ES-TRIO

ES-TRIO

Quando:
10 Ottobre 2022@8:45 pm
2022-10-10T20:45:00+02:00
2022-10-10T21:00:00+02:00
Dove:
Sala Verdi del Conservatorio di Milano
via Conservatorio 12
Costo:
Intero €25,00 – Ridotto € 20,00
Contatto:
Biglietteria
02 29409724

Violino LAURA GORNA

Violoncello CECILIA RADIC

Pianoforte LAURA MANZINI

«Il Genio è Donna»

Programma
R. SCHUMANN (1810 – 1856)
Fantasiestücke per violino violoncello e pianoforte Op.88
Romanze. Nicht Schnell,mit innigem Ausdruck
Humoreske. Lebhaft
Duett. Langsam und mit Ausdruck
Finale. Im Marsch Tempo

Trio per violino violoncello e piano no.2 in fa maggiore Op.80
Sehr lebhaft
Mit innigem Ausdruck
In mässiger Bewegung
Nicht zu rasch

Trio per violino violoncello e pianoforte no.1 in re minore Op.63
Mit Energie und Leidenschaft
Lebhaft ,doch nicht zu rasch
Langasam , mit inniger Empfindung – Bewegter – Tempo I
Mit Feuer

EsTrio

Laura Gorna, Cecilia Radic e Laura Manzini hanno raccolto e reinterpretato la tradizione della grande scuola italiana della Fondazione Stauffer, dell’Accademia Chigiana e della Scuola di Fiesole. Dall’esordio nel 2005, EsTrio ha suonato per tutte le maggiori stagioni concertistiche italiane eseguendo sia programmi tematici, che variati o con esecuzioni integrali della musica da camera di Schumann e Mendelssohn.
L’esperienza internazionale si è estesa anche oltre i confini europei: dal Giappone agli Stati Uniti, dal Sud America al Medio Oriente, al fianco di strumentisti quali Salvatore Accardo, David Finckel, Bruno Canino, Rainer Kussmaul, Bruno Giuranna, Toby e Gary Hoffmann, Rocco Filippini e Franco Petracchi.
EsTrio ha interpretato con orchestra il Triplo Concerto di Beethoven, il Concerto dell’Albatro di Ghedini ed è molto attivo nella musica contemporanea. Notevole successo ha ottenuto la sua prima esecuzione assoluta di “Lassù le stelle si accorgano di te…” di Adriano Guarnieri e del Trio di Fabio Vacchi “Orna buio ciel”.
Da sempre attento al mondo femminile nelle sue varie declinazioni, EsTrio è impegnato nella ricerca e valorizzazione delle compositrici, portando a conoscenza del grande pubblico numerosi brani pressoché sconosciuti. Nel 2009 il Trio ha anche preso parte alle celebrazioni per la Festa della Donna al Quirinale, suonando in diretta radiofonica su RAI Radio3 un programma di sole musiche femminili presso la Cappella Paolina alla presenza del Presidente Napolitano.
Con questo stesso spirito è nata la collaborazione con il blog del Corriere della Sera “la 27a ora” dedicato al mondo femminile, che l’ha visto anche protagonista di un cortometraggio su una giornata di lavoro di EsTrio, per la serie “Il tempo delle donne”. Con il programma “Mademoiselle Boulanger” il Trio ha voluto rendere omaggio a una donna molto importante per la musica del Novecento Nadia Boulanger, a sua sorella Lili e ad alcuni dei suoi celeberrimi allievi quali Gershwin, Bernstein, Piazzolla. L’eclettismo e il desiderio di sperimentazione hanno spinto EsTrio a collaborare anche con artisti provenienti da esperienze espressive eterogenee, quali il teatro, la coreografia, il jazz.
Da questo spirito di ricerca sono nati vari progetti, tra cui “Pochi avvenimenti, felicità assoluta”, spettacolo con la drammaturgia originale di Maria Grazia Calandrone, che rievoca il legame artistico e umano fra Robert e Clara Schumann, rappresentato in prima nazionale al Festival MiTo con Sonia Bergamasco voce recitante e il concerto/spettacolo ideato con Sergio Bustric, ispirato a “Il Piccolo Principe”, nel quale musica e magia si fondono per ricreare lo spirito del capolavoro di Saint-Exupéry.
Il nome EsTrio nasce dalla fusione tra diversi richiami: il Mi bemolle tedesco Es, l’Es della concezione freudiana e la parola Trio, che insieme evocano la consonanza con il concetto di estro: l’ardore della fantasia e dell’immaginazione nella cultura classica greca. EsTrio ha inciso e ha pubblicato un cd dedicato ai Trii di Mendelssohn.
Ė di imminente pubblicazione un nuovo disco dedicato ai Trii di Schumann.
Il Trio è ospite per la terza volta di Serate Musicali – Milano.

Siamo felicissime di ritornare a Serate Musicali con il “nostro”Schumann.
Nel 2010, in occasione dei 200 anni dalla morte del Compositore, affrontammo l’opera completa presentando, oltre ai Trii, ai Quartetti d’archi, al Quartetto e Quintetto con pianoforte, altre pagine quasi sconosciute come i Melologhi.
Grazie a quell’Integrale abbiamo approfondito sempre più la vicinanza a questo genio e, attraverso la lettura dei suoi scritti, dei suoi diari, iniziammo ad analizzare il grande rapporto d’amore e di musica intrattenuto con Clara Schumann.
Nacque così lo spettacolo «Pochi avvenimenti, felicità assoluta», un grande melologo dove Clara ripercorre la vita con il marito, rivolgendosi oniricamente alla sua musica.
Oggi ritorniamo con uno spirito diverso e più coscienti di quello che ci hanno lasciato questi due straordinari musicisti: tanti capolavori, affinità musicali ed elettive ma soprattutto un amore e una passione struggenti che sentiamo in tutte le pagine.
EsTrio

ROBERT SCHUMANN

Fantasiestücke per violino violoncello e pianoforte op.88
Ascoltando questi Fantasiestücke op.88, ci si può chiedere se Schumann avesse riletto gli ultimi Trii per pianoforte di Haydn. Comunque sia, i primi due numeri dei Fantasiestücke rimandano al tipo di tessitura del Trio caro a Haydn, dove il pianoforte domina, mentre il violoncello e la linea di basso della tastiera si muovono soprattutto in parallelo. Tutta la raccolta era chiaramente destinata all’interpretazione domestica da parte di dilettanti e lo stesso Schumann ha richiamato l’attenzione sulla sua natura più “delicata”, rispetto alle altre sue opere da camera per pianoforte e archi.
Il primo movimento, con la sua malinconica melodia popolare, è commovente per la sua semplicità. Il suo tema riappare, in forma più giocosa, come primo episodio della successiva Humoreske, così che comprendiamo come Schumann concepisca i due movimenti successivi come una coppia connessa. I vari episodi di questo secondo movimento riappaiono seguendo una struttura circolare, dove il tema di apertura in forma di Marcia ritorna solo alla fine. Questa ripresa finale è una replica esatta della sezione di apertura, sebbene Schumann aggiunga una Coda che consente alla Marcia di svanire in lontananza.
Il Duo del terzo movimento è dominio dei due strumenti ad arco, che intrecciano una linea melodica di grande bellezza mentre il pianoforte offre un accompagnamento dolcemente ondulante. Quanto al Finale, ritorna al ritmo incalzante del secondo movimento, ma in uno stile più grandioso. La semplice tessitura della Marcia stessa contrasta fortemente con l’intricato contrappunto del primo episodio, che è concepito come una serie elaborata di canoni intrecciati, in cui la voce che risponde appare spesso in forma speculare.

Verso la fine, la musica torna alla tonalità di maggiore per una Coda curiosamente scarna, in cui la melodia corale del pianoforte trova un contraltare nel ritmo sincopato degli strumenti a corda. Dopodiché, la musica si affievolisce gradualmente mentre il pianista esegue passaggi fugaci sul brusio delle corde. Ma anche la Coda ha la sua parte finale: un improvviso slancio di energia che porta il lavoro a una conclusione sgargiante.

Trio per violino violoncello e pianoforte n.2 in fa maggiore op.80
Trio per violino violoncello e pianoforte n.1 in re minore op.63

Sappiamo che Schumann amò dedicarsi alla musica secondo scelte di genere, coltivate lungo l’arco di periodi più o meno lunghi. Per pianoforte scrisse moltissimo nel decennio seguente il 1830. Al Lied si dedicò con entusiasmo nel 1840; il coro lo affascinò particolarmente tra il ’47 e il ’53. Così anche per la musica da camera, che lo interessò tra il ’42 e il ’53. Compose tre Trii per violino, violoncello e pianoforte: due Trii op. 63 e op. 80 risalgono al 1847 il Trio op.110 al 1851.
Il Trio in re minore op.63 viene generalmente considerato come il più importante, mentre l’op.80 manifesta un approccio innovativo all’armonia in confronto al classicismo. Il genere della musica da camera permise a Schumann di indulgere alla sua preferenza per le figurazioni complicate e le sottili inflessioni armoniche come appaiono nella sua musica pianistica e in effetti, anche nella musica da camera, il pianoforte è sempre lo strumento leader, mentre gli archi seguono oppure si oppongono alla tastiera come gruppo unito. I Trii sono scritti per la formazione classica di violino, violoncello e pianoforte, che vi risalta per il magistero dell’invenzione e per la poesia da cui viene investita. Non si tratta nè di musica per dilettanti o amatori, nè di «musica da camera» in senso stretto. Infatti non vi è nulla dell’esteriorità «Biedermeier» e, in più, la dimensione espressiva, fremente, si riallaccia alle opere pianistiche sperimentali, esprimendosi con una ricchezza di risorse che rimanda ai capolavori di Schubert e Mendelssohn, non a caso ammirati. Vi si ritrova anche una straordinaria sensibilità per le implicazioni psicologiche del discorso musicale, inteso come evento artistico e come rivelazione.
Nel Trio op.63, oltretutto, la concretezza oggettiva si raggiunge attraverso la coerenza di temi che derivano l’uno dall’altro, irradiando tutta la composizione e creando un effetto di forte unità. «Mit Energie und Leidenschaft» (Con energia e passione), è l’indicazione espressiva del primo movimento, una pagina ribollente, drammatica, appena interrotta da un breve episodio in «pianissimo» di notevole originalità, che il pianoforte conduce insieme al violoncello in un disegno di accordi ribattuti sul registro acuto. II secondo movimento «Lebhaft, doch nicht zu rasch» (Animato, ma non troppo svelto), nasce su un ritmo scattante e svolge con leggerezza anche il centrale Trio in cui applica il principio del Canone. Dopo tanta prorompente vitalità, il terzo tempo, «Langsam, mit inniger Empfindung» (Lento, con un sentimento profondamente interiore), giunge come pausa sognante, inafferrabile e irrequieta, in forma di romanza, che sfocia direttamente nel finale «Mit Feuer» (Con Fuoco) in forma-sonata, conclusione vigorosissima e scatenata.

Il Trio ebbe la sua prima esecuzione nel 1848 e nello stesso anno fu edito da Breitkopf & Hartel.
Schumann iniziò la composizione del Trio op.80 a Dresda tra il mese d’agosto e il primo novembre 1847 interrompendola per dedicarsi a due grandi opere drammatiche: l’opera Genoveva e la prima parte delle scene del Manfred di Byron. Questo secondo Trio venne terminato nella primavera del 1849 ed ebbe la prima esecuzione il 29 aprile nel corso di una “matinée” privata organizzata in casa Schumann, in cui venne eseguito anche il ciclo di Lieder op.74. La partitura venne pubblicata da Schubert a Lipsia nel dicembre 1849 e la prima esecuzione pubblica avvenne il 22 febbraio 1850 al Gewandhaus di Lipsia. Spesso relegato in secondo piano rispetto al precedente, questo secondo Trio non è meno ricco di bellezza, benché differente: rimarchevoli l’equilibrio dei movimenti, il tono sereno, felice, infatti offre prospettive molto diverse. «Esercita una seduzione più immediata, più fascinosa» confidò Schumann al suo allievo Karl Reinecke, aggiungendo di preferire l’incipit dell’Adagio e dell’Allegretto. Clara fece di questo Trio, da lei particolarmente amato, uno dei suoi cavalli di battaglia.
Nel primo movimento il Primo Tema è introdotto dagli archi, il secondo dal pianoforte e lo sviluppo, molto vasto, introduce un nuovo elemento tematico ancora più tenero e appassionato: una citazione dal Lied op.39 n.2, forse un’allusione a Clara? Il Tema del Lied si ritrova come variazione nel Tema principale del secondo movimento eseguito dal violino.
L’accompagnamento è polifonico sugli stilemi di un Canone e di una Passacaglia. Il terzo tempo sembra uscito dal Carnaval op. 9 e sostituisce, in una prospettiva brahmsiana, con il suo ritmo vivace lo Scherzo tradizionale. Il Tema, in forma di Canone tra il pianoforte e il violoncello e poi fra i due archi, è ironico e si basa su un piccolo accompagnamento sincopato. Dopo vari cambiamenti di tonalità il finale ritorna all’iniziale fa maggiore e all’ottimismo del primo Tempo.