GIL SHAHAM – L’APPASSIONATA

Quando:
16 Maggio 2022@8:45 pm
2022-05-16T20:45:00+02:00
2022-05-16T21:00:00+02:00
Dove:
Sala Verdi del Conservatorio di Milano
via Conservatorio 12
Costo:
Intero € 30,00 - Ridotto € 25,00
Contatto:
Biglietteria
02 29409724

«Giovani» «I Grandi interpreti »

ORCHESTRA L’APPASSIONATA

Maestro concertatore LORENZO GUGOLE

Violinista GIL SHAHAM

 

Concerto sostenuto da

 

e

Programma

FRITZ KREISLER (1875-1962)
Preludio e Allegro nello stile di Pugnani in mi minore (1910)

JOSEPH BOLOGNE SAINT-GEORGES (1745-1799)
Concerto per violino in sol maggiore op.8 n.9
Allegro
Largo
Rondeau

ARVO PÄRT (1935)
Fratres, per violino solista, archi e percussione

ANTONIO VIVALDI (1678-1741)
Le Quattro Stagioni op.8

Concerto in mi maggiore per violino e orchestra “La primavera”, op.8 n.1, RV 269

  • Allegro (mi maggiore)
  • Largo (mi maggiore)
  • Danza pastorale: Allegro (mi maggiore)

Concerto in sol minore per violino, archi e continuo “L’estate”, op.8 n.2, RV 315

  • Allegro non molto (sol minore). Allegro
  • Adagio (sol minore)
  • Presto (sol minore)

Concerto in fa maggiore per violino, archi e continuo “L’autunno”, op.8 n.3, RV 293

  • Allegro (fa maggiore)
  • Adagio molto (re minore)
  • Allegro (fa maggiore)

Concerto in fa minore per violino, archi e continuo “L’inverno”, op.8 n.4, RV 297

  • Allegro non molto (fa minore)
  • Largo (mi bemolle maggiore)
  • Allegro (fa minore)

Scarica il libretto di sala

L’APPASSIONATA

L’Appassionata nasce nel 2019 attorno alle attività della Gaspari Foundation come gruppo di giovani eccellenze dedito all’approfondimento del repertorio per orchestra da camera. Tra i suoi componenti si annoverano alcuni tra i migliori giovani professionisti della musica in Italia, che si sono perfezionati nelle più importanti istituzioni musicale di tutta Europa e hanno già maturato esperienza concertistica nelle più importanti orchestre italiane tra cui l’Orchestra Sinfonia Nazionale della RAI, l’Orchestra Filarmonica della Scala, l’Orchestra Haydn di Bolzano, l’Orchestra da Camera di Mantova, l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, l’Orchestra della Fondazione Arena di Verona, l’Orchestra di Padova e del Veneto, l’Orchestra Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna.
L’orchestra ha già al suo attivo concerti e tour in alcune tra le maggiori sedi italiane tra cui la Sala Verdi di Milano, il Teatro La Fenice di Venezia, l’Accademia Filarmonica di Verona, il Teatro Bibiena di Mantova. L’Appassionata inoltre è protagonista di due progetti discografici pubblicati nel 2021 – una monografia su Antonio Vivaldi edita da SONY Classical col solista Tommaso Benciolini e una monografica su Johann Sebastian Bach col violinista Jaroslaw Nadrzycki edito da Hänssler Classics – entrambi accolti con grande successo di pubblico e critica e trasmessi da emittenti quali Rai Radio 3, BBC Radio, Radio Classica, Radio24, Venice Classic Radio.
Maestro concertatore de L’Appassionata è Lorenzo Gugole, violinista veronese attivo in tutta Europa, Stati Uniti, Cina, Emirati Arabi.

GIL SHAHAM

Considerato uno dei più grandi violinisti dei nostri tempi, unisce una tecnica infallibile ad un inimitabile calore e generosità. Vincitore di un Grammy e nominato “Artista dell’Anno” da Musical America, Shaham suona con le più importanti orchestre, da Berlino a Monaco, da Bruxelles a Vienna, a New York, Londra, Chicago diretto da i più celebri direttori e i suoi recital, i concerti con ensemble e le partecipazioni a importanti festival suscitano ovunque grande entusiasmo.
Le incisioni discografiche hanno ricevuto i più importanti premi internazionali dal Grammy, al Grand Prix du Disque al Dipason d’Or e Grammophone Editor’s Choice. Nel 2008 ha ricevuto il premio Avery Fisher e nel 2012 è stato nominato “Strumentista dell’anno” dal magazine Musical America. Ha studiato con Dorothy Delay alla Julliard School, a 10 anni ha debuttato con la Jerusalem Symphony Orchestra e a 14 ha suonato per la prima volta con la Israel Philharmonic Orchestra e Zubin Mehta.
Lo scorso ottobre, la sua casa discografica ha pubblicato il primo CD legato al progetto di eseguire tutti i più importanti Concerti del repertorio violinistico: un CD con i Concerti di Barber, Stravinskij e Berg diretti da David Robertson, un CD con Prokofiev e Bartok con l’Orchestra della Radio di Stoccarda. Suona lo Stradivari Countess Polignac del 1699. Vive a New York con la moglie Adele e i loro tre bambini.
Ė ospite di Serate Musicali – Milano dal 1993.


FRITZ KREISLER

Preludio e Allegro nello stile di Pugnani in mi minore (1910)
In bilico tra il violinista-compositore e il moderno interprete che si cimenta nei grandi Concerti di Beethoven o Brahms, sta Fritz Kreisler, tornato oggi di moda grazie ai piccoli, incantevoli pezzi che lo resero famoso nei primi decenni del Novecento. Sono pagine indimenticabili per bellezza sonora, fraseggio e rubati, nelle quali gli interpreti inseguono un fascino d’altri tempi, emanazione di una Vienna ormai remota. Kreisler compose una serie di quadretti “nello stile di…” (Couperin, Padre Martini, Francoeur, Pugnani,…), scritti per variare il repertorio da recital, fingendosi scopritore ed editore di fantomatici Klassische Manuskripte, prima di ammettere di esserne egli stesso l’autore. Il Preludio e Allegro nello stile di Pugnani, in programma questa sera, ha l’enfasi sensuale con cui il falso Barocco di primo Novecento abbraccia Mascagni o sposa Giordano.

JOSEPH BOLOGNE SAINT-GEORGES

Concerto per violino in sol maggiore op.8 n.9
Joseph Bologne Chevalier de Saint-Georges probabilmente compose i suoi Concerti per violino inizialmente per proprio uso, sebbene la loro successiva pubblicazione ne garantisse una più ampia diffusione. La loro fama è ulteriormente attestata dall’esistenza di copie manoscritte delle opere, la maggior parte delle quali sembra postdatare la loro pubblicazione. Ci sono anche diversi Concerti di incerta autenticità che sono conservati in parti manoscritte che forse rappresentano opere tarde ma che fino ad oggi non sono state indagate.
Saint-Georges rimase attivo come interprete dopo la Rivoluzione francese, anche se in circostanze diverse da quelle in cui lavorò negli anni ’70 e ’80 del Settecento, ed è possibile che abbia continuato a comporre.
Il presente lavoro risale probabilmente alla metà degli anni Settanta del Settecento ed è stato senza dubbio composto da Saint-Georges per essere eseguito con il Concert des Amateurs. Insolitamente per Saint-Georges, che in genere pubblicava i suoi Concerti in coppia, l’opera fu pubblicata da sola, da Henry, come Concerto n.9 op.8.

ARVO PÄRT

Fratres, per violino solista, archi e percussione
«Lavoro con pochissimi elementi – una voce, due voci. Costruisco con i materiali più primitivi – con l’accordo perfetto, con una specifica tonalità. Tre note di un accordo sono come campane. Ed è perciò che chiamo questo “tintinnabulazione”». Con queste poche parole Arvo Pärt condensa ed esaurisce la sua visione estetica della musica, una visione volutamente semplice, in aperto rifiuto di una complessità, quella post-weberniana, nella quale Pärt si formò, visse e produsse nelle prime fasi della sua carriera. Pärt è un compositore audace. Probabilmente molti suoi colleghi sono stati o sono tuttora in dubbio se mettere da parte la miriade di obblighi accademici estetici a cui debbono adempiere in sede creativa.
Molti cercano vie alternative, alimentando spesso la complessità. Pärt e pochissimi altri, hanno fatto tabula rasa, cercando in sé nuove verità. Un processo facile da descrivere, ma doloroso e pesante, così come afferma il compositore stesso, una strada della quale non si conosce il punto di arrivo, anzi, della quale non si ha certezza che ve ne sia uno. Pärt passò anni, difficili anche sotto il profilo finanziario, a scrivere melodie pure, senza accompagnamento, cercando in esse di rispecchiare esempi di una sorta di idea platonica della melodia, un sentore primordiale che ha dell’umano e del divino nello stesso tempo. “Fratres” è un esempio paradigmatico di questa estetica.
Tecnicamente, il materiale compositivo consiste in una sequenza di accordi, a tre voci, appunto. Essi vengono presentati innanzitutto dal violino solista, sotto forma di rapidi arpeggi, in una gamma dinamica in continuo crescendo, da ppp a fff. L’ultimo leggio di violoncelli e contrabbassi emette un bicordo, pianissimo, che funge da metafora del silenzio sul quale gli eventi sonori andranno ad inscriversi. Violini e viole, a tre parti, disegnano incessantemente gli accordi a formare un corale che, dai tre accordi iniziali, si espande e contrae ritmicamente. Legnetti e grancassa scandiscono le fasi di contrazione ed espansione. Su questa rigida struttura, ieratica nella sua semplicità e autoreferenzialità, il violino disegna arabeschi in episodi di natura emozionale sempre diversa, a costituire un dramma per giustapposizione.
Non vi è sviluppo in senso romantico del termine, la musica diventa un quadro, e l’avvicendarsi degli episodi ricorda lo scorrere del nostro sguardo su un’immagine. Sin dall’inizio possiamo dire di conoscere già il brano, una sorta di sguardo d’insieme iniziale, poi comincia il pellegrinaggio sui singoli elementi, lento, senza fretta, freddo come le terre da cui proviene il compositore, ma pregno di amore fraterno, dotato di un calore che non teme di essere compreso in strutture formali o in gabbie estetiche.

ANTONIO VIVALDI

Le Quattro Stagioni op.8
«Tra questi pochi e deboli Concerti troverà le Quattro Stagioni». Forse Antonio Vivaldi non immaginava, al momento di scrivere queste parole nella lettera dedicatoria al conte boemo Wenzel von Morzin in occasione della prima pubblicazione dell’op. VIII (Le Cène, Amsterdam, 1725), quale fama imperitura gli avrebbero reso quei “deboli” Concerti. Nell’edizione – che esce suddivisa in parti separate come era consuetudine per una immediata pratica esecutiva – la musica è accompagnata da quattro “sonetti dimostrativi” in chiara funzione didascalica, sottolineata dallo stesso Vivaldi nella prefazione: «essendo queste accresciute, oltre li Sonetti con una distintissima dichiaratione di tutte le cose, che in esse si spiegano». Si trattò evidentemente di una intuizione geniale, che a posteriori potremmo giudicare come una riuscitissima operazione di “marketing” musicale.
Il ciclo si apre in maniera gioiosa e luminosa con La Primavera (Concerto n. 1 in mi maggiore RV 269): il tema iniziale (Allegro con il motto “Giunt’è la Primavera”) – che funge da ritornello (già utilizzato peraltro da Vivaldi nella breve Sinfonia di apertura del Giustino nel quale è associato emblematicamente all’apparizione della dea Fortuna) – ha la verve della spensierata danza di corte interrotta di volta in volta dal canto degli uccelli o dai nuvoloni all’orizzonte resi dagli squarci solistici del violino.
Il movimento lento (Largo con il motto “Il capraro che dorme”), dal carattere misterioso e malinconico, riecheggia, con gli archi di sottofondo, il dolce fruscio delle piante; ma con la “Danza pastorale” finale l’atmosfera torna ad essere ritmica ed effervescente, come si conviene alla più promettente delle stagioni.
Di tutti i Concerti del ciclo, l’Estate (Concerto n. 2 in sol minore RV 315) è quello che più si presta ad essere considerato nel suo complesso, senza distinzione nei vari movimenti: da una parte la tonalità unificante (sol minore) e dall’altra la progressione degli stadi emozionali (dalla “Languidezza per il caldo” al “Timore dei lampi e dei tuoni” fino al “Tempo impetuoso d’estate”), conducono l’ascoltatore ad un climax di sensazioni assolutamente coinvolgenti ed esaltanti, rese dalla scrittura musicale con effetti quasi “visibili”.
Nell’Autunno (Concerto n. 3 in fa maggiore RV 293) è l’uomo a tornare protagonista nel godersi i frutti del suo lavoro: il raccolto, il vino, la selvaggina. E quindi può divertirsi (Allegro iniziale con il “Ballo e canto dei villanelli”), può lasciarsi andare agli eccessi (“L’ubriaco”), può sprofondare in un meritato e “sudato” riposo (Adagio molto – “Dormienti ubriachi”), e può anche dimostrare la propria gagliardia (Allegro – “La caccia”).
La sensazione dell’arrivo dell’Inverno (Concerto n. 4 in fa minore RV 297) è dato da un incipit privo di melodia, caratterizzato da aspre dissonanze: un’articolazione secca che si scioglie nervosamente nelle sembianze della furia del vento e del gelo delle membra (Allegro non molto – “Agghiacciato tremar orrido vento – Correr e batter i piedi”). Ma ecco il calore di un riparo (Largo – “La gioia del focolare – Fuori piove”): una serena melodia di “benvenuto” ci conforta mentre le gocce di pioggia (descritte con i pizzicati dei violini) rimbalzano lontane. Fuori la musica “scivola” sul ghiaccio (Allegro finale) ed è in balia dei venti ma nonostante il freddo continua con i suoi ritmi, i suoi giochi e la sua capacità di stupire.

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