L. DEBARGUE

Quando:
2 Maggio 2022@8:45 pm
2022-05-02T20:45:00+02:00
2022-05-02T21:00:00+02:00
Dove:
Sala Verdi del Conservatorio di Milano
via Conservatorio 12
Costo:
Intero € 20,00 - Ridotto € 15,00
Contatto:
Biglietteria
02 29409724

«Giovani»

Pianista LUCAS DEBARGUE

Programma

CÉSAR FRANCK (1822 – 1890)
Fantasia in la maggiore da «3 Pièces pour grand orgue»
(Trascrizione per pianoforte di Lucas Debargue)
Andantino (la maggiore)

MAURICE RAVEL (1875 – 1937)
Gaspard de la nuit: Trois Poèmes pour Piano d’après Aloysius Bertrand
Ondine
Le gibet
Scarbo

ALEKSANDR NIKOLAEVIČ SKRJABIN (1872 – 1915)
Fantasia in si minore op.28

FRANZ LISZT (1811 – 1886)
Aprés une lecture du Dante. Fantasia quasi Sonata S.161 n.7

Pianoforte

 

Scarica il libretto di sala

LUCAS DEBARGUE

Grande scoperta del XV° Concorso Ciaikovski di Mosca (2015), ha ottenuto il prestigioso Premio dell’Associazione dei Critici di Mosca, oggi ospite regolare di Philharmonie di Berlino, Congertgebouw, Konzerthaus, Théâtre des Champs Elysées, Wigmore Hall e Royal Festival Hall, Alte Oper di Francoforte, Philharmonie di Colonia, Suntory Hall di Tokyo, Sala Grande del Conservatorio Ciaikovski di Mosca, il Mariinsky di San Pietroburgo e Carnegie Hall di New York. Tra i festival con cui collabora assiduamente ci sono il Festival de la Roque d’Anthéron e il Festival di Verbier.
Ha collaborato con Gergiev, Pletnev, Jurowski, Boreyko, Sado, Sokhiev, Spivakov, Norrington e de Billy; tra le orchestre: London Philharmonic, Toronto Symphony, Warsaw Philharmonic, Orchestre National de France e Orchestre Philharmonique de Radio France, Deutsche Kammerphilharmonie di Brema, Netherlands Philharmonic, Mariinsky Orchestra, Russian National Orchestra etc… Molto attivo in ambito cameristico collabora con Gidon Kremer, Janine Jansen e Martin Fröst. Si avvicina alla musica classica all’età di 10 anni, studiando con Rena Shereshevskaya che trasformerà il suo amore per la musica in impegno professionale.
Debargue trae ispirazione per il suo fare musica da letteratura, pittura, cinema, jazz e da una attenta ricerca del repertorio. Pur mantenendo al centro dei suoi interessi il grande repertorio classico e romantico, Debargue è entusiasta sostenitore e divulgatore di opere di compositori meno eseguiti come Szymanowski, Medtner, o Magin.
Gran parte del suo impegno artistico è dedicato alla composizione: ha già composto più di 20 opere per pianoforte solo e musica da camera: Orpheo, Concertino per pianoforte, percussioni e orchestra d’archi, eseguito in prima mondiale dalla Kremerata Baltica e un Trio per pianoforte composto sotto gli auspici della Fondazione Louis Vuitton a Parigi. Inoltre, in qualità di Artista Permanente della Kremerata Baltica, gli è stata commissionata un’opera da camera.
Intensa la sua produzione discografica: 5 album, con musiche di Scarlatti, Bach, Beethoven, Schubert, Chopin, Liszt, Ravel, Medtner e Szymanowski; un tributo discografico in 4 CD dedicato a Scarlatti (2019) e nel 2021 un nuovo album registrato assieme alla Kremerata Baltica e Gidon Kremer interamente dedicato al compositore polacco Miłosz Magin.
Il successo riportato al Concorso Ciaikovski ha ispirato il documentario To Music, diretto da Martin Mirabel e prodotto da Bel Air Media, presentato per la prima volta all’International Film Festival di Biarritz nel 2018.
Ė ospite di Serate Musicali – Milano dal 2017.


CÉSAR FRANCK

Fantasia in la maggiore da «3 Pièces pour grand orgue»
(Trascrizione per pianoforte di Lucas Debargue)
Franck scrisse due Fantasie per organo; la prima in do maggiore che è inclusa nelle Six Pièces pour grand orgue e la seconda in la maggiore che forma con il Cantabile e la Pièce Héroique il trittico delle “Trois Pièces pour grand orgue” composte nel 1878, nello stesso periodo, cioè, in cui egli era impegnato nella stesura del celebre Quintetto in fa minore per pianoforte e archi dedicato a Saint-Saëns e considerato uno dei lavori più solidi e monumentali del musicista, non solo per l’ampiezza del suo contenuto espressivo, ma anche per la potenza dei mezzi sonori ottenuti da un piccolo insieme strumentale.
La Fantasia in programma stasera, che sembra riflettere meglio il carattere libero dell’improvvisazione, si basa su due temi così articolati: una melodia all’unisono suonata in ottava e una frase musicale che si sviluppa a mo’ di risposta con un susseguirsi di figurazioni intrise di un sentimento di riflessione e di meditazione. Naturalmente, secondo la tecnica compositiva franckiana, il discorso non è univoco, ma si stabilisce un dialogo abbastanza stretto e serrato fra i due motivi cui se ne aggiunge un terzo, fino a toccare in crescendo una pienezza di sonorità organistiche con accordi spaziosi e solenni, frementi di un raptus romantico; quindi l’anima si placa e si distende, i temi si stemperano e si sciolgono in una riposante quiete rievocante il clima psicologico iniziale. Questa sera ne ascolteremo la trascrizione per pianoforte dello stesso Debargue.

MAURICE RAVEL

Gaspard de la nuit: Trois Poèmes pour Piano d’après Aloysius Bertrand
Il brano è costituito da tre movimenti, ispirati ad altrettante poesie di Bertrand:
Ondine (“Ondina”) evoca l’immagine di una ninfa lacustre mentre canta con l’intento di sedurre lo spettatore e condurlo ad esplorare le profondità del lago. È caratterizzata da continue “ondulazioni” di sonorità, che rappresentano il moto incessante dei flutti ora in un senso, ora nell’altro.
Le gibet (“La forca”) descrive una sinistra scena di impiccagione: “All’orizzonte, presso le mura di una città, si ode il rintocco di una campana, mentre il sole calante arrossa il corpo di un impiccato”. L’insistenza del rintocco è ottenuta con un accordo di si bemolle, ripetuto ben 153 volte per tutta la durata del pezzo.
Scarbo descrive invece un folletto notturno, inquieto e dispettoso, che appare e scompare guizzando di continuo e prendendosi gioco dello spettatore con burle e sberleffi. È il pezzo più trascendentale della raccolta, caratterizzato da frequenti note ribattute e da due terrificanti sezioni in crescendo, che culminano in un finale fragoroso, prima della chiusa sommessa.
Il nome Gaspard è di origine persiana e significa “l’uomo incaricato di custodire i tesori regali”. Gaspard de la nuit significherebbe quindi “il tesoriere della notte”.
Ravel dichiarò esplicitamente di aver voluto comporre un’opera che superasse in difficoltà l’Islamey di Balakirev, unanimemente considerato uno dei pezzi più ostici mai scritti. La padronanza tecnica che Gaspard de la nuit richiede all’esecutore è in effetti assoluta: la raccolta è tuttora un difficile banco di prova anche per i pianisti più dotati. Alcuni passi particolarmente difficili richiedono la scrittura su tre righi. In un’altra occasione, Ravel giudicò il proprio lavoro con queste parole: «Ho voluto realizzare una sorta di caricatura del Romanticismo. Probabilmente ho raggiunto quanto di meglio sia in grado di realizzare.»

ALEKSANDR NIKOLAEVIČ SKRJABIN

Fantasia in si minore op.28
La Fantasia in si minore op. 28, scritta al volger del secolo (1900 – 1901), avrebbe potuto figurare come Sonata, o quanto meno d’un primo tempo di Sonata non conclusa. Dalla Quinta (1907), le Sonate di Skrjabin sono in un sol tempo. Ma nel 1900 (l’anno della Fantasia op. 28), egli esitava ancora a compiere il gran passo. Si limitò così al titolo di Fantasia. La Fantasia op. 28 fu scritta senza dirlo al suo editore Beljaiew, in un momento di straniamento tra i due amici.
Sembra che Skrjabin non abbia mai suonato in pubblico quest’opera. L’inizio “Moderato”, si rifà all’incipit della Sonata-Fantasia n. 2. La Fantasia dispone di Temi contrastanti, sia in maggiore che in minore e di un piano di modulazioni che ripercorre alquanto il cammino armonico della Polonaise op. 21 (1897). Il Tema principale è condotto dall’inizio in ottave a due mani. Dopo quattro battute è già coperto un raggio di quattro ottave e la tendenza a occupare la maggior parte dello spazio sonoro è progressiva, anche mediante impliciti pedali armonici.
Ha una funzione di alleggerimento il tema secondario “Più vivo”, in re maggiore. Anch’esso è però attratto nel vortice fatale dell’imperativo categorico del “grande effetto” e della “grande sonorità”. Recupera la sua identità, verso la fine, in “minore”: conclude una magniloquente Coda. La Fantasia è stata definita una “Sonata senza sviluppo”.

FRANZ LISZT

Aprés une lecture du Dante. Fantasia quasi Sonata S.161 n.7
In coda a Deuxième Année de Pélèrinage, cioè al capitolo che in sette episodi riassume le suggestioni ricevute a contatto con l’arte italiana, troviamo Après une lecture de Dante. Fantasia quasi Sonata, composta nel 1837 rielaborata nel 1849. La duplicità del titolo rimanda a due componenti specifiche: la parte in francese fa riferimento all’omonima poesia di Victor Hugo e in particolare al ricordo delle letture della Divina Commedia, affrontate con l’amica d’Agoult proprio durante il soggiorno nel Belpaese; quella italiana funge invece da citazione colta dell’op.27 n.2 «Al chiaro di luna» di Beethoven (definita nel manoscritto «Sonata quasi una fantasia»), in cui come è noto l’estro di improvvisazione andava ad ampliare gli orizzonti creativi dello schema sonatistico. È così che in questa Sonata «dantesca» molti elementi lisztiani sembrano caricarsi di emblemi e di significati letterari che riconducono alla radice della Commedia. Non solo dopo un’apertura in cui si succedono intervalli discendenti di tritono (in palese riferimento all’accezione medievale di «diabolus in musica») il tema cromatico reca la definizione di «lamentoso» (a evidenziare la condizione dei «dannati»), ma nell’Andante successivo le varie indicazioni agogiche («dolcissimo con intimo sentimento», «dolcissimo con amore») sembrano ipotizzare un riferimento esplicito alla vicenda di Francesca da Rimini, che in tutto l’800 fu considerata un’autentica chiave di volta per penetrare nel grande universo letterario dantesco.

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