Società del Giardino

Società del Giardino

La Società del Giardino

La Società del Giardino è uno dei pochissimi club europei ancora in attività, che può vantare una continuità di oltre due secoli. Il sodalizio nasce nel 1783 quando Francesco Bolchini raduna i primi 32 soci e fonda la società con lo scopo di riunirsi in locali all’aperto per trascorrere alcune ore di svago, soprattutto giocando alle bocce. Il gruppo è composto da borghesi e non ha pretese culturali o politiche. Durante l’inverno si ritrova nei caffè.

La prima sede è “oltre l’osteria della Stadera alla fine del corso di Porta Orientale” (1). Dal 1786 al 1789 i soci affittano un terreno alla Cavalchina (oggi via Manin) (2), nel 1790 trovano una sede provvisoria nell’ex Casa dei Vecchi a San Giovanni sul Muro (3), dal 1791 al 1794 presso il vicolo dei Ponzi fuori Porta Nuova, dov’è oggi via Turati (4). Nel 1794 si verificano alcune divergenze che portano ad una scissione. Francesco Bolchini e i suoi amici si trasferiscono nella centralissima Contrada dei Due Muri (5) dove affittano una casa con giardino di proprietà del socio Gaetano Belloni. Poco dopo, nel 1798, in piena Repubblica Cisalpina, viene redatto il primo statuto che prevede Amministratore, Ragioniere e Cassiere.

L’età napoleonica porta con sé una grossa novità che entusiasma i milanesi: la libertà di giocare d’azzardo. Anche la Società del Giardino ne è contagiata e spesso le bocce sono sostituite dalle carte. Nel 1801 Gaetano Belloni vende la casa al suo socio, il conte Giacomo Lechi, appartenente ad una famiglia bresciana diventata illustre grazie alle imprese militari dei fratelli Giuseppe e Teodoro Lechi. Il nuovo padrone di casa non rinnova alla società l’uso del giardino obbligando i soci a cercare una nuova sede che viene finalmente reperita in via Clerici al n. 1765 che corrisponde all’odierno n. 2 sede del Banco Ambrosiano (6).

La Società è cresciuta ed ora, accanto al gioco, si diletta di organizzare serate dedicate alla “conversazione” secondo un uso patrizio ancora settecentesco. A queste serate possono partecipare anche le signore. Si organizzano anche balli e concerti, accanto alla borghesia compare qualche esponente del ceto nobiliare. L’atmosfera comunque è ancora semplice e franca. Tra i soci nel 1808 compare il poeta Carlo Porta (    vedi schede biografiche) che sarà un affezionato frequentatore del gruppo.

Con la restaurazione la Società del Giardino riduce i balli che vengono soppiantati dai concerti, molto graditi dai nuovi governanti. I balli erano riservati alle grandi ricorrenze. La grande soprano Giuseppina Grazzini diventa l’idolo della Società come lo sarà più tardi Giuditta Pasta. La cantante ex amica di Napoleone intrattiene volentieri i soci con la sua voce straordinaria. Alla ricerca di un accordo con l’aristocrazia milanese, numerosi esponenti del governo austriaco entrano nella Società: lo Strassoldo (capo della polizia), il barone De Mentz, il conte di Bubna (comandante delle truppe di Milano), il conte di Starenberg. Durante i primi anni della restaurazione, fino agli arresti del 1821, il governo austriaco cerca un accordo con gli esponenti più significativi della società milanesi. Questi, a loro volta, studiano la possibilità di ottenere dall’Austria un atteggiamento più liberale. La Società del Giardino diventa, con la Scala, il luogo ideale per questo confronto. Non deve stupirci quindi di trovarvi, accanto alle autorità governative, anche molti futuri patrioti come Carlo De Cristoforis, che scrive sul Conciliatore, Giuseppe Arconati Visconti, Gaspare Rosales d’Ordogno, Antonio ed Emilio Belgioioso, Francesco Simonetta, Matilde Dembowsky, Bianca Milesi, Antonietta Fagnani Arese, Clara Carpani, Teresa Kramer Berra.

L’aumento del numero dei soci, salito a 300, e la sempre maggiore frequenza di affollati concerti, convince la Società a cercare una sede più adeguata alle sue esigenze, più ampia e più lussuosa. Si arriva così, il 21 giugno 1818, a deliberare l’acquisto di Palazzo Spinola posto in vendita dagli eredi di Francesco Cusani per 150.000 lire (7). L’atto formale di acquisto sarà redatto il 9 febbraio 1819, ma già dall’anno precedente la Società si trasferisce nel palazzo e inizia a predisporre la sua ristrutturazione. I lavori sono affidati all’architetto Arganini, autore delle facciate delle chiesa di San Tomaso in via Broletto e di palazzo Borromeo d’Adda in via Manzoni. L’Arganini stupirà i milanesi con la sua Sala d’Oro anche se per costruirla dovrà demolire in parte il grande scalone cinquecentesco. Dopo i primi moti risorgimentali, l’attività della Società diventa sempre meno neutrale e sempre più di appoggio all’Austria. Nel giugno 1825, in occasione della visita a Milano dell’imperatore Francesco I, viene organizzato un grande ballo in suo onore con la presenza della Corte. I soci sono sempre misti, borghesi e nobili, ma la nobiltà austriacante ha ormai decisamente il sopravvento. Nel 1838, ai preparativi per l’incoronazione in Duomo del nuovo imperatore Ferdinando II, si affiancano grandi lavori anche in Palazzo Spinola per accoglierlo degnamente. Giacomo Tazzini modifica la Sala d’Oro rialzando il soffitto, ma purtroppo gli invitati alla grande festa d’inaugurazione resteranno delusi per l’improvvisa defezione della Corte, sembra per una minaccia di attentato. A consolazione dei suoi amati sudditi, l’imperatore compirà due giorni dopo una breve visita accolto da un ristretto numero di soci. L’attività mondana della Società continua comunque con continue migliorie all’arredo. Nel 1840 vengono acquistati i quattro lampadari inglesi ancora in loco. Nel 1842 Luigi Tatti, unendo due sale, crea la Sala d’Argento facendo scomparire del tutto l’antico scalone. Amica dell’Austria, ma lontana dalla politica attiva, la Società del Giardino sopravvive a tutte le tempeste politiche di quegli anni. Solo nel 1853, in seguito agli attentati mazziniani ai soldati austriaci, i suoi locali vengono chiusi per un mese, dal 6 febbraio al 14 marzo. E’ l’unico periodo di chiusura in tutta la sua storia.

Nel 1859, scappati gli Austriaci, si festeggia il nuovo regno d’Italia, ma non si riuscirà più a ritrovare lo smalto degli anni d’oro. Nel 1883 viene sacrificata una parte del giardino per costruire la Sala d’Armi, che conferisce alla Società un tono ancora più nobiliare, anche se rimangono tra i soci i maggiori esponenti della borghesia. La fama però in questi anni non alberga più nei saloni, ma piuttosto nel sottotetto, affittato come abitazione e studio a numerosi pittori di grido come Luigi Conconi, Gola, Buffa e Buccarini.

Anche Palazzo Spinola, infine, partecipa come molti altri edifici di Milano al grande disastro dei bombardamenti dell’agosto 1943. La Sala d’Oro è molto danneggiata e verrà ricostruita con un nuovo pavimento e un soffitto a cassettoni anziché a volta. La Sala d’Argento viene completamente rifatta dal Cassi Ramelli in stile moderno ed adibita a sala bar.

Condividi

Our Happy Clients

Sed ut perspiciatis unde omnis iste natus error sit voluptatem accusantium doloremque laudantium.