OPV – AVERSANO – IORIO

OPV – AVERSANO – IORIO

Quando:
6 Giugno 2022@8:45 pm
2022-06-06T20:45:00+02:00
2022-06-06T21:00:00+02:00
Dove:
Sala Verdi del Conservatorio di Milano
via Conservatorio 12
Costo:
Intero € 25,00 – Ridotto € 20,00
Contatto:
Biglietteria
02 29409724

«Europa» «Maratona pianistica»

ORCHESTRA DI PADOVA E DEL VENETO

Direttore DAMIAN IORIO

Pianista EMILIO AVERSANO

Programma

D. SCARLATTI (1685 – 1757)
Sonata in mi maggiore K 531
Allegro
Sonata in fa minore K 239
Allegro

W. A. MOZART (1756 – 1791)
Concerto n.23 per pianoforte in la maggiore K488
Allegro
Adagio
Allegro assai

R. SCHUMANN(1810-1856)
Concerto per pianoforte in la minore op.54
Allegro affettuoso
Intermezzo
Finale

E. GRIEG (1843 – 1907)
Concerto per pianoforte in la minore op.16
Allegro molto moderato
Adagio
Allegro moderato molto e marcato – Andante quasi – Presto

P.I. CIAIKOWSKI(1840- 1893)
Concerto n.1 per pianoforte in si bemolle minore op.23
Allegro non troppo e molto maestoso. Allegro con spirito
Andantino semplice
Allegro con fuoco

Si ringraziano

Scarica il libretto di sala

ORCHESTRA DI PADOVA E DEL VENETO

Fondata nell’ottobre 1966, l’Orchestra di Padova e del Veneto si è affermata come una delle principali orchestre italiane. Realizza circa 120 tra concerti e recite d’opera ogni anno, con una propria Stagione a Padova, concerti in Regione, per le più importanti Società di concerti e Festival in Italia e all’estero. La direzione artistica e musicale dell’Orchestra è stata affidata a Claudio Scimone (dalla fondazione al 1983), Peter Maag (direttore principale, 1983-2001), Bruno Giuranna, Guido Turchi, Mario Brunello (direttore musicale, 2002-2003), Filippo Juvarra.
Nel settembre 2015 Marco Angius ha assunto l’incarico di direttore musicale e artistico. Annovera collaborazioni con i nomi più insigni del concertismo internazionale, tra i quali si ricordano Argerich, Ashkenazy, Bostridge, Chailly, Goebel, Herreweghe, Isserlis, Kavakos, Koopman, Lupu, Maisky, Marriner, Mullova, Mustonen, Mutter, Perahia, Perlman, Richter, Rostropovich, Zimerman. Dal 2015, su ideazione di Marco Angius, ha ospitato Salvatore Sciarrino come compositore in residenza realizzando il primo ciclo di Lezioni di suono, esperienza che si è poi rinnovata nelle Stagioni successive con Ivan Fedele, Giorgio Battistelli, Nicola Sani e Michele dall’Ongaro.
L’Orchestra è protagonista di una nutrita serie di trasmissioni televisive per Rai5 oltre che di una vastissima attività discografica che conta più di 60 incisioni per le più importanti etichette. È sostenuta da Ministero della Cultura, Regione del Veneto, Provincia di Padova e Comune di Padova. Questo dell’Orchestra è un gradito ritorno per Serate Musicali con le quali ha collaborato in passato insieme a molti artisti famosi tra cui Henryk Szeryng, Martha Argerich, Juri Bashmet, Shlomo Mintz, Julian Bream, etc…

DAMIAN IORIO

Nato a Londra da una famiglia di musicisti italiani e inglesi, ha studiato violino al Royal Northern College of Music e alla Indiana University, per poi proseguire gli studi in direzione d’orchestra al Conservatorio di San Pietroburgo.
Ha collaborato con: Orchestra Sinfonica Nazionale Danese, London Philharmonic Orchestra, San Francisco Symphony, Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, Orchestra Nazionale del Belgio e Orchestra da Camera di Losanna. I suoi impegni recenti lo vedono coinvolto con Royal Philharmonic Orchestra. Ė stato recentemente impegnato nella conduzione de Il Flauto Magico alla Welsh National Opera e del Boris Godunov all’Opéra National de Paris, dove ha diretto in precedenza la Sposa Venduta di Smetana.
Altre produzioni: la première russa di The Man Who Mistook His Wife for a Hat di Nyman (nomination al Golden Mask Festival). Dal 2014 al 2019 ha ricoperto il ruolo di Direttore Musicale della Milton Keynes City Orchestra in Inghilterra.
Precedentemente è stato Direttore Artistico e Direttore Principale dell’Orchestra Filarmonica di Murmansk in Russia. Sostenitore dell’insegnamento musicale e del diritto di ciascuno di avere accesso alla musica, è stato parte di progetti educativi in tutto il mondo ed è direttore musicale della National Youth String Orchestra in Inghilterra.
Intensa l’attività discografica. Nel 2021 ha inaugurato Sfera Publishing, casa editrice specializzata in arrangiamenti per orchestra d’archi basati sulle più recenti edizioni critiche delle partiture originali. Gli è stato conferito il titolo di Cavaliere dell’Ordine di Sant’Agata dalla Repubblica di San Marino come riconoscimento dei suoi servizi alla musica.

EMILIO AVERSANO

Ospite di importanti Festival e Associazioni, ha riportato in auge un genere esecutivo di antica tradizione, la “maratona pianistica”, eseguendo per la prima volta in una sola serata quattro Concerti per pianoforte e orchestra al Teatro Dal Verme di Milano per le Serate Musicali, riscuotendo un enorme successo di critica e pubblico. Ha eseguito altri “Concerti-Maratona” a Budapest, al Musikverein di Vienna e al Gewandhaus di Lipsia, accompagnato dalla Filarmonica di Bacau diretta da Ovidiu Balan (concerto pubblicato in doppio cd live dal mensile Amadeus). Ha tenuto una maratona pianistica anche con la Cardiff Sinfonietta diretta da Jonathan Mann presso la Stoutker Hall della Royal Welsh Academy of Music di Cardiff.
Nel 2018 è stato solista con l’Orchestra dei Cameristi del Maggio Musicale Fiorentino a Milano e ha esordito con il Quartetto della Scala nella stagione da camera del Teatro suonando il Quintetto di Dvòrak.
Ha appena pubblicato un Cd monografico con 12 Sonate di Scarlatti per Warner Classics ed è in corso di pubblicazione un CD per la Label Movimento Classical con le Sonate op.10 n.1, op. 31 n.2 “La Tempesta” e op.57 “Appassionata”, di Beethoven.
È in corso una preziosa collaborazione con “I Solisti della Scala” con i quali l’11 aprile scorso ha tenuto un concerto nella stagione 2022 del Teatro, durante il quale ha avuto occasione di eseguire alcune Sonate di Scarlatti in qualità di solista. Laureato cum laude in lettere moderne, ha avuto occasione di seguire per diversi anni gli insegnamenti di Aldo Ciccolini. Ė ospite regolare di Serate Musicali – Milano.


DOMENICO SCARLATTI

Sonata in mi maggiore K 531
La Sonata K. 531 (dove la K sta a indicare la numerazione del catalogo di Kirkpatrick, basato su un tentativo di ordinamento cronologico) si presenta sin dalle prime battute come uno strano miscuglio tra «vecchio» e «nuovo»: l’ariosa melodicità degli arpeggi, la semplicità dello schema armonico cadenzale su cui essi sono basati, e la simmetrica periodicità del fraseggio puntano ovviamente verso il nuovo (verso… Mozart, per dirla in soldoni); ma tutto ciò, nel contempo, è inquadrato in una scansione ritmica regolare e incessante, senza buchi o strappi improvvisi, decisamente imparentata con un’estetica tardo barocca (alla… Bach, se vogliamo mantenere la schematicità del paragone precedente).
Anche l’alternanza tra le due mani ha qualcosa di vagamente contrappuntistico, e punta dunque verso il passato. Ma c’è la sorpresa, la zampata del grande: una volta che ci siamo abituati al meccanismo ritmico regolare e inarrestabile, verso la metà della prima sezione, Scarlatti ferma l’inarrestabile, blocca tutto con una pausa sospensiva generale. Il meccanismo riprende, ma sembra quasi girare a vuoto, come se «rumoreggiasse», senza riuscire a ritrovare la sua strada. E si riblocca. Ancora riprende a rumoreggiare, ma questa volta trova infine la sua strada verso la cadenza conclusiva della sezione. Ritornello della sezione, e quindi seconda sezione (anch’essa ritornellata), dove si ritrova la stessa sorpresa, lo stesso coup de théatre.

DOMENICO SCARLATTI

Sonata in fa minore K 239
Se pensiamo a un’influenza spagnola il nostro pensiero corre solitamente all’impulso ritmico che definiamo, generalizzando, “flamenco” e che ritroviamo nella Sonata K239 in fa minore, caratterizzata dall’inizio alla fine dal tipico ritmo di danza spagnola accompagnata dalle nacchere. Non si tratta dell’unica struttura ritmica comune al folklore andaluso e alle Sonate; Scarlatti usa anche elementi tipici della “Solea”, della “Seguirya” e della “Seguidilla”, che hanno schemi ritmici più complessi.
Ma l’influenza andalusa non riguarda solo le strutture ritmiche: è molto più ampia e coinvolge l’armonia e le line melodiche, l’elasticità della pronuncia, l’organizzazione formale e l’utilizzo sistematico della reiterazione. Lo stile “flamenco” deriva dal “Cante Jondo”, sviluppatosi a partire dal XV secolo nel sud della Spagna e fondato sull’unione di antiche tradizioni andaluse, elementi tratti dalla liturgia bizantina, suggestioni orientali portate in Spagna dagli arabi e modalità espressive tipiche delle popolazioni zingare giunte nella penisola iberica dall’Europa dell’est. “Jondo” significa “profondo” e testimonia di un canto struggente che esprime disperazione e impotenza. Scarlatti prende dal “Cante”, tra gli altri, i seguenti elementi, inserendoli in una struttura compositiva tipicamente italiana: le “Introduzioni Libere”.
Le Sonate di Scarlatti spesso iniziano con un’introduzione non collegata al resto della composizione: una frase, una piccola linea melodica, un arpeggio, a volte un semplice gesto. Nel “flamenco” la chitarra introduce solitamente il canto e la danza con libertà, anche se la scrittura utilizza valori definiti, inquadrati dalle tradizionali indicazioni metriche. Come per gli altri elementi (di qualunque provenienza) che compongono il caleidoscopio delle Sonate, anche per le introduzioni, a maggior ragione se molto diverse dal resto della composizione, l’obiettivo dell’esecutore dovrebbe essere quello di individuarne il carattere e di esprimerlo chiaramente.

WOLFGANG AMADEUS MOZART

Concerto n.23 per pianoforte in la maggiore K488
Terminato il 2 marzo 1786, il Concerto K.488 fu eseguito pochi giorni dopo in una delle “accademie” settimanali di Mozart. Fin dal primo movimento si annuncia come un concerto fra i più preziosi e intimisti, estraneo sia alla tipologia militare che a quella genericamente galante. Mancano i colori marziali e decorativi di trombe e timpani, mentre è presente il timbro morbido ed evocativo dei clarinetti, recente scoperta di Mozart. L’invenzione tematica è fertile, semplice e intensamente espressiva.
La grande cadenza alla conclusione del primo Allegro è scritta da Mozart stesso, nella partitura autografa, contrariamente all’uso di lasciarne l’improvvisazione al solista. La chiarezza delle linee si affina ulteriormente nell’Adagio, un ritmo di siciliana nell’insolita tonalità di fa diesis minore. Il clima di mestizia delicatissima imposto dall’esposizione, affidata come di consueto al solo pianoforte, sta in equilibrio, più che in contrasto, con la breve parentesi aperta da un più luminoso tema in la maggiore.
Quanto contenuto è il pur profondo lirismo di questo Adagio, tanta è la vivacità del finale, brillantissimo, eppur sempre straordinariamente misurato.

ROBERT SCHUMANN

Concerto per pianoforte in la minore op.54
Gli anni tra il 1841 e il 1845 furono per Schumann particolarmente produttivi e allo stesso tempo furono caratterizzati da una profonda serenità interiore: il matrimonio con Clara Wieck era stato celebrato; l’attività pianistica di Clara, oltre a provvedere alle necessità economiche della famiglia, si rivelava poi assai utile a far conoscere le opere del marito, regolarmente incluse nei suoi programmi. Insomma, dopo un breve periodo di scoramento e depressione in cui si era sentito oscurato dalla più famosa consorte, Schumann cominciava a ricevere manifestazioni di stima che lo incoraggiavano a comporre.
Il Concerto per pianoforte e orchestra op.54 venne creato in questo clima di positiva e fervente attività, clima che sembra rispecchiarsi nell’ampia e armoniosa struttura. Il progetto di scrivere un’opera pianistica di grandi dimensioni risaliva a parecchi anni prima tanto è vero che frammenti di un concerto che non fu mai concluso si trovano già in alcuni appunti del 1827.
Nel 1839, una lettera, dell’allora fidanzata Clara, rivela che Schumann intendeva scrivere non un pezzo virtuosistico bensì qualcosa di diverso. Il riferimento è al primo movimento del Concerto che, terminato nel 1841, sarebbe stato chiamato Concerto- Fantasia in la minore. Dopo il grande successo ottenuto dalla Sinfonia n.1, il brano non venne più pubblicato in questa forma. A ogni modo, non più tardi del 1845 furono aggiunti gli altri due movimenti. Eseguito per la prima volta a Dresda in un ciclo di concerti organizzato da Ferdinand Hiller presso l’Hotel de Saxe, fu presentato a Lipsia, al Gewandhaus, con la direzione dell’amico Mendelssohn e con Clara al pianoforte.
In seguito venne diretto in altre città tedesche e all’estero dallo stesso Schumann, che con la consorte costituiva un binomio artistico perfetto. Il pianoforte è fino alla fine il grande protagonista della composizione, pur esigendo dall’orchestra non un servile supporto al proprio canto ma un’intima fusione con la sua voce. Certo brevi passaggi, note tenute, corrispondenze continue in una partitura spesso scarna, rivelano questo anelito verso un’unione ideale tra orchestra e solista. Possiamo pensare che le esecuzioni di quest’opera, che videro l’autore sul podio e Clara al pianoforte, raggiunsero un livello elevatissimo di comunione, dato che il momento artistico era solo un aspetto di quel profondo legame che li univa.

EDVARD GRIEG

Concerto per pianoforte in la minore op.16
Il popolarissimo Concerto per pianoforte e orchestra fu composto nel 1868, durante una vacanza nel villaggio danese di Sölleröd, a nord di Copenhagen. In questa città il concerto venne eseguito per la prima volta il 3 aprile 1869 dal pianista Edmund Neupert, a cui la partitura è dedicata.
Il Concerto si distingue per la freschezza delle idee musicali e per l’eleganza della orchestrazione, articolata secondo il personalissimo stile di Grieg. Ascoltando questa composizione non si può fare a meno di pensare al grande pianismo di Chopin, Schumann e Liszt, ma ciò non toglie nulla alla personalità creatrice di Grieg che sa benissimo come esprimere il proprio mondo interiore. Una dolce serenità melodica caratterizza il primo movimento, ma è soprattutto il tema dell’Adagio, affidato all’orchestra e ripreso con sognante delicatezza chopiniana dal pianoforte, a coinvolgere emotivamente l’ascoltatore con quelle tenerezze timbriche tipiche del lirismo nordico.
Il terzo tempo ha una dinamica particolarmente varia ed è concepito con spigliata brillantezza sonora e su ritmi di danza norvegese, di tipo binario e ternario. Liszt, ammiratore di questo Concerto, aveva proposto alcune modifiche nella parte orchestrale, ma successivamente è prevalsa l’edizione originale scritta da Grieg, più equilibrata nel rapporto tra solista e orchestra.

PIOTR IILIC CIAIKOWSKI

Concerto n.1 per pianoforte in si bemolle minore op.23
Impressa nella memoria di tutti è la melodia, ampia e cantabile dell’Introduzione al primo movimento del Concerto n.l op.23, che Ciaikovski scrisse nel 1874. Ė la parte più nota della partitura: indimenticabile per l’ardore del tema, intenso e appassionato, cantata dai violini primi e dai violoncelli che entra sui perentori accordi del pianoforte. La medesima idea tematica, fluita alla tastiera, è sottoposta a una prima variazione e, dopo una cadenza di carattere virtuosistico, viene riesposta dagli archi con la partecipazione dell’intera orchestra e del solista.
II successivo Allegro con spirito è costruito su due idee melodiche di altra natura – la prima sorretta da un ritmo di danza in terzine, la seconda dolce e molto espressiva, dall’andamento cullante – presentate dal pianoforte e sempre alla tastiera sottoposte a sviluppo e elaborazione.
II secondo movimento, Andantino semplice, ripropone un clima disteso, di pregnante carattere evocativo. II tema è esposto dal flauto su un accompagnamento pizzicato, degli archi e successivamente ripreso dal pianoforte. A interrompere questa atmosfera subentra quasi subito una seconda idea cantata dai fiati, poi dal pianoforte, quindi portata avanti dai violoncelli.
Una sezione centrale in Prestissimo funge da stacco prima del ritorno al clima sonoro iniziale che indirizza alla conclusione tranquilla con trilli e accordi arpeggiati. II terzo movimento, Allegro con fuoco, pur adottando la tradizionale forma-sonata, sembra forzarla dall’interno attraverso la parafrasi di melodie popolari che mal si conciliano con le simmetrie classiche.
L’impiego del pianoforte è inconsueto per i tempi: nei giochi con l’orchestra alla quale spesso si contrappone con massicce sonorità, nel suo uso percussivo, negli interventi di tipo rapsodico segnati da un virtuosismo brillante quanto impegnativo.
Forse per le novità sonore e strutturali che racchiude, il «Concerto in si bemolle minore» fu aspramente criticato da Nikolaj Rubinstein, allora uno dei celebri virtuosi alla tastiera, direttore del Conservatorio moscovita, al quale Ciaikovski chiese parere sull’eseguibilità della parte pianistica. Il musicista tornò sulla partitura più volte: nel 1889, in occasione della prima esecuzione dell’opera in Inghilterra, corresse alcuni passaggi e successivamente apportò altre modifiche nel 1889, anno dell’edizione definitiva del «Concerto».