Pianista ROBERTO CAPPELLO

Quando:
20 Dicembre 2021@8:45 pm
2021-12-20T20:45:00+01:00
2021-12-20T21:00:00+01:00
Dove:
Sala Verdi del Conservatorio di Milano
via Conservatorio 12
Costo:
Intero € 20,00 - Ridotto € 15,00
Contatto:
Biglietteria
02 29409724

«Il viaggio mistico dell’Anima»

Programma

F.SCHUBERT/F.LISZT
Sei mir gegrüßt (Ti giunga il mio saluto)
Auf dem Wasser zu singen (Cantando sull’acqua)
Erlkönig (Il Re degli Elfi)
Die junge Nonne (La giovane suora)
Gretchen am Spinnrade (Margherita all’arcolaio)
Standchen (Serenata)
In der Ferne (L’esilio)
Du bist die Ruh (Tu sei la Pace)

F.LISZT
Paralipomènes à la Divine Comédie de Dante
(Après une lecture du Dante: Fantasia quasi Sonata)
Bénédiction de Dieu dans la Solitude

F.SCHUBERT/F.LISZT
Ave Maria

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ROBERTO CAPPELLO

Tecnica trascendentale, raffinatissima sensibilità artistica e spirituale, costante impegno culturale e intellettuale nella scelta del repertorio volto a esaltarne i più alti contenuti, pongono l’arte interpretativa di Roberto Cappello ai vertici del concertismo contemporaneo.
Dopo la vittoria del Premio Busoni (1976), ha iniziato una grande e nobile carriera che lo ha visto acclamato protagonista nelle sale più prestigiose di tutto il mondo, sia nelle vesti di solista, che con orchestra e formazioni da camera.
All’intensa attività concertistica, affianca con esemplare rigore e impegno quella didattica, che prevede numerose master-class, seminari e corsi di perfezionamento.
É costantemente invitato a presiedere le giurie di concorsi pianistici nazionali e internazionali. È stato Direttore del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma.
Cappello è stato uno dei tre pianisti a inaugurare l’attività di Serate Musicali dopo la sua vincita al Concorso Busoni, nel lontano autunno 1976 e da allora è tornato regolarmente a suonare per la nostra Società, di cui è uno degli Amici più fedeli.


«IL VIAGGIO MISTICO DELL’ANIMA»

Intorno al 1835, il giovane Franz Liszt iniziò a occuparsi della trascrizione di alcuni tra i più suggestivi Lieder di Schubert, collega scomparso da pochi anni che vantava al suo attivo oltre 600 brani in tal genere.
Il compositore ungherese non era certo nuovo a simili operazioni che andavano incontro ai gusti del pubblico salottiero del tempo contribuendo, peraltro, alla diffusione della musica da camera, proposta ora per la sola tastiera. In effetti, già Rossini, piuttosto che Spontini o Berlioz, erano stati oggetto di interesse da parte del nostro musicista che si era servito di alcuni temi delle loro opere destinandoli a nuovi lavori da eseguire nelle sue serate concertistiche con protagonista il pianoforte. Quest’ultimo strumento, negli anni, si era arricchito progressivamente di ulteriori potenzialità tecniche che il Nostro seppe sfruttare al meglio, sia con pagine nate interamente dal suo ingegno, che con temi altrui interiorizzati, fatti propri, trasfigurati ed animati infine da uno stile virtuosistico del tutto personale.
Pure nei Lieder qui proposti, il compositore dimostra di aver compreso appieno lo spirito schubertiano e, già nell’iniziale Sei mir gegrüßt (Ti giunga il mio saluto), presici per mano, ci fa da guida in un percorso dal fascino lirico indiscutibile.
Le emozionanti parole del poeta Friedrich Rückert conservano intatto il carattere nostalgico voluto da Schubert e la nuova composizione si propone quale triste congedo dall’amata prima di un viaggio, di un «viaggio dell’anima». Il percorso parte da un testo vocale ricco di suggestioni presentandoci immagini sempre legate all’amore e alla sofferenza che tale sentimento spesso reca con sé.
Il movimento dell’acqua in 6/8 sta alla base di Auf dem Wasser zu singen (Cantando sull’acqua) su testo di Friedrich Leopold zu Stolberg; e qui, ancora una volta, protagonista è l’animo del poeta presentatoci ora tranquillo, ora agitato. A seguire, la splendida ballata di Goethe Erlkönig (Il Re degli Elfi) che vede un padre in corsa col tempo per portare in salvo il figlio morente. La drammaticità della situazione è resa da Liszt in maniera magistrale tramite passaggi acrobatici dal sapore orchestrale che ci restituiscono intatti i diversi caratteri dei personaggi coinvolti nella vicenda. E anche in questo caso, il compositore riesce a toccare il cuore degli ascoltatori in virtù della poesia che giunge diritta all’anima.
Ed ecco quindi Die junge Nonne (La giovane suora), di Craigher de Jachelutta, con illustrati gli straordinari fenomeni della natura che rispecchiano gli analoghi turbamenti dell’animo a cui segue un ambìto desiderio di pace: elementi che il Romanticismo tedesco prediligeva e riscontrabili pure nel successivo Gretchen am Spinnrade (Margherita all’arcolaio). Il fantastico Lied, su testo di Goethe, prospetta il tema della passione tormentata utilizzando una tecnica di estrema difficoltà per il fatto che melodia e accompagnamento devono essere resi dalla stessa mano destra. A seguire, la celeberrima Ständchen (Serenata), con la sua triste e struggente melodia che sfocia nel successivo In der Ferne (In lontananza), brano tormentato e carico di angoscia, come il precedente con testo del poeta tedesco Ludwig Rellstab.
Rimane intatto il fascino del motivo schubertiano su parole di Rückert anche in Du bist die Ruh (Tu sei la pace) dove, dopo tanta tempesta di sentimenti, viene conquistata la «Friede mild», ovvero la dolce tranquillità, attraverso la poesia, mezzo esclusivo per raggiungere il trascendente, l’infinito.
Con l’ultimo brano del secondo volume degli Années de Pèlerinage, Après une lecture du Dante: Fantasia quasi Sonata, ci troviamo di fronte a una delle pagine più ardue del repertorio pianistico di tutti i tempi. Liszt scrisse questo originale movimento unico a seguito delle suggestioni artistico-letterarie destate in lui dal suo soggiorno in Italia avvenuto tra il 1837 e il 1839 con la compagna, Marie d’Agoult. Assieme a quest’ultima lesse il poema dantesco e ne rimase affascinato, tanto da essere indotto a sintetizzare le sue emozioni con una geniale composizione imperniata sempre sul motivo del viaggio. Nel suo continuo incessante errare, Liszt ci conduce ora nel mondo dell’aldilà, in particolare nell’Inferno, rappresentato dal temutissimo tritono del tema iniziale, da quell’intervallo definito nel Medioevo «Diabolus in musica» e qui volto a ricreare il clima esistenziale cupo e inquieto della vita del Poeta fiorentino: atmosfera tesa, addolcita soltanto dall’episodio relativo all’amore di Paolo e Francesca. Si tratta di un cammino, dal procedimento narrativo, volto alla ricerca della verità, in un ideale percorso che aspira alla pace e al divino: stato conquistato con Bénédiction de Dieu dans la solitude, brano improntato all’intimismo assoluto tratto dal ciclo di composizioni dal titolo Harmonie poétiques et religieuses su testo di Lamartine. Il viaggio è introspettivo e ci conduce al raggiungimento di quella sempre anelata tranquillità dell’animo suggellata definitivamente dalla notissima Ave Maria, sul celestiale tema schubertiano, che conclude il cammino: dopo un lungo e faticoso percorso di ricerca interiore, la meta è raggiunta, grazie alla preghiera che ci porta, finalmente, dall’oscurità alla luce.
Paola Cirani

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