Recensione del concerto del 21 11 2022
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Recensione del concerto del 21 11 2022

Il pianista János Balázs diretto da Gábor Takács-Nagy alle Serate Musicali

Ieri sera, per il concerto tenuto in Sala Verdi al Conservatorio milanese, organizzato da “Serate Musicali”, la “Cziffra Chamber Festival Orchestra” diretta da Gábor Takács-Nagy e il pianista trentaquattrenne di Budapest János Balázs, hanno tenuto un concerto “per i 100 anni dalla nascita di György Cziffra“, celebre virtuoso ungherese.

Oltre ai protagonisti , tutti ungheresi, anche l’interessante impaginato  prevedeva brani di compositori ungheresi quali Ferenc Liszt (1811-1886) e Béla Bartók (1881-1945). Le note Danze popolari rumene (1915) del secondo ungherese, nella versione per piccola orchestra, hanno introdotto la serata, rivelando l’ottimo livello interpretativo della giovane compagine strumentale diretta con esuberanza gestuale ed efficace resa espressiva in tutte le sette parti che compongono le Danze.

Due i brani di Liszt interpretati dal pianista Balázs: prima il celebre Concerto n.1 in mi bem. maggiore per pianoforte e orchestra S124 (1849- 1856) ) e poi, dopo il breve intervallo, la rara Fantasia su temi popolari ungheresi S123 (1852), ampliamento tematico dalla più nota Rapsodia ungherese n.14, entrambi nelle trascrizioni per piccola orchestra di Reszsö Ott. Nei due lavori del grande compositore-pianista, caratterizzati da una rilevante quantità di effetti virtuosistici, valida è stata la resa interpretativa di János Balázs, pianista dotato certamente di tecnica appariscente, visibilmente espressa con sicurezza timbrica, tipica dell’interprete estemporaneo ed estroverso.

Più efficace, a mio avviso, con momenti di eleganza coloristica, la Fantasia sui temi ungheresi. Validi i bis solistici concessi da Balázs con una Danza ungherese e una riuscita trascrizione pianistica del celebre O mio babbino caro, dall’opera Gianni Schicchi di Giacomo Puccini. Di ottima qualità l’ultimo lavoro in programma con il Divertimento per orchestra d’archi Sz 113 (1939) di Bartók, brano composto in pieno ‘900, interpretato con profonda espressività complessiva, ed evidente intensità coloristica nel penetrante movimento centrale “Molto adagio“.

22 Novembre 2022 Cesare Guzzardella

Foto di Alberto Panzani

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