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ORCHESTRA LEONORE – GIORGI – SOLTANI

ORCHESTRA LEONORE
Direttore DANIELE GIORGI
Violoncellista KIAN SOLTANI

Dettagli evento
  • Data : 12 Febbraio 2024, ore 20:45
  • Luogo : Sala Verdi – Conservatorio di MIlano, via Conservatorio 2, 20122 Milano
  • Biglietti: intero 30€, ridotto 25€
Programma

DMITRI ŠOSTAKÓVIČ (1906 – 1975)
Sinfonia da camera in do minore op.110a
Largo
Allegro Molto
Allegretto
Largo
Largo

Concerto per violoncello n.1 in mi bemolle maggiore op.107
Allegretto
Moderato
Cadenza – Attacca
Allegro con moto

ROBERT SCHUMANN (1810 – 1856)
Sinfonia n.2 in do maggiore per orchestra op.61
Sostenuto assai. Allegro ma non troppo
Scherzo: Allegro vivace. Trio I et II
Adagio espressivo
Allegro molto vivace

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ORCHESTRA LEONORE

Orchestra internazionale fondata nel 2014 da Daniele Giorgi grazie al fondamentale sostegno di Fondazione Caript, LEONORE costituisce il cuore di un ampio progetto nato e basato a Pistoia, volto alla creazione di un vero e proprio ecosistema musicale nel quale internazionalità e identità del territorio divengono elementi complementari per la costruzione di un futuro musicale sostenibile. I musicisti di LEONORE sono scelti tra le più importanti orchestre europee ed ensemble cameristici di eccellenza ma anche tra i migliori talenti emergenti. Con la direzione musicale di Daniele Giorgi, LEONORE ha rapidamente esteso la sua attività concertistica a livello nazionale affermandosi per l’originalità delle interpretazioni, l’energia performativa e la grande duttilità stilistica con cui affronta ogni tipo di repertorio e, nel 2024, è attesa in Italia e all’estero per importanti debutti, tra cui quello alla Elbphilharmonie di Amburgo.

Nella convinzione che sia necessario e urgente superare l’attuale modello di produzione e fruizione musicale, i musicisti di LEONORE sono chiamati a (ri)mettere la musica d’arte concretamente in contatto e in dialogo con la comunità agendo in prima persona sul territorio che li accoglie: il progetto FLOEMA, un unicum in Italia, li ha infatti visti impegnati sull’intera provincia pistoiese in molteplici attività inclusive volte alla condivisione artistica, alla valorizzazione di realtà locali (musicali e non, con una particolare attenzione al sociale) e alla promozione di nuova musica, rendendo Pistoia modello di un possibile ‘Rinascimento musicale’. L’Orchestra LEONORE è promossa da ATP Teatri di Pistoia con il sostegno di Fondazione Caript.

DANIELE GIORGI

Si dedica da sempre alla musica da molteplici prospettive. Direttore Musicale dell’Orchestra LEONORE, è inoltre responsabile della programmazione artistica delle Stagioni musicali promosse da ATP Teatri di Pistoia con il sostegno di Fondazione Caript, nonché ideatore e Direttore Artistico del progetto FLOEMA. Pluripremiato all’8° Concorso Internazionale per direttori d’orchestra “A. Pedrotti”, diventa assistente di Lorin Maazel alla Symphonica d’Italia ed è invitato a dirigere numerose Orchestre tra cui Haydn-Orchester di Bolzano e Trento, Czech Chamber Philharmonic, Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, Orchestra di Padova e del Veneto, Orchestra di Roma e del Lazio, Orchestra Filarmonica di Torino, ORT – Orchestra della Toscana, stringendo con alcune di esse prolungati rapporti di collaborazione. Nell’agosto 2022 ha debuttato con grande successo a Berlino nella Sala Grande del Konzerthaus e nel giugno 2023 al Festival del Maggio Musicale Fiorentino. Fin da giovanissimo, autodidatta in armonia e contrappunto, ha maturato la passione per la composizione che da allora lo accompagna. Completata la formazione violinistica e divenuto, a ventotto anni, violino di spalla dell’ORT – Orchestra della Toscana, conduce da allora una ricca vita musicale anche come solista, concertatore e camerista.

KIAN SOLTANI

Invitato dalle principali orchestre e direttori d’orchestra, nella stagione 2023/24 sarà Focus Artist della Tonhalle-Orchester di Zurigo e condividerà il palcoscenico con: Wiener Symphoniker, WDR Sinfonieorchester, NDR Elbphilharmonie Orchestra, Cincinnati Symphony Orchestra, Orchestre de Chambre de Lausanne, Konzerthausorchester Berlin e NHK Symphony Orchestra. Terrà inoltre tournée con Camerata Salzburg e Mahler Chamber Orchestra. Recenti collaborazioni con
Orchestre de la Suisse Romande, Deutsche Kammerphilharmonie Bremen, Netherlands Radio Philharmonic Orchestra, Detroit Symphony Orchestra e Accademia Nazionale di Santa Cecilia. In recital ha suonato alla Pierre Boulez Saal di Berlino, Wigmore Hall di Londra, Musikverein di Vienna, Beethovenhaus di Bonn e Konzerthaus di Dortmund. Nel 2017 ha firmato un contratto discografico in esclusiva con Deutsche Grammophon: il suo primo disco ‘Home’, è del 2018, successivamente ha inciso i Trii per pianoforte di Dvorak e Ciaikovski dal vivo con Lahav Shani e
Renaud Capucon e il Concerto per violoncello di Dvořák con la Staatskapelle Berlin
e Daniel Barenboim. Nel 2022 ha vinto l’Innovative Listening Experience Award e un Opus Klassik, ricevuto per “Cello Unlimited”, album pubblicato nell’ottobre 2021.


Vincitore nel 2013 del Concorso Internazionale Paulo di Helsinki, nel 2017 ha vinto anche il Leonard Bernstein Award in Germania mentre nel dicembre dello stesso anno è stato insignito del prestigioso Credit Suisse Young Artist Award. Nato a Bregenz nel 1992 da una famiglia di musicisti persiani, Kian Soltani ha iniziato a suonare il violoncello all’età di quattro anni e, a dodici anni, è entrato a far parte della classe di Ivan Monighetti all’Accademia Musicale di Basilea. È stato scelto come destinatario della borsa di studio della ‘Anne-Sophie Mutter Foundation’ nel 2014 e ha completato ulteriori studi come membro del Young Soloist Program presso
l’Accademia di Kronberg. Si è ulteriormente perfezionato alla International Music Academy del Liechtenstein. Dall’ottobre 2023 detiene la posizione di Professore di violoncello all’Universität für Musik und darstellende Kunst di Vienna. Soltani suona un violoncello Stradivari “London ex Boccherini 1694”, su gentile concessione della Beares International Violin Society.

DMITRI ŠOSTAKÓVIČ

Sinfonia da camera in do minore op.110a
La Sinfonia da camera per archi op.110a è la trascrizione per orchestra, a opera del direttore d’orchestra e violinista Rudolf Barshai, su autorizzazione del compositore, dell’Ottavo Quartetto per archi op.110, composto nel 1960. La natura del lavoro si inquadra nell’ambito della produzione cameristica, più precisamente quartettistica diShostakovich, che ha composto 15 Quartetti (stesso numero delle sue Sinfonie) a partire dal 1938. Il Quartetto n.8, e quindi la Sinfonia da camera che ne deriva, è dedicato alla “memoria delle vittime del fascismo e della guerra”. Non si tratta però di un lavoro d’occasione, ma è una delle pagine più intense ed emozionanti, anche dolorose, del compositore. Il Quartetto formalmente segue la struttura linguistica e formale delle altre composizioni di questo genere, ma l’angosciosa, tesa, drammatica
sostanza musicale ne fanno il capolavoro cameristico di Šostakóvič, la sua pagina più intensamente espressiva.

Il Quartetto n.8 contiene anche una articolata relazione autobiografica, quasi un gioco della memoria. I cinque movimenti sono costruiti a partire da un “motto” musicale formato dalla sigla D.SCH., cioè Dmitri Šostakóvič, le cui lettere rinviano alle corrispondenti note della scala diatonica (D-S-C-H, cioè re, mi bemolle, do, si bemolle). Lo stesso motto compare anche in altre opere, per indicare un aspetto autobiografico. Ma in questo caso il gioco della memoria mette in evidenza anche frammenti di lavori passati, anche lontani, cosicché l’impianto e l’intelaiatura
stilistica di quest’opera porta l’ascoltatore a ripercorrere tensioni e atmosfere
dell’intero percorso del compositore. Si ritrovano frammenti della Prima Sinfonia (1924-25), del Secondo Trio per pianoforte e archi (1940), del Primo Concerto per violoncello e orchestra (1959) e altri ancora. La conclusione dell’opera è affidata a una Fuga, cosa che fa pensare al rapporto di Šostakóvič con i Quartetti di Beethoven e con gli ultimi in particolare. Di nuovo la Fuga riprende il motto occulto iniziale dando senso al tragitto emozionale e sonoro dell’intero lavoro.

Concerto per violoncello n.1 in mi bemolle maggiore op.107
Come accaduto infinite volte nel corso della storia della musica, la nascita del Concerto n.1 op.107 per violoncello di Dmitri Šostakóvič ebbe origine dall’incontro dell’autore con un grande strumentista, Mstislav Rostropovic. Non a caso la partitura, scritta nell’estate del 1959, venne dedicata a Rostropovic, che ne fu il primo interprete il 4 ottobre a Leningrado – oggi di nuovo Pietroburgo – con la Filarmonica di Leningrado diretta da Evgenij Mravinskij. Rostropovic era già stato il primo interprete nel 1952 di un altro lavoro per violoncello e orchestra di Sergej Prokof’ev, che in qualche modo costituì una pietra di paragone per Šostakóvič, come lo stesso compositore ebbe a dire ancor prima del debutto della partitura: «Questo Concerto fu concepito in origine già da lungo tempo. Il primo impulso venne dall’ascolto della Sinfonia concertante per violoncello e orchestra (op. 125) di Prokof’ev, che trovai sommamente interessante e che suscitò in me il desiderio di cimentarmi a mia volta in questo genere».

La partitura di Šostakóvič si collega direttamente a tutta una serie di lavori degli stessi anni per i tratti fortemente introspettivi e autobiografici, portati alla luce da una sorta di “motto” che circola
liberamente per diverse partiture, quali la Decima Sinfonia (scritta nel 1953, in coincidenza con la morte di Stalin) e l’Ottavo Quartetto (1960, fra i pezzi più autobiografici dell’autore). Il “motto” in questione, come già spiegato, si ispira all’uso simbolico della notazione anglosassone, per cui le note vengono definite con le lettere dell’alfabeto, a partire dal la. Questo “motto” viene esposto dunque subito dal violoncello nell’Allegretto iniziale, dando luogo a un tema dal sapore piuttosto
popolare; la propulsione ritmica ostinata, dovuta anche ai forti contraccolpi dell’orchestra, rimarrà continuativamente per tutto il movimento, attribuendogli la connotazione di marcia grottesca. Dunque ciò che affascina in questa pagina è il modo in cui l’autore riesce a donare sempre varietà a questa formula, mutando il rapporto del solista con l’orchestra.

Il violoncello si contrappone prima ai soli fiati, poi agli archi, poi trova una sorta di alter ego nel corno, che si sostituisce a lui nell’esposizione del tema, o duetta con lui; sono relativamente pochi i momenti in cui tutta l’orchestra suona simultaneamente; e per due volte lo strumento ad arco si innalza nelle regioni più acute della sua tessitura, portando la tensione espressiva al livello più alto.

Il Moderato che funge da secondo tempo è la pagina più estesa e intensa del Concerto: un tempo lento che si basa su due temi, una sorta di Berceuse russa e una melodia più elegiaca; anche qui la scrittura di Šostakóvič è magistrale. Il violoncello viene esibito in tutte le sue potenzialità cantabili, con un canto che tuttavia punta verso una astrazione siderale. Non a caso sempre leggerissima è la strumentazione (solo in un punto il movimento si innalza in una perorazione più sforzata), che vede emergere a tratti ancora il corno e il clarinetto.
Questo incanto calibratissimo trova il suo punto più astrale nella breve ripresa, dove, con il tema principale, si alternano e si sovrappongono i suoni armonici del violoncello, la celesta e i violini nel registro acuto, con una ambientazione espressiva che sembra volgersi a dimensioni lontane e inaccessibili. Si giunge così, di seguito, al terzo movimento, che consiste interamente nella cadenza solistica, anche qui, come nel Concerto per violino n.1, ingigantita e spostata con valenza autonoma; vi troviamo accordi, polifonie, nude melodie, pizzicati, escursioni in tutti i registri, secondo un percorso che dall’elegia iniziale si accende e si intensifica progressivamente, lasciando a tratti trasparire il “motto”. Senza soluzione di continuità l’orchestra attacca l’Allegro con moto conclusivo, movimento che costituisce una sorta di pendent di quello iniziale, per il carattere grottesco e popolare, ancor più accentuato dai frequenti cambiamenti metrici e dall’ingresso dei timpani.

E infatti il vero significato di questo movimento consiste nella progressiva chiarificazione del
“motto” che emerge a poco a poco, per frammenti, viene infine sonoramente enunciato dal corno. Il Concerto si chiude così con logica circolare e con una coda ricca di effetti ma non effettistica, in perfetta coerenza con il contenuto della mirabile partitura.

ROBERT SCHUMANN

Sinfonia n.2 in do maggiore per orchestra op.61
Il periodo immediatamente successivo all’arrivo dei coniugi Schumann a Dresda (3 ottobre 1844) vede Robert e Clara impegnati nello studio del contrappunto: mentre da lezione di contrappunto a Clara sul Cours de contrepoint di Cherubini, Schumann scrive alcune piccole fughe; soltanto negli ultimi mesi del 1845 compaiono nel diario alcuni appunti sulla composizione di una sinfonia. Il primo movimento verrà completato il 17 dicembre; l’opera sarà tracciata in ogni sua parte nei dieci giorni successivi. A differenza della rapidità dimostrata in precedenza, Schumann impiega
in questo caso dieci mesi per raggiungere la versione definitiva dell’orchestrazione: iniziata il 12 febbraio 1846, essa viene interrotta molte volte a causa di un disturbo al nervo acustico (la sensazione di udire un suono continuo) di cui è sofferente in quel periodo.

La prima esecuzione ha luogo al Gewandhaus di Lipsia il 5 novembre del 1846, sotto la direzione di Mendelssohn. Il “motto” iniziale (corni, trombe, tromboni) viene riproposto nella Coda del primo e dell’ultimo movimento e alla fine dello Scherzo; l’Introduzione lenta contiene inoltre altri spunti tematici ripresi nell’Allegro seguente. Nel Finale, che dal punto di vista tematico si riferisce sia al
primo Allegro che all’Adagio (si veda ad esempio la relazione tra il secondo tema del finale stesso e il motivo primario della melodia dell’Adagio espressivo), viene introdotto verso la conclusione un nuovo tema lirico, al posto del primo elemento tematico. Questa melodia è simile a quella del Lied An die feme Geliebte di Beethoven, già usata da Schumann nella Fantasia op.17 per pianoforte, secondo una tecnica precedentemente adottata nel primo movimento della Sinfonia in si bemolle
maggiore e nel primo e nell’ultimo movimento della Sinfonia in re minore.

Schumann ammetterà in una lettera che questa Sinfonia, e soprattutto il primo movimento, risentono della particolare situazione di convalescenza in cui si trovava: «Riflette la resistenza dello spirito contro le mie condizioni fisiche. Il primo movimento è pieno di questa lotta e del suo carattere capriccioso e ostinato». Il terzo tempo (Adagio espressivo in 2/4) snoda un’estesa cantilena, che comincia in do minore e termina in mi bemolle maggiore, dapprima intonata dai violini poi dall’oboe, assumendo accenti via via più malinconici; essa è seguita da un episodio contrappuntistico e ritorna alla
fine, per concludere in do maggiore il movimento. Ma le tracce del maggiore impegno contrappuntistico sono diffuse un po’ dovunque nella composizione


Sala Verdi – Conservatorio di Milano

Via Conservatorio, 12
Milano, 20122 Italia
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