema e variazioni. Andante (do maggiore)
Minuetto: Allegretto (fa maggiore) e Trio (si bemolle maggiore)
Andante molto (fa minore). Allegro (fa maggiore)

Scarica il libretto di sala

ERICA RITA PAGANELLI

Pianista e clavicembalista, è nata a Milano nel 1991. Ha studiato presso il Conservatorio Giuseppe Verdi e si è diplomata in pianoforte e in musica da camera con il massimo dei voti; al proprio attivo numerose affermazioni e importanti riconoscimenti in prestigiosi concorsi pianistici nazionali e internazionali. Mamma di Brando, fu anima luminosa, nobile e buona.


QUARTETTO MODIGLIANI
Fondato nel 2003, ha sede a Parigi e suona regolarmente in tutto il mondo. Recenti tournée in Germania, con concerti ai Schwetzinger SWR Festspiele e alla Elbphilharmonie di Amburgo e negli USA. A dicembre 2020 hanno eseguito – in prima mondiale – il Quartetto per archi Split Apart, composto appositamente per loro da Mark Anthony Turnage.
Il Quartetto collabora con Angelich, Tetzlaff, Bronfman, Rana e Capuçon. Nel 2014 il Quartetto ha assunto la direzione artistica del Festival Rencontres Musicales d’Evian, creato nel 1976 da Antoine Riboud e reso famoso da Mstislav Rostropovich, suo storico direttore artistico.
Ha un’intensa attività discografica con oltre 10 CD pubblicati. Di prossima uscita un CD tutto Ciaikovski con il Quartetto per archi n.3 e Souvenir de Florence insieme a Veronika e Clemens Hagen.
Grazie alla generosità e al supporto di sponsor privati, il Quartetto suona su quattro straordinari strumenti italiani: Amaury Coeytaux suona un violino Giovanni Battista Guadagnini del 1773, Loic Rio suona un violino Giovanni Battista Guadagnini del 1780, Laurent Marfaing suona una viola Luigi Mariani del 1660, François Kieffer suona un violoncello Matteo Goffriller del 1706. Il Quartetto Modigliani è sostenuto da SPEDIDAM.

SABINE MEYER
Nata a Crailsheim, ha studiato con Otto Hermann a Stoccarda e Hans Deinzer ad Hannover, per poi intraprendere la carriera orchestrale ed entrare nella Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks. Subito dopo è stata solista dei Berliner Philharmoniker, posizione che ha lasciato dopo un anno per l’intensificarsi della carriera solistica.
Si dedica con passione alla musica da camera; nel 1983 ha fondato il “Trio di Clarone” con il marito Reiner Wehle e il fratello Wolfgang Meyer. Il repertorio del Trio, che comprende alcune composizioni quasi dimenticate di Mozart e molti lavori contemporanei, è stato ulteriormente arricchito da numerosi progetti innovativi realizzati con il clarinettista jazz Michael Riessler. Il suo ultimo progetto di musica da camera la vede con il Quintetto di sassofoni “Alliage”, con un programma di arrangiamenti di lavori di Stravinsky e Dukas che mettono in risalto le differenze timbriche e i colori brillanti dei diversi strumenti.
È sostenitrice e promotrice della musica contemporanea – a lei sono dedicati lavori di Françaix, Denissov, Hosokawa, Castiglioni, Trojahn, Reimann e Eötvös. Nel 2015 ha presentato in prima assoluta il Concerto di Márton Illés al Festival di Lucerna.
Intensa attività discografica: ha registrato arie di Mozart trascritte per clarinetto, un album in trio con Nils Mönkemeyer e William Youn e recentemente Fantasia con il Quintetto Alliage. Ha ricevuto otto “ECHO Classic Awards” ed è membro dell'”Accademia delle Arti di Amburgo”. Nel 2010 è stata insignita dell’onorificenza “Chevalier des Arts et des Lettres” dal governo francese. Insegna alla Hochschule für Musik di Lubecca.

BRUNO SCHNEIDER
Nato a Losanna, ha iniziato lo studio del corno a nove anni con R.Faller. Dopo aver studiato alla Musikhochschule Detmold con M.Hoeltzel, ha iniziato la carriera nell’Orchestra Tonhalle di Zurigo.
Ha suonato con: World Musical Youth Orchestra, Orchestra Sinfonica della Radio Bavarese e Orchestre de la Suisse Romande. È stato membro fondatore dell’Ensemble di fiati ‘Sabine Meyer’ e dell’Ensemble Collage. Come solista ha suonato con le più importanti Orchestre sinfoniche e da camera del mondo tra cui la Lucerne Festival Orchestra diretta da Abbado.
Compositori come Widmann, Meyer, Chasalow e Moret hanno composto opere per lui.
È professore all’Università di Friburgo in Brisgovia e al Conservatorio di Ginevra. Tiene regolarmente corsi di perfezionamento in USA, Giappone, Finlandia, Spagna, Germania, Italia e Svizzera.
Vicepresidente della Società Internazionale di Corno (‘04/’08), nel 2007 ha organizzato a La Chaux de Fonds il 39° Congresso Mondiale di Corno che riunisce centinaia di cornisti da tutto il mondo e per questa occasione ha composto un brano per 100 alphorns (corni alpini). Il suo libro “Horn Fundamentals” è stato pubblicato da BIM nel 2012.

DAG JENSEN
Nato a Horten, ha iniziato lo studio del fagotto a undici anni con Robert Rönnes. In seguito ha studiato con Torleiv Nedberg all’Accademia norvegese di musica di Oslo e si è perfezionato con Klaus Thunemann ad Hannover. A sedici anni è entrato a far parte della Bergen Philharmonic Orchestra; è stato primo fagotto dell’Orchestra Sinfonica di Bamberg e ha ricoperto lo stesso ruolo nell’Orchestra Sinfonica della Radio di Colonia.
È membro della Saito Kinen Festival Orchestra e della Mito Chamber Orchestra, con Ozawa direttore artistico; è stato il fagotto principale della “Luzern Festival Orchestra”. Ha vinto il primo premio al Norwegian Youth Music Competition e due volte l’ARD Music Competition di Monaco.
Collaborazioni con Bavarian Radio Symphony Orchestra, Mito Chamber Orchestra, Royal Swedish Chamber Orchestra, English Chamber Orchestra, Würtemberg Chamber Orchestra, KBS Symphony Orchestra Seoul, Oslo Philharmonic Orchestra, Prague Symphony Orchestra e Norwegian Chamber Orchestra (etc…) e direttori quali Ozawa, Tate, Vegh, Baudo, Hogwood e Brown.
È membro del Ensemble di fiati ‘Sabine Meyer’ e dell’Ensemble ‘Villa Musica’.
Jensen è stato professore all’Accademia di Musica e Teatro di Hannover e dal 2011 è professore all’Università di Musica e Arti Performative di Monaco. È anche professore all’Accademia norvegese di musica di Oslo.

KNUT ERIK SUNDQUIST
Nato a Tromsø nel 1961, ha studiato a Vienna con Ludwig Streicher. Collabora con Bergen Philharmonic Orchestra, Norwegian Chamber Orchestra, Norwegian Baroque Orchestra, Lucerne Festival Orchestra, Ensemble Modern, Mahler Chamber Orchestra, Orion String Quartet e tra gli artisti con Leif Ove Andsnes. È anche partner regolare di musica da camera di Sabine Meyer. Ex giocatore di calcio, ha abbandonato lo sport per studiare musica. La sua carriera musicale lo ha portato dal jazz al mondo della musica classica. Il suo CD “Reverie” con musica di Giovanni Bottesini è stato votato nel 2011 in Norvegia “CD classico dell’anno”. Nel 2007 ha interpretato l’Opera teatrale di Patrick Süskind “The Double Bass” al Festival della Norvegia del Nord, che ha riscosso grande successo di critica e di pubblico.


FRANZ SCHUBERT

Quartetto per archi n.11 in mi maggiore op.125 n.2, D.353

Il Quartetto in mi maggiore D.353 risale al 1816; si tratta dell’unico lavoro di Schubert che si collochi fra i Quartetti propriamente giovanili e quelli della maturità, inaugurati dal Tempo di Quartetto D.703 del 1820. Mostra, infatti, delle ambizioni assai maggiori rispetto ai precedenti, tanto da lasciar escludere che possa essere stato concepito in vista di esecuzioni domestiche.
Le nuove prospettive si impongono fin dall’attacco dell’Allegro con fuoco, dove il primo tema è diviso fra uno scatto dinamico e una frase riflessiva; la conduzione degli strumenti mostra un intreccio pronunciato, senza rinunciare al melodismo di stampo italiano. Non c’è una vera e propria dialettica tematica ma i diversi momenti scivolano l’uno dentro l’altro con naturalezza: si odono anche richiami “di corni” nella coda dell’esposizione. Nel breve sviluppo Schubert riprende liberamente gli spunti tematici già uditi in precedenza, secondo quella logica discorsiva e paratattica che si imporrà poi nello stile maturo.
L’Andante che segue è il cuore espressivo della partitura; si affida al tenero e lirico fraseggio del violino, cui si contrappongono poi gli altri strumenti; quello che colpisce nel movimento nel suo insieme è la scrittura densissima ed elaborata e la tensione dialogica mantenuta costantemente sul filo di una tersa cantabilità, continuamente rinnovata però nelle scelte espressive. Davvero troviamo qui una grande affermazione di maturità.
Anche il Minuetto sembra ormai lontano dai modelli haydniani, con un fraseggio imprevedibile; il Trio si sviluppa nell’intreccio variato fra due voci strumentali.
A Haydn sembra ricollegarsi invece il Rondò finale, che prende l’avvio da uno di quei motivi brillantissimi di moto perpetuo ancora legati a un decorativismo galante; tuttavia la conduzione del movimento è assai complessa e soprattutto segue la traccia di improvvisi diversivi, intesi non già come pause umoristiche ma come scantonamenti, divagazioni rispetto alla strada maestra.

Ottetto in fa maggiore per fiati e archi op.166, D.803

L’Ottetto fu scritto da Schubert in breve tempo, dal febbraio al 1° marzo del 1824, su commissione dell’intendente dell’Arciduca Rodolfo (l’Arciduca di Beethoven), conte Ferdinand Troyer, clarinettista dilettante. Questi, quando invitò il musicista a comporre l’Ottetto impose la clausola che fosse «esattamente come il Settimino di Beethoven». E in effetti il lavoro che Schubert gli consegnò era simile al modello, tanto che ogni ascoltatore fu in grado di cogliere questa somiglianza, sia nel concerto privato, eseguito nella primavera del 1824 con la partecipazione dello stesso Troyer, sia nella serata organizzata il 16 aprile del 1827 dal violinista Schuppanzigh per aiutare finanziariamente il musicista.
Identica è la composizione dei fiati con il clarinetto, il corno e il fagotto (il Settimino si trasforma in Ottetto solo perché Schubert aggiunge un violino agli archi), uguale è il numero dei movimenti, sei come in Beethoven e uguale è l’ordine in cui sono disposti, secondo la forma del Divertimento.
Ma il temperamento lirico e romanticamente cantabile di Schubert è presente sin dal primo movimento nello schema della Sonata classica con due temi, uno lento e l’altro vivace, alternati e fusi con una sensibilità strumentale di elegante fattura.
Pieno di seducente e malinconica musicalità è l’Adagio dominato dal timbro pastoso del clarinetto, senza tuttavia sacrificare troppo gli archi e le altre voci concertanti.
L’Allegro vivace è uno Scherzo di tono frizzante e con venature umoristiche, intercalato da un Trio dagli accenti vagamente popolareschi e danzanti.
L’Andante è un tema con variazioni, che riprende e sviluppa il motivo idillico del duetto d’amore ‘Die Freunde von Salamanka’ (Gli amici di Salamanka), composto da Schubert nel 1815. Particolarmente carezzevole nel suo sfumato ritmo di danza è il Minuetto con i lontani accordi del corno. Un senso di sospensione e di attesa si percepisce nell’Andante molto, sul vibrato degli archi; ma solo per poco, in quanto tutto ritorna chiaro e sereno nell’Allegro finale, come un arcobaleno dopo la tempesta.
Secondo il musicologo inglese Maurice Brown, che ha collaborato alla pubblicazione del catalogo tematico di Schubert insieme a Otto Erich Deutsch, diversi studiosi hanno sottolineato il fatto che l’Ottetto «riassume lo spirito della Vienna Biedermeier, con la musica delle sue strade, dei suoi Kaffehäuser, dei suoi teatri, del suo Prater, delle sue sale da ballo».

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