A. LONQUICH – N. ALTSTAEDT

A. LONQUICH – N. ALTSTAEDT

Quando:
28 Novembre 2022@8:30 pm
2022-11-28T20:30:00+01:00
2022-11-28T20:45:00+01:00
Dove:
Sala Verdi del Conservatorio di Milano
via Conservatorio 12
Costo:
Intero €25,00 – Ridotto € 20,00
Contatto:
Biglietteria
02 29409724

«Cicli» «Strumento dell’anno»

Pianista ALEXANDER LONQUICH

Violoncellista NICOLAS ALTSTAEDT

Programma

L. van BEETHOVEN (1770 – 1827)

Sonata per violoncello e pianoforte n.1 in fa maggiore op.5 n.1
Adagio sostenuto. Allegro
Rondò: Allegro vivace

Sonata per violoncello e pianoforte n.2 in sol minore op.5 n.2
Adagio sostenuto ed espressivo
Allegro molto, piu tosto presto
Rondò: Allegro (sol maggiore)

Sonata per violoncello e pianoforte n.3 in la maggiore op.69
Allegro ma non tanto
Scherzo. Allegro molto (la minore)
Adagio cantabile (mi maggiore) – Allegro vivace

Sonata per violoncello e pianoforte n.4 in do maggiore op.102 n.1
Andante
Allegro vivace
Adagio (sol maggiore)
Allegro vivace

Sonata per violoncello e pianoforte n.5 in re maggiore op.102 n.2
Allegro con brio
Adagio con molto sentimento d’affetto (re minore)
Allegro. Allegro fugato

 


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NICOLAS ALTSTAEDT

Violoncellista franco-tedesco, si esibisce come solista, direttore d’orchestra e direttore artistico in un repertorio che spazia dalla musica antica a quella contemporanea, suonando su strumenti d’epoca e moderni.
In questa stagione: debutti con London Philharmonic Orchestra; Münchner Philharmoniker, Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks; Orquesta Nacional de España e Royal Liverpool Philharmonic; ritorno con l’Orchestre Philharmonique de Radio France, la Rotterdam Philharmonic, l’Orchestra Sinfonica della RAI di Milano, la Detroit Symphony Orchestra, Les Violons du Roy in Quebec, la Münchner Kammerorchester, l’Orchestre National de France, la Filarmonica di Strasburgo e l’Orchestra della Svizzera Italiana. Tournée con l’Orchestre des Champs-Elysées e Philippe Herreweghe e con la Junge Deutsche Philharmonie e Dmitri Slobodeniou; inoltre ha in programma la prima esecuzione di un nuovo progetto con Anna Prohaske e Francesco Corti incentrato su due nuove composizioni di Jörg Widmann e Wolfgang Rihm. Ha debuttato con la Gulbenkian Orchestra all’Espinho Festival in Portogallo e con la Montpellier Orchestra.
Altstaedt è anche apparso ai festival estivi di Budapest, Salisburgo e Oslo. Ė stato ‘Artist in Focus’ alla Alte Oper di Francoforte e ‘Artist in Residence’ alla SWR Symphonieorchester con Teodor Currentzis. Collabora regolarmente con le più famose orchestre di tutto il mondo e con direttori quali Gustavo Dudamel, Sir Roger Norrington, Lahav Shani, Francois-Xavier Roth e Robin Ticciati. Si esibisce con orchestre che suonano strumenti d’epoca come “Il Giardino Armonico”, sotto la direzione di Giovanni Antonini, Andrea Marcon e Jonathan Cohen.
In qualità di direttore d’orchestra, collabora strettamente con la Scottish Chamber Orchestra e nelle recenti stagioni ha diretto la SWR e la OPRF di Parigi, l’Orchestra Aurora e i Münchner Kammerorchester. Come interprete di musica contemporanea collabora con compositori quali Thomas Adès, Jörg Widmann, Wolfgang Rihm, Thomas Larcher, Fazil Say e Sofia Gubaidulina. Nel 2012 Altstaedt ha sostituito Gidon Kremer alla direzione artistica del Festival di Lockenhaus mentre, nel 2014, ha sostituito Adam Fischer come direttore artistico della Haydn Philharmonie.
Per la musica da camera collabora con Janine Jansen, Vilde Frang, Pekka Kuusisto, Lawrence Power, Antoine Tamestit, Alexander Lonquich, Jean Rondeau e il Quatuor Ébène. Ha ricevuto numerosi premi, tra i quali il Beethovenring Bonn e il Musikpreis der Stadt Duisburg. La registrazione di concerti al Festival di Lockenhaus si è aggiudicata un BBC Music Magazine Chamber Award e un Grammophone Award. Ha ricevuto un BBC Music Magazine Concerto Award per la registrazione dei Concerti di C.P.E. Bach, con Arcangelo e Jonathan Cohen e un Edison Klassik per la registrazione del suo recital con Fazil Say di Warner Classics. Nicolas Altstaedt ha ricevuto il Credit Suisse Award ed è stato BBC New Generation Artist dal 2010 al 2012.
Ė ospite di Serate Musicali – Milano dal 2009.

ALEXANDER LONQUICH

É nato a Trier, in Germania. Nel 1977 ha vinto il Primo Premio al Concorso Casagrande dedicato a Schubert. Da allora ha tenuto concerti in Giappone, Stati Uniti e nei principali centri musicali europei. La sua attività l’ha visto impegnato con Abbado, Sanderling, Koopman, Krivine, Holliger, Minkowski. Particolare il rapporto avuto con Sandor Vègh e la Camerata Salzburg, di cui è tuttora regolare ospite nella veste di direttore-solista.
Come camerista collabora con Tetzlaff, Altstaedt, Frang, Bell, H. Schiff, Isserlis, Faust, C.Widmann, J.Widmann, Pergamenschikov, Holliger, Zimmermann. Numerosi i riconoscimenti: “Diapason d’Or”, “Premio Abbiati”, “Premio Edison”… Nel 2003 ha formato, con la moglie Cristina Barbuti, un duo pianistico che si è esibito in Italia, Austria, Svizzera, Germania, Norvegia e USA. Inoltre in concerto appare spesso nella doppia veste di pianista e fortepianista spaziando da C.P.E. Bach a Schumann e Chopin, del quale ha inciso, su un pianoforte Erard insieme a Philippe Herreweghe, il Concerto in fa minore per il Frederick Chopin Institute. Come direttore-solista collabora stabilmente con: Orchestra da Camera di Mantova, Orchestra della Radio di Francoforte, Royal Philharmonic Orchestra, Deutsche Kammerphilarmonie, Camerata Salzburg, Mahler Chamber Orchestra, Orchestre des Champs Elysées e Filarmonica della Scala di Milano. Ha eseguito l’integrale delle Sinfonie di Schubert accostate ai Concerti per pianoforte di Beethoven con l’Orchestra Sinfonica Nazionale RAI, in cinque concerti.
Suona regolarmente per l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con la quale collabora anche come direttore-solista dalla stagione 2011/12. Intensa anche l’attività concertistica all’estero: è stato “Artist in Residence” nella stagione 2015/16 presso la NDR Elbphilharmonie Orchester (Orchestra della Radio della Germania del Nord) di Amburgo e, nel 2017, del Festival della Primavera di Praga, dove si è esibito anche nel ruolo di solista e direttore con la Camerata Salzburg. É ospite regolare di festival quali: Schubertiade, Lockenhaus, Mozartwoche Salzburg in Austria, Beethovenfest Bonn, Ludwigsburger Schlossfestspiele e Sommerliche Musiktage Hitzacker in Germania.
Ha effettuato incisioni dedicate a Mozart, Schumann e Schubert, ha registrato musiche del compositore israeliano Gideon Lewensohn, un CD di musica pianistica francese dell’inizio del XX secolo con gli Improptus di Fauré, Gaspard de la nuit di Ravel e i Préludes di Messiaen, la Kreisleriana e la Partita di Holliger e un CD interamente dedicato a Schubert. Il doppio CD “Schubert 1828” con le Sonate D958, D959 e D960, ha ricevuto il “Preis der deutschen Schallplattenkritik 2019”. Nel 2020 è stato pubblicato un doppio CD, con Nicolas Altstaedt, con l’Integrale delle Sonate per violoncello e pianoforte e le Variazioni di Beethoven. Agli impegni concertistici, Lonquich ha affiancato negli anni un intenso lavoro didattico tenendo master-class in Europa, Stati Uniti e Australia.
Ha collaborato inoltre con l’Accademia Pianistica di Imola, l’Accademia Musicale Chigiana e la Hochschule für Musik di Colonia. Dal 2014 è Direttore Principale dell’OTO – Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza, con la quale si esibisce anche come solista. Nel luglio del 2020 Lonquich è stato nominato Direttore Artistico della Fondazione Scuola di Musica di Fiesole. Nel 2013 ha creato – con la moglie – nella propria abitazione fiorentina, Kantoratelier, un piccolo spazio teatrale dove le materie a lui care – psicologia, musica e teatro – vengono approfondite grazie a laboratori, seminari e concerti.
Ė ospite di Serate Musicali – Milano dal 1984.

LUDWIG VAN BEETHOVEN

INTEGRALE DELLE SONATE PER VIOLONCELLO E PIANOFORTE
Le Sonate per pianoforte e violoncello, pur essendo soltanto cinque, si estendono nell’attività creatrice di Beethoven per un più lungo periodo di tempo che non quelle per violino. Le prime due Sonate, infatti, che costituiscono l’op.5, risalgono al 1796, le ultime due (op.102) sono del 1815. La Sonata per violoncello e pianoforte prese piede solo nel passaggio dal Settecento all’Ottocento. Questo perché non esisteva ancora, alla fine del Settecento, come genere specifico e affermato per via del fatto che il rapporto armonico e timbrico tra il fortepiano e uno strumento grave ad arco poneva all’epoca problemi compositivi di ardua soluzione, a causa del timbro del violoncello che veniva soverchiato dal suono dello strumento a tastiera, un problema che il repertorio barocco riuscì in parte a risolvere con il genere della sonata per violoncello e basso continuo, come testimoniano i lavori di Jean-Balthasar Tricklir, Johann Georg Christoph Schetky, Jean-Pierre Duport e, soprattutto, Antonín Kraft.
Così, quando Ludwig van Beethoven, dopo essersi trasferito a Vienna, decise nel 1796 di comporre le due Sonate op.5 per violoncello e pianoforte, lo fece con la piena convinzione che avrebbe potuto creare opere con più libertà stilistica rispetto ad altri generi cameristici maggiormente fissati e già conclamati. Questa attenzione, da parte del genio di Bonn, aveva i suoi motivi, in quanto Beethoven fin dall’inizio della sua attività compositiva avvertì la questione dei generi posta tra la sfera della continuità storica e quella che può essere definita la sfera del prodotto musicale di consumo dato dall’attualità in cui si presenta e che, inevitabilmente, veniva dimenticato e messo da parte dalla generazione successiva. E se Beethoven, fin da subito, aderì alla sfera della continuità storica, fu perché si rese perfettamente conto che la figura del compositore, nel delicato passaggio tra XVIII e XIX secolo, sarebbe mutata in modo totale e inevitabile, vale a dire che l’artista si sarebbe dovuto misurare da quel momento, più che con i contemporanei, con i compositori del passato, mentre la definitiva consacrazione del valore di un musicista sarebbe spettata, più che ai coevi, ai posteri.
Questa continuità storica si applica parzialmente con la composizione della Sonata op.5 n.1 in fa maggiore e della Sonata op.5 n.2 in sol minore, dedicate al sovrano Federico Guglielmo II di Prussia, noto per essere un ottimo dilettante del violoncello (non per nulla Mozart scrisse per lui i celeberrimi Quartetti Prussiani e Boccherini diversi Quartetti), il quale aveva a quell’epoca al suo servizio uno dei più abili violoncellisti europei, il francese Jean-Pierre Duport; Beethoven, che ebbe il privilegio di suonare a corte, le eseguì proprio insieme a Duport. Affrontando questo “nuovo” genere, il quale non poteva di conseguenza vantare una solida tradizione trasmessa dal passato, Beethoven ebbe così modo di effettuare delle sperimentazioni a dir poco ardite, a cominciare dal fatto che la Sonata esposta in due soli tempi, di per sé assai breve, fu incredibilmente dilatata, come dimostrano i primi due tempi delle altrettante Sonate op.5, con il primo formato da 400 battute e il secondo addirittura da 553 battute!
Beethoven tornò poi al violoncello e al pianoforte esattamente tredici anni dopo, nel 1809, quando pubblicò a Lipsia da Breitkopf & Härtel, con la dedica all’amico barone Ignaz von Gleichenstein, la Sonata in la maggiore op.69, la quale fu eseguita per la prima volta il 5 marzo dello stesso anno dal violoncellista Nikolaus Kraft. Composta l’anno precedente, e dunque appartenente al cosiddetto “periodo di mezzo”, questa Sonata si contraddistingue, rispetto alla “cantabilità” e all’apertura alla vita irradiate dalle due Sonate op.5, per un fervore espressivo che si manifesta in una totale revisione dello schema formale nella quale è incastonata.
Che il genere cameristico della Sonata per violoncello e pianoforte rappresentasse per Beethoven un passepartout attraverso il quale chiudere e aprire le porte della sua evoluzione creativa e stilistica è confermato dal fatto che nell’estate del 1815, il genio di Bonn grazie ad esso trovò lo stimolo per un’ulteriore svolta nel suo processo compositivo. Ciò avvenne con le due Sonate op.102, la prima in do maggiore e la seconda in re maggiore, che vennero dedicate, nella seconda edizione uscita a Vienna nel 1819, alla grande amica contessa Marie Erdödy. Queste due Sonate sono strutturate mediante una forma classica, con lo sguardo di Beethoven che torna a fissare il misterioso fascino della polifonia, come si può constatare dalla presenza nell’ultimo tempo della Sonata op.102 n.2 di un fugato a quattro parti, che trasforma tale opera in un vero e proprio manifesto estetico.
Un manifesto estetico nel quale il costrutto musicale delle due Sonate op.102 si offre in una disarmante asciuttezza, in cui lapidari pensieri continuano a rimanere albergati all’interno di chi li ha creati. Anche qui risiede la straordinaria modernità di queste due pagine.